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XII DOMENICA DEL T.O.
24 GIUGNO

NATIVITA' DI SAN GIOVANNI BATTISTA
SOLENNITA'giovanni battista



MESSA VESPERTINA DELLA VIGILIA
LETTURE: Ger 1,4-10; Sal 70; 1 Pt 1,8-12; Lc 1, 5-17

MESSA DEL GIORNO
LETTURE: Is 49, 1-6; Sal 138; At 13, 22-26; Lc 1, 57-66. 80
MESSA DEL GIORNO
Antifona d'Ingresso Gv 1,6-7; Lc 1,17
Venne un uomo mandato da Dio,
e il suo nome era Giovanni.
Egli venne come testimone
per rendere testimonianza alla luce
e preparare al Signore un popolo ben disposto.

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LITURGIA DELLA PAROLA

Prima Lettura Is 49,1-6
Ti renderò luce delle nazioni.

Dal libro del profeta Isaìa
Ascoltatemi, o isole,
udite attentamente, nazioni lontane;
il Signore dal seno materno mi ha chiamato,
fino dal grembo di mia madre ha pronunciato il mio nome.
Ha reso la mia bocca come spada affilata,
mi ha nascosto all’ombra della sua mano,
mi ha reso freccia appuntita,
mi ha riposto nella sua faretra.
Mi ha detto: «Mio servo tu sei, Israele,
sul quale manifesterò la mia gloria».
Io ho risposto: «Invano ho faticato,
per nulla e invano ho consumato le mie forze.
Ma, certo, il mio diritto è presso il Signore,
la mia ricompensa presso il mio Dio».
Ora ha parlato il Signore,
che mi ha plasmato suo servo dal seno materno
per ricondurre a lui Giacobbe
e a lui riunire Israele
– poiché ero stato onorato dal Signore
e Dio era stato la mia forza –
e ha detto: «È troppo poco che tu sia mio servo
per restaurare le tribù di Giacobbe
e ricondurre i superstiti d’Israele.
Io ti renderò luce delle nazioni,
perché porti la mia salvezza
fino all’estremità della terra».

Salmo Responsoriale Dal Salmo 138
Io ti rendo grazie: hai fatto di me una meraviglia stupenda.

Signore, tu mi scruti e mi conosci,
tu conosci quando mi siedo e quando mi alzo,
intendi da lontano i miei pensieri,
osservi il mio cammino e il mio riposo,
ti sono note tutte le mie vie.

Sei tu che hai formato i miei reni
e mi hai tessuto nel grembo di mia madre.
Io ti rendo grazie:
hai fatto di me una meraviglia stupenda.

Meravigliose sono le tue opere,
le riconosce pienamente l’anima mia.
Non ti erano nascoste le mie ossa
quando venivo formato nel segreto,
ricamato nelle profondità della terra.

Seconda Lettura At 13,22-26
Giovanni aveva preparato la venuta di Cristo.

Dagli Atti degli Apostoli
In quei giorni, [ nella sinagoga di Antiochia di Pisìdia, ] Paolo diceva:
«Dio suscitò per i nostri padri Davide come re, al quale rese questa testimonianza: “Ho trovato Davide, figlio di Iesse, uomo secondo il mio cuore; egli adempirà tutti i miei voleri”.
Dalla discendenza di lui, secondo la promessa, Dio inviò, come salvatore per Israele, Gesù. Giovanni aveva preparato la sua venuta predicando un battesimo di conversione a tutto il popolo d’Israele.
Diceva Giovanni sul finire della sua missione: “Io non sono quello che voi pensate! Ma ecco, viene dopo di me uno, al quale io non sono degno di slacciare i sandali”.
Fratelli, figli della stirpe di Abramo, e quanti fra voi siete timorati di Dio, a noi è stata mandata la parola di questa salvezza».

Canto al Vangelo Cf Lc 1,76
Alleluia, alleluia.
Tu, bambino, sarai chiamato profeta dell’Altissimo
perché andrai innanzi al Signore a preparargli le strade.
Alleluia.

Vangelo Lc 1, 57-66. 80
Giovanni è il suo nome.

Dal vangelo secondo Luca
Per Elisabetta si compì il tempo del parto e diede alla luce un figlio. I vicini e i parenti udirono che il Signore aveva manifestato in lei la sua grande misericordia, e si rallegravano con lei.
Otto giorni dopo vennero per circoncidere il bambino e volevano chiamarlo con il nome di suo padre, Zaccarìa. Ma sua madre intervenne: «No, si chiamerà Giovanni». Le dissero: «Non c’è nessuno della tua parentela che si chiami con questo nome».
Allora domandavano con cenni a suo padre come voleva che si chiamasse. Egli chiese una tavoletta e scrisse: «Giovanni è il suo nome». Tutti furono meravigliati. All’istante si aprirono la sua bocca e la sua lingua, e parlava benedicendo Dio.
Tutti i loro vicini furono presi da timore, e per tutta la regione montuosa della Giudea si discorreva di tutte queste cose. Tutti coloro che le udivano, le custodivano in cuor loro, dicendo: «Che sarà mai questo bambino?». E davvero la mano del Signore era con lui.
Il bambino cresceva e si fortificava nello spirito. Visse in regioni deserte fino al giorno della sua manifestazione a Israele.

 


 

Questa domenica coincide con la solennità di S. Giovanni Battista e, secondo le norme liturgiche, ha la precedenza perché costituisce solennità. Questa vale in special modo per la nostra diocesi di Roma, perché la cattedrale, mater omnium ecclesiarum, è a lui dedicata.
In genere la figura di Giovanni Battista viene evocata durante il tempo di Avvento, ma la chiesa gli dedica una solennità a parte, facendola rientrare nel santorale non soltanto cattolico, ma anche di altre confessioni cristiane.

La liturgia non si concentra soltanto sulla figura di Giovanni, ma allarga lo sguardo verso un orizzonte più ampio che ingloba il mistero della salvezza, preparato da sempre da parte di Dio.
I testi che leggiamo, infatti, anche se selezionati, sono pervasi da questa visione universale.
Quindi il primo passo è quello di conoscerli e farsi da essi interpellare.

La prima cosa che si impone alla riflessione è la scelta del nome.
Il padre, Zaccaria, era diventato muto per non aver creduto all’annuncio della nascita di un figlio da parte di Elisabetta, sterile, come il Signore aveva già predisposto.
Alla nascita di un figlio, secondo la tradizione, era già dato per scontato che prendesse il nome di uno del casato; si aspettavano che prendesse il nome del padre. L’imposizione del nome non era un fatto semplicemente formale, un dato anagrafico, ma conteneva sempre un significato. Così Elisabetta disse un no, e propose Giovanni.
Questo nome significa “Dio fa grazia”, o “Dio usa misericordia”. Zaccaria non può parlare, ma scrive: “si chiamerà Giovanni”.
Qui nasce la meraviglia di tutti. Perché? Perché Dio aveva avuto misericordia di Elisabetta, che era sterile? L’evangelista ci dice un’altra cosa. Zaccaria recupera subito la parola e benedice Dio, con quel cantico che noi recitiamo ogni giorno alle lodi del mattino e che sintetizza il piano misericordioso di Dio nei confronti del suo popolo; un disegno di Dio che parte da lontano, dall’epoca dei Padri.
Nell’imposizione del nome c’è una discontinuità con la tradizione e l’apertura a qualcosa di nuovo, che la nascita lascia solo intravedere. Il tutto rimane sospeso fino al giorno della manifestazione di Giovanni. Tutti dicono: “che sarà mai di questo bambino”?
Quella discontinuità con la tradizione ci introduce ad una continuità misteriosa con le promesse fatte da Dio che ora si stanno per compiere.
Questo è contenuto nel nome di Giovanni.
La prima lettura e il salmo ci trasferiscono su un mondo che sfugge allo sguardo degli uomini, perché soltanto Dio lo conosce. Anche chi è investito di una missione eccezionale non è al corrente delle scelte di Dio; soltanto lui glielo può rivelare.

Una seconda riflessione è che Giovanni si pone a cavallo non solo tra due epoche storiche, come spesso accade con altri personaggi, ma apre un’era inedita, unica, irripetibile, perché è l’ultimo scorcio della storia del mondo; dopo di questa ci sarà solo l’eternità. Ecco perché Gesù lo chiama il più grande dei profeti.

Da tutto questo nasce una domanda: qual è la nostra risposta a ciò che Dio ci comunica attraverso la figura di Giovanni Battista?
La nostra risposta è contenuta nel discorso che fa S. Paolo nella seconda lettura. infatti i testi che leggiamo non sono semplicemente delle comunicazioni, delle informazioni su ciò che è avvenuto duemila anni or sono. S. Paolo ne parla a coloro che devono abbracciare la fede in Gesù Cristo. La figura di Giovanni, quindi, è un rimando a questo evento. E’ come se in ogni epoca avessimo bisogno della testimonianza di Giovanni: “Io non sono quello che voi pensate! Ma ecco, viene dopo di me uno, al quale io non sono degno di slacciare i sandali”.
Di questo continua ad avere bisogno il mondo di oggi. Perché anche oggi è facile sostituire la persona di Gesù con tanti altri pseudoprofeti, che promettono la salvezza, il benessere, che propugnano un mondo nuovo, si fanno paladini di una rinnovata società. Giovanni non si è mai proposto come profeta di questo tipo di mondo; ha annunciato la venuta di uno solo che può portare la salvezza, ma ha insegnato che il suo riconoscimento e la sua accoglienza non è possibile senza una conversione e la penitenza.
Oggi noi dobbiamo riproporre con forza questo invito, perché anche tra i cristiani c’è una deriva verso forme di gnosticismo e di neopelagianesimo, come ha affermato ultimamente il papa, che sminuiscono l’importanza di radicamento essenziale nella persona di Gesù.

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