panor ridotta
sepolcro vuoto

Carissimi fratelli e sorelle, Buona Pasqua a tutti voi!

E’ un augurio che ci scambiamo anche quest’anno in mezzo alle mille difficoltà che ci sta creando questa pandemia, sentendo il bisogno non tanto di espletare una formalità di rito, ma di trovare parole dettate da sentimenti autentici e basate su forti convinzioni, con le quali regalarci a vicenda serenità e coraggio, conforto e passione per andare avanti.
Mai, come in questa situazione, l’augurio di Buona Pasqua risuona in tutta la sua ricchezza come l’invito a “passare oltre” alle presenti difficoltà e ancor di più a tutti quei sentimenti e quegli atteggiamenti che giorno dopo giorno anche inavvertitamente inaridiscono la nostra interiorità e sterilizzano la nostra capacità di amare, unica fonte di una gioia sensata e duratura.
Domenica scorsa siamo entrati nella settimana santa ricordando l’ingresso messianico di Gesù in Gerusalemme e proclamando il grande racconto della passione e morte del Signore secondo Marco, nel quale durante il processo subito dalle autorità religiose , alla domanda del Sommo Sacerdote “sei tu il Cristo il Figlio del Benedetto?” Gesù finalmente rivela la sua identità rispondendo: “Io lo sono”, rivelazione a cui si apre un soldato romano che vedendolo morire in quel modo dirà: “Davvero quest’uomo era Figlio di Dio”. Dunque, dopo aver annunciato la prossimità di Dio e del suo Regno, dopo averne manifestato la forza guarendo da malattie e liberando dalla schiavitù del male, facendo del bene a tutti, è proprio nel modo di morire che Gesù manifesta non solo tutta la sua fede ma la stessa identità di Dio, rivelandocelo come Colui nel quale abita la pienezza di quell’amore che può dare senso e motivazioni all’esistenza di ogni persona che rinunciando a vivere nell’egoismo e nella ricerca esclusiva del proprio interesse, vuole ogni giorno di più cercare di donare la propria vita per gli altri, come ha fatto il Maestro nazareno.
Giovedì scorso celebrando l’ultima cena del Signore abbiamo ricordato, pur senza poterla rivivere con un gesto concreto, la lavanda dei piedi, e poi abbiamo ripetuto il gesto dello spezzare il pane e del condividerlo unitamente al calice del vino: metterci umilmente gli uni ai piedi degli altri per fare dono di noi stessi, come Gesù ha fatto con noi. Non c’è niente di più grande di questo e questo è il comandamento nuovo, cioè definitivo, che esprime il senso di tutto il resto: amatevi come io ho amato voi! Ogni volta che riviviamo questo segno sentiamo l’Apostolo Paolo rivolgerci le parole: abbiate in voi gli stessi sentimenti di Cristo Gesù, come a dire che davanti a Colui che si dona per noi, che muore sulla croce, come di nuovo abbiamo rivissuto nel venerdì santo, non sono sufficienti l’ammirazione, la commiserazione, la devozione, il pietismo… ma occorre assimilare il suo modo di sentire, cioè di aver fede, lo stesso modo di guardare la realtà, lo stesso modo di determinarsi al dono di sé, rinunciando a vivere in concorrenza con gli altri, con l’ansia di dimostrare di essere superiori agli altri, con l’obiettivo di centrare tutto quello che rientra nel proprio interesse.
Ora finalmente, intorno alla mensa, sotto la croce, davanti ad un sepolcro vuoto… chi vuole essere discepolo comprende dove porta il cammino, perché lo si inizia e perché lo si porta avanti con fedeltà e determinazione, perché non si torna più indietro neanche nel momento della difficoltà e della prova inattesa: perché da quella croce e da quella tomba ormai vuote, su cui l’amore è stato innalzato per sempre come l’unica realtà più forte della morte, Gesù continua a farci comprendere che non c’è niente di più grande, di più significativo e appassionante che dare la vita per gli altri (Gv 15,13), nient’altro che questo, niente di più divino e niente di più umano.
“Chi cercate?”. Sono le parole che risuonano nella notte di Pasqua. Gesù le aveva rivolte ai discepoli dal primo incontro e più volte riproposte anche in forme diverse per far crescere la loro fede. Esse oggi rimbalzano su di noi, decisive come sempre. “Chi cercate?”. Un guaritore? Uno che vi libera dalla fatica e dalla paura? Uno che vi risolve tutti i problemi? Uno che vi appaga con opinioni sostenibili e convincenti espresse al meglio? Uno che fa cose straordinarie che nessun altro sa fare? “Chi cercate?”. Gente così la trovate nei libri di storia e potete visitare le loro tombe in monumentali cimiteri.
“Perché cercate tra i morti colui che è vivo?”. Gesù è vivo, irriconoscibile per coloro che non frequentano le Sacre Scritture, ma capace di trasfigurare l’esistenza di coloro che sanno cogliere la sua presenza in ogni parola che ha il sapore del “passare oltre” e in ogni gesto che contiene in se la “squisitezza del donare”. Se è Lui che cerchi allora si stanno già accendendo le prime luci dell’alba e potrai cominciare a raccontare anche tu come Maria di Magdala, come Pietro, come Giovanni, come Paolo… che la tua vita è divenuta tutta un’altra cosa da quando lo hai incontrato, lo hai amato e nei tuoi occhi brilla la sua stessa luce e nel tuo cuore brucia la sua stessa passione.
Buona Pasqua a tutti, con la certezza che il Cristo risorto farà di voi persone meravigliose.

Fra’ Mario.

 

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