Saluto del Parroco

Pasqua 2020

BUONA PASQUA!

   Carissimi fratelli e sorelle, 
Buona Pasqua a tutti, senza abbracci, senza baci, senza strette di mano ma, davvero, con tutto il cuore e un grande sorriso. 
   Una pandemia non ti avvisa prima di arrivare, né abbiamo amministratori previdenti, per cui siamo costretti a lottare contro questo nuovo virus con l’isolamento sociale, subendone tutte le conseguenza che comporta.  
   Ne ho sentito parlare come della più grande tragedia dopo la seconda guerra mondiale… mi rifiuto di pensarlo… Ogni anno nel mondo circa 2.500.000 bambini muoiono di fame (fino ad oggi di covid19 sono morte poco più di 100.000 persone) e nessuno si accorge di questa tragedia…
   Ho sentito un ministro di una civilissima nazione del Nord Europa dire: “dobbiamo scegliere tra salute ed economia”… Questa è la reale tragedia: economia vuol dire “amministrazione della casa” e ogni buon padre e ogni buona madre sanno per natura e per amore (anche senza una specializzazione in scienze economiche) che amministrare vuol dire fare in modo non solo che la casa funzioni, ma che tutta la famiglia stia bene. Una economia che non ha come obiettivo il bene di tutti (salute compresa) fa molti più danni di una pandemia, di una guerra, di un terremoto o di un uragano…  
   Ho sentito dire da un virologo che i virus da ‘milioni di anni’ fanno la loro guerra per stare sempre meglio all’interno delle diverse forme di vita animale… Ritengo possibile pensare che l’uomo non uscirà diverso da prima da questa pandemia, anzi forse ancora più arrogante, quando fra ‘qualche mese’ potrà vantare di aver sconfitto un virus sconosciuto in così poco tempo, contenendo il numero dei morti e impedendo la distruzione del sistema economico vigente…
   E allora l’augurio di Pasqua è sempre di grande attualità, anche in un momento come questo, perché non è distribuzione di antidoti contro la paura e le malattie, ma è affrontare quell’autentica tragedia che abbiamo imparato a chiamare con i suoi veri nomi: egoismo, indifferenza, disuguaglianza, ingiustizia, prepotenza… con il desiderio di venirne fuori sempre più, sostenuti dalla buona notizia che c’è uno che tutto questo lo ha vinto una volta per sempre: Gesù, il crocifisso-risorto.
   Un pensiero speciale a tutti coloro che sono nel disagio e nella sofferenza, un grazie particolare a tutti coloro che stanno mettendo al centro il servire con il cuore, un augurio a tutti.
                                                                                                                                                     fra’ Mario

Di questa settimana porto con me tre cose

  Carissimi fratelli e sorelle,

domani iniziamo la quinta settimana di quaresima. 

 

   Prepariamoci, come al solito, con una revisione della quarta? Com’è andata? Abbiamo raccolto e vissuto gli stimoli  che ci ha offerto la Parola di Dio domenica scorsa? In che modo l’abbiamo approfondita e condivisa con i nostri familiari o con altre persone della nostra comunità? Ha portato qualche novità nel nostro vissuto quotidiano? 

   Di questa settimana porto con me tre cose.

   Domenica 22 – Di chi è la colpa?                                                                                                                                                                                                                                 Il nostro pianeta, come tutto l’universo, si evolve e anche una pandemia è parte di questo processo: non è un castigo di Dio, né semplicemente la conseguenza di squilibri causati da qualcuno. “Smaschera la nostra vulnerabilità”, diceva ieri Papa Francesco, “le false e superflue sicurezze”, che determinano impreparazione e inadeguatezza… Questa pandemia (come qualsiasi altro fenomeno) ci ha raggiunti nello stato reale in cui siamo: e questo è il punto di partenza… quello che non siamo ancora non è una colpa, ma un’aspirazione, un desiderio, una responsabilità…

   Mercoledi 25 – Il Verbo si è fatto carne.                                                                                                                                                                                                                Chi di noi (di una certa età) non ricorda qualcosa delle preghiere recitate dai nonni? Struggenti e piene di sentimento, ma nate in un’epoca in cui la vita spirituale era ridotta a fare due cose ogni tanto: confessione e comunione, e in forma privata (vedi il ‘Mio Dio’ e il ‘Gesù mio’ con cui iniziano atto di dolore o la cosiddetta comunione spirituale di fine ‘800), tenute talmente in considerazione da relegare in secondo piano quei pilastri della vita cristiana che sono le Sacre Scritture  (presenza reale di Dio che ci parla) e la comunione fraterna (presenza talmente reale che Gesù l’ha posta come unico elemento decisivo nella parabola del giudizio finale: l’avete fatto a me). 

   Venerdi 27 – Nessuno si salva da solo.                                                                                                                                                                                                              Credo che tutti noi siamo pervasi da un profondo senso di gratitudine a Dio per averci regalato in questo momento storico e in questi ultimi drammatici giorni un compagno di viaggio come Papa Francesco, che attraversa con noi sulla stessa barca questo mare in tempesta, facendo risuonare forte le parole di Gesù: non abbiate paura! Sono sempre stato allergico  a quelle espressioni ‘superstiziose e fanatiche’ di religiosità che nascono dalla paura e che ancora ci caratterizzano e dilagano sui social (immaginucce, formulette, pseudo-reliquie-visioni-segreti-profezie-messaggi e quant’altro) … e che in gran parte passeranno finalmente insieme a questa tempesta… Nei momenti di croce solo braccia aperte verso gli altri liberano da ogni paura.     

III DOMENICA DI QUARESIMA

 

Carissimi fratelli e sorelle,
entriamo nella terza settimana di quaresima senza poter celebrare l’Eucaristia comunitaria.

Il vangelo di oggi annuncia che Gesù offre un’acqua che soddisfa davvero la sete, il dono di Dio: il suo Spirito che porta il cuore oltre i pozzi che non dissetano più.
Accolto in questi giorni in cui siamo vittime della pandemia del covid 19, il racconto dell’incontro di Gesù con la samaritana mi fa fare due riflessioni.

Il coronavirus è estremamente dannoso per la nostra salute… ma in questi ultimi anni sono circolati altri virus altrettanto dannosi: quelli che ci hanno tolto la sete di Dio, di interiorità, di cose semplici e profondamente umane…
Qual è la nostra sete adesso? Tornare al più presto ai tranquilli chiaroscuri della vita di prima o passare con gioia a quella vita ‘altra da prima’ dove zampilla l’acqua dell’amore vero e della gioia profonda?

Il coronavirus ci impedisce, inoltre, di celebrare il culto nella forme in cui ‘eravamo abituati’. Così arrivano le interdizioni ad andare in Chiesa e le dispense dai precetti… Ma già Gesù ci spingeva a capire che il vero culto non è questione di luogo (per sacro che lo si possa ritenere) o di forme e formule dispensabili… “Spirito e verità”, quella profondità di Dio, di cui nessuno può impadronirsi e dire te l’amministro io, e a cui può avvicinarsi solo quanto c’è di vero nel profondo di noi stessi.
Con la fine dalla pandemia torneremo, allora, a rimettere in piedi quelle forme abituali di culto che non dissetano più o avremo finalmente voglia di uscire dai moduli templari e respirare a pieni polmoni lo Spirito che regala ad ogni vita e ad ogni cosa il sapore e i colori della primavera?

Fra’ Mario

Quaresima 2020

Carissimi fratelli e sorelle,

anche se può sembrare strano, vorrei iniziare, come nelle feste più importanti, facendovi gli auguri per una buona Quaresima!

   Con il segno delle ceneri, infatti,  torniamo a vivere il tempo di grazia dei novanta giorni (quaresima e tempo di pasqua), la grande opportunità di conversione e di rinnovamento, l’immersione nella Pasqua di Gesù che ci rigenera e ci fa assimilare quella novità di vita che lo Spirito offre in dono a ciascuno di noi.

   Come vivere questa opportunità?

Natale 2019

BETLEMME E IL PRESEPIO Carissimi tutti'
Buon Natale!
Carissimi tutti, Buon Natale! Tre settimane fa ero a Betlemme con un gruppo di pellegrini di Fiuggi, e abbiamo iniziato le nostre visite dall'orfanotrofio "la cre-che" (la mangiatoia) delle Suore Figlie della carità di San Vincenzo de' Paoli, dove vengono accolti bambini abbandonati dei territori palestinesi.

Poi ci siamo spostati al Campo dei Pastori dove abbiamo celebrato la Messa in una della grotte, dove c'è esposta l'immagine di Gesù nella forma di Bambino. Mi è venuto pero spontaneo chiedere ai miei amici pellegrini dove sentivano di aver incontrato autenticamente Gesù se davanti a quella statuetta o tenendo tra le braccia quei bambini abbandonati...

Dagli sguardi si percepiva la consapevolezza che pur riconoscendo ai simboli il loro valore, Gesù in quei bambini lo avevamo incontrato dal vivo... e ce ne siamo tornati a casa pieni di emozioni, pieni di gioia... sempre più convinti che puoi celebrare davvero il Natale quando il Signore nasce dentro di te e da questo incontro personale ne scaturisce la capacita di aprire il cuore e spalancare le braccia a chiunque è in qualsiasi forma di necessità e in questo è il "piccolo" da mettere al centro. In quegIi stessi giorni Papa Francesco ci scriveva una lettera sul presepio, invitandoci a scoprire in esso la "manifestazione della tenerezza di Dio" e a coglierlo come: un invito a "sentire", a "toccare" la povertà che il Figlio di Dio ha scelto per sè nella sua Incarnazione. E così, implicitamente, è un appello a seguirlo sulla via dell'umiltà, della povertà, della spogliazione, che dalla mangiatoia di Betlemme conduce alla Croce.

E’ un appello a incontrarlo e servirlo con misericordia nei fratelli e nelle sorelle più bisognosi (cfr Mt 25,31-46). Cari fratelli e sorelle, mi sembra allora che quest'anno dobbiamo sostare davanti al presepio non tanto per vedere continuata una tradizione a cui siamo affezionati o per ammirarne le qualità artistiche, ma viverlo come una ulteriore e appassionante opportunità di ricominciamento... Dal punto di vista di ogni singola persona per crescere nella consapevolezza che tutto ha senso dal nostro cammino di fede se abbiamo fatto esperienza della tenerezza di Dio e ce ne siamo lasciati conquistare: da qui nascono una buona lettura della realtà che ci circonda, i sentimenti di stima e di fiducia reciproca, il desiderio di armonizzare i vari servizi, il primato della comunione, e via via la pazienza, la tolleranza, il rispetto, la comprensione e il perdono.

Dal punto di vista comunitario, non c'è dubbio che l'apertura della "Casa S. Felice per l'accoglienza di senza fissa dimora, oltre che il frutto di un lungo cammino percorso rappresenti anche l'inizio di uno nuovo per una comunità più aperta ai poveri e più capace di collaborazione. A Betlemme la gioia del ricordo della nascita di Gesù viene quasi soffocata dalla tristezza di quell'orribile muro che perpetua le recinsioni dei campi di sterminio... ogni recinsione ed ogni muro sono un crimine contra l'umanità e contro la tenerezza... Sta a noi decidere se lasciarci intrappolare dalI'ideologia della scelta di campo o se voler essere di quelli che, come Dio, aprono brecce... e in ogni tipo di muro... fosse anche e soltanto quello dell'orgoglio e della presunzione, del pregiudizio e della chiusura, della distanza che c’è tra l'essere stati in un qualche modo catechizzati e sacramentalizzati, e, invece, l'essere stati evangelizzati (conquistati dalla buona notizia della tenerezza di Dio) e divenuti capaci di scelte e comportamenti evangelici. Davanti al presepio, per ricominciare...impariamolo dal Dio bambino...
Auguri a tutti Fra' Mario