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Isaia

 

SCHEDA SUL PROFETA ISAIA

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Presentazione Is 1,1

«Visione che Isaia, figlio di Amoz, ebbe su
Giuda e su Gerusalemme nei giorni di Ozia,
di Iotam, di Acaz e di Ezechia, re di Giuda»
.

Isaia (in ebraico יְשַׁעְיָהוּ, il Signore salva) è uno dei profeti biblici, a cui è attribuito se non tutto almeno la parte iniziale del libro di Isaia; è considerato, insieme ad Elia, uno dei profeti più importanti di tutta la Bibbia.
É interessante notare che il significato ebraico del nome di Isaia è lo stesso di quello del nome Gesù.
Nel libro di Isaia si trovano molti passi che nella tradizione cristiana sono stati letti come riferimenti a Gesù di Nazaret. Lo stesso Gesù, secondo quanto riportato nel Vangelo di Luca sceglie un brano di Isaia per iniziare la sua predicazione.
Figlio di Amoz (da non confondere con il profeta Amos) Isaia nacque intorno al 765 a.C.. Nel 740 a.C., anno della morte del re Ozia, ebbe nel Tempio di Gerusalemme una visione in cui il Signore lo inviava ad annunciare la rovina di Israele.

 La vocazione di Isaia. Siamo nell'anno 740 a.C.

«Nell'anno in cui morì il re Ozia, io vidi il Signore seduto su un trono alto ed elevato». I lembi del suo manto riempivano il tempio. Attorno a lui stavano dei serafini, ognuno aveva sei ali; con due si copriva la faccia, con due si copriva i piedi e con due volava. Proclamavano l'uno all'altro: Santo, santo, santo è il Signore degli eserciti. Tutta la terra è piena della sua gloria. Vibravano gli stipiti delle porte alla voce di colui che gridava, mentre il tempio si riempiva di fumo. E dissi: Ohimè! Io sono perduto, perché un uomo dalle labbra impure io sono e in mezzo a un popolo dalle labbra impure io abito; eppure i miei occhi hanno visto il re, il Signore degli eserciti. Allora uno dei serafini volò verso di me; teneva in mano un carbone ardente che aveva preso con le molle dell'altare. Egli mi toccò la bocca e mi disse: ‘Ecco, questo ha toccato le tue labbra, perciò è scomparsa la tua iniquità e il tuo peccato è espiato. Poi io udii la voce del Signore che diceva: ‘Chi manderò e chi andrà per noi?. E io risposi: ‘Eccomi, manda me!» (Is 6,1-8)


E' cittadino di Gerusalemme; vive nel corso di quegli anni che sono dotati di una loro precisa fisionomia cronologica, perché segnati dal regno di Ozia, di Iotam, di Acaz e di Ezechia; un periodo di forti tensioni sociali e politiche, in cui Israele era sotto la costante minaccia di una invasione assira.
Il ministero profetico di Isaia si sviluppa effettivamente nel corso di diversi decenni; è una vita lunga quella di Isaia, trascorsa a Gerusalemme nella seconda metà dell'VIII secolo a.C.
Isaia è personaggio che si radica in quel contesto culturale, in quella situazione così fortemente caratterizzata dal riferimento al regno di Giuda, di cui Gerusalemme è capitale. La dinastia che regna in Gerusalemme, è quella davidica: tutti i re di Giuda, uno dopo l'altro, sono discendenti di Davide.
Isaia è persona dotata di una sua particolare libertà di movimento, e questo ci dà l'idea di avere a che fare con un aristocratico in possesso di strumenti culturali piuttosto qualificati e raffinati, che si muove con disinvoltura anche in ambienti che penseremmo riservati a personalità di riguardo. Isaia è chiamato ad ascoltare la Parola, ad esserne testimone; è coinvolto in una missione che la parola di Dio gli conferisce, in rapporto a quel particolare momento della storia del suo popolo, che poi, per altri versi, possiamo considerare come un momento esemplare: è sì quel particolare momento, ma è la storia del suo popolo, inseparabile dal grande disegno che raccoglie tutti gli elementi, tutte le componenti di quell'unica vicenda umana che è il contesto nel quale si compie l'opera di Dio e si rivela la Sua presenza; nel quale si realizzano le Sue intenzioni, perché è Lui - il Vivente e il Santo - il protagonista della storia di tutta l'umanità.
Isaia è coinvolto nella storia del suo popolo, del suo tempo, della sua generazione e, attraverso questa esperienza così intensa, appassionante e drammatica, realizza quella responsabilità di profeta che a lui è stata assegnata; ed è proprio l'intimo rapporto con il suo popolo che consente ad Isaia di appoggiarsi sul grande orizzonte che raccoglie, contiene, ricapitola tutto lo svolgimento della storia umana.
Il peso politico datogli dal suo essere profeta lo rende un personaggio molto in vista nel suo tempo, e la sua vicinanza alla corte di Gerusalemme lo fanno ritenere da alcuni appartenente ad una famiglia aristocratica. La sua attività politica e profetica sarà costantemente impegnata a denunciare la degradazione morale portata dalla prosperità del paese. Egli tentò di impedire ogni alleanza militare con altri paesi indicando come unica strada la fiducia in Dio.
Di Isaia si perdono le tracce nel 700 a.C., secondo una tradizione ebraica fu arrestato e condannato a morte sotto Manasse. Secondo i vangeli apocrifi venne segato in due.
Oltre al profeta e all'uomo politico Isaia è anche un poeta. Il suo libro è infatti uno dei più poetici ed intensi dell'Antico Testamento.

Il libro dell'Emmanuele

La raccolta degli interventi del profeta contenuti nei primi dodici capitoli (più specificamente, nei cap. dal 6° al 12°, ma si può allargare lo sguardo su tutta l'intera sezione), viene spesso intitolata come "il libro dell'Emmanuele", il Dio-con-noi. E' il titolo che viene, senz'altro, attribuito al Messia. La teologia della promessa messianica, per il nostro profeta, diventa una conferma della sua fondamentale intuizione: l'opera della Salvezza si compie. "Malgrado" il fallimento nel quale stiamo precipitando? No, proprio attraverso di esso! Le promesse del Signore sono irrevocabili; la sua scelta è definitiva, il Figlio annunciato a Davide viene, e tutta la storia, non solo del nostro popolo, ma quella dell'intera umanità, si ricapitola in rapporto a Lui, protagonista, Emmanuele, Dio-con-noi.

Il Signore parlò ancora ad Acaz: «Chiedi un segno dal Signore tuo Dio, dal profondo degli inferi oppure lassù in alto». Ma Acaz rispose: «Non lo chiederò, non voglio tentare il Signore». Allora Isaia disse: «Ascoltate, casa di Davide! Non vi basta di stancare la pazienza degli uomini, perché ora vogliate stancare anche quella del mio Dio? Pertanto il Signore stesso vi darà un segno. Ecco: la vergine concepirà e partorirà un figlio, che chiamerà Emmanuele (Is 7, 10-14).

 

 

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