IL SEME E’ VINCENTE!!!

   semeCarissimi fratelli e sorelle,
in questa quindicesima domenica del tempo ordinario iniziamo a leggere il capitolo 13 del vangelo di Matteo, dove, ancora una volta nella forma di discorso, ci vengono presentate alcune parabole di Gesù sul regno dei cieli, con alcune attualizzazioni operate dalla prima comunità.
   La parabola che ascoltiamo oggi è quella del seminatore che sparge il seme in abbondanza e che certamente porterà molto frutto, anche se la resa è condizionata dal tipo di terreno su cui cade. Una parabola conosciutissima e importantissima, al punto che lo stesso Gesù, come riporta Marco (4,13),  dirà: “se non capite questa come capirete tutte le altre” ?
   Nella liturgia della Parola di oggi questa parabola è preceduta da un’altra famosissima del profeta Isaia: come la pioggia e la neve scendono dal cielo e non vi ritornano senza aver fecondato e fatto fruttificare la terra, così è della Parola che viene da Dio e che non tornerà a Lui senza aver compiuto ciò per cui è stata mandata.
   Chi ha fatto un pellegrinaggio in terra santa non può non essere rimasto colpito dalla rigogliosità della pianura tra la Galilea e la Samaria, chiamata appunto per la sua fertilità: “Dio semina”.
   Ed è questa la prima realtà su cui siamo chiamati a riflettere: il ‘mestiere di Dio’ è quello di seminare, seminare la sua Parola, in abbondanza, una Parola che porta frutto sempre, nonostante l’ostacolo di qualche asperità e qualche ritardo.
   E’ questa sicuramente la certezza che si portavano dentro gli Apostoli e le prime comunità nella loro azione missionaria non priva di difficoltà e di insuccessi, come aveva previsto Gesù, ma fondata sulla consapevolezza che la Parola di Dio è più potente di ogni opposizione e porta frutto in maniera abbondante là dove non te lo aspetti. Quante volte lo stesso Luca estasiato dinanzi all’adesione di tanti alle comunità apostoliche, nel Libro degli Atti, sottolineerà che la Parola operava prodigi, cresceva e si diffondeva, moltiplicava il numero di coloro a cui il Signore cambiava radicalmente l’esistenza. Che cosa meravigliosa fidarsi di una Parola che porta sicuramente frutto!
   Anche oggi, nel mezzo di questa pandemia, come non notare che, soprattutto durante il lockdown, chiusi in casa e senza la possibilità di vivere esperienze comunitarie a cui eravamo abituati, ciò che non ci è stato tolto è stata la possibilità di accostarci in maniera sovrabbondante alla Parola di Dio, seminata per ogni dove soprattutto attraverso i social, e come dubitare che questa semina porterà frutti che nessuno è ancora in grado di immaginare? Certo sono comprensibili le difficoltà di molti la cui vita di fede si alimentava di comunioni, di adorazioni, di preghiere di ogni genere, di pellegrinaggi nei più svariati santuari… ma proprio questo non deve essere interpretato come un invito ad un ritorno, senza ripensamenti e nostalgie, all’essenziale: alla Parola che Dio semina nel cuore di ciascuno e che porta frutto? 
   Non si può non provare un senso di tristezza nell’ascoltare da parte di alcune componenti della Chiesa Cattolica commenti, denunce, a volte vere e proprie sentenze, su un presunto pericolo di ‘protestantizzazione’, quasi che porre l’accento sul primato della Parola sia un peccato imperdonabile…, mentre invece uno dei problemi seri di oggi è aver cercato di ‘trasmettere’ e ‘mantenere per sempre’ di tutto (strutture imperiali romane e bizantine, forme cultuali paganeggianti, mediazioni filosofiche superate, mentalità inquisitorie…) tranne che l’amore per la Parola di Dio e la formazione dei fedeli per un approccio ad Essa serio e competente. Seminare la Parola è il compito fondamentale della Chiesa, così come lo è stato per Gesù, come la pioggia e la neve, venuto da Dio per fecondare gli uomini con la sua Parola, perché arrivino a compimento i desideri di Dio soprattutto nelle esistenze di credenti in cui la Parola abita e fruttifica.   
   “Il seminatore uscì a seminare”. Un’immagine bellissima di Dio e della forza della sua Parola, su cui Gesù ha impostato la propria missione: spargere il seme della Parola ovunque, senza volerlo imporre a tutti i costi confidando nelle proprie capacità persuasive, ma soltanto sorretto dalla convinzione della sua straordinaria bontà ed efficacia. E qui Gesù proclama un’altra beatitudine: beati voi che ascoltate e accogliete questo annuncio, che tanti avrebbero desiderato sentire, e che tanti, purtroppo, non vogliono ascoltare per la paura di dover cambiare radicalmente i propri modi di vedere e i propri stili di vita. E quando Gesù proclama una beatitudine vuol dire che ciò che annuncia fa la differenza nella vita e costituisce  un nuovo punto di partenza, non ti lascia come sei, non ti riporta indietro, non conserva le cose di sempre, apre al futuro, al profondamento diverso, all’eccezionalmente più fruttuoso… chi vuole vivere questa esperienza si pone in un atteggiamento di uscita, di uscita da sé ancor prima che dalle sacrestie delle proprie convinzioni e autocelebrazioni… Quante volte Papa Francesco ci parla di “Chiesa in uscita”? Ma il primo modo di uscire è quello di rimettere al centro la Parola, di tornare ad ascoltare, di lasciarsi conquistare… Se si segue Gesù felici di essere attratti da lui, gli altri se ne accorgono, ci dice Francesco, e non c’è bisogno di uscire a fare indottrinamento, proselitismo, auto-promozione… la Parola quando è al centro conquista di suo e fruttifica in modo straripante, dando vita, laddove attecchisce, a forme diverse di ‘regno dei cieli’.
   I credenti delle prime generazioni vennero presto a trovarsi di fronte, oltre ai rifiuti e alle persecuzioni, ad una inattesa difficoltà: la tiepidezza all’interno della comunità. Scriveva Giovanni alla chiesa di Laodicea (Ap 3,16): poiché sei tiepido, non sei cioè né freddo né caldo, sto per vomitarti dalla mia bocca. Un’immagine drammatica che ben ci fa comprendere la gravità della situazione. La stessa che affiora nella spiegazione/commento della parabola del seminatore: dopo che Gesù ha predicato alle folle gli Apostoli di ritrovano da soli con lui a disaminare i motivi per cui un seme così fecondo non sempre attecchisce e porta frutto (risonanza di una verifica permanente all’interno delle comunità cristiane). Il racconto qui si basa sull’uso dell’epoca di seminare il terreno incolto prima di ararlo, laddove potevano essersi formati dei sentieri, potevano essere affiorate pietre e cresciuti rovi… normale quindi che il seme potesse non attecchire dappertutto. Il racconto si fa straordinario, invece, nella descrizione della fruttificazione: una spiga nella terra di Gesù poteva portare 10 - 20 chicchi, in una stagione eccezionalmente favorevole anche 30… Gesù invece parla di una spiga che parte da 30 e può arrivare fino a sessanta e a 100… Ancora una volta il seme è vincente sulle asperità del terreno, ed è a partire da questa realtà che bisogna rileggere e far evolvere anche i propri momenti no, per non cadere in vittimismi frustranti o, peggio, sentirsi perseguitati da nemici immaginari.
   Il seme è vincente… occorre ripeterlo quando il nostro cuore è impenetrabile come un terreno calpestato, quando la nostra vita è oppressa da prove che sembrano macigni, quando subiamo le seduzioni di facili successi e guadagni… Il seme è vincente… occorre ripeterlo anche quando le nostre comunità sembrano essersi inaridite per l’abitudinarietà, divenute sterili per le chiacchiere dei soliti noti, divenute spazi dominati dai primi attori, pronti a togliersi di scena se non gratificati a dovere… Il seme è vincente… occorre ripeterlo nelle nostre assemblee domenicali dominate dalla ripetitività e dallo scontato, dove si canticchiano canti fuori epoca o in stili di dubbia qualità, dove a stento si trova chi proclami le Sacre Scritture e i soliti leggono senza annunciare, dove fatta la comunione ognuno per sé e Dio per tutti…  
   Il seme è vincente, ripetiamocelo anche oggi, in qualsiasi stato d’animo siamo giunti a questo momento di ascolto: che la Parola torni ad esercitare su di noi tutto il suo fascino e a generare quei frutti che non sappiamo portare da soli.
   Buona domenica, fra’ Mario.