Carissimi fratelli e sorelle,
poter riprendere la celebrazione dell’Eucaristia fisicamente insieme nel giorno della festa di San Felice è soltanto una singolare coincidenza, però non può non essere un ulteriore motivo di gioia per noi che, tra i tanti orientamenti che guidano la vita di ciascuno, abbiamo anche quello di poterci ispirare al nostro Santo Patrono.sanfelice
   Durante la quarantena si sono interrotte tutte le nostre attività, ma non quella fondamentale: abbiamo potuto mettere al centro la Parola di Dio, in tante forme: celebrazioni in streaming, incontri di formazione su diverse piattaforme, riflessioni ed esperienze condivise sui social… Adesso è il momento della ripartenza, certamente a piccoli passi, ma si riparte… e proprio questi primi passi sono determinanti nello scegliere dove indirizzare il nostro cammino nei giorni che verranno e che saranno certamente diversi da quelli precedenti la pandemia, anche se non ce ne rendiamo ancora pienamente conto.
   Una settimana fa il Cardinale Vicario, Don Angelo, ha indirizzato ai sacerdoti e ai diaconi una lettera per farci una proposta impegnativa, a partire dalle parole di Papa Francesco del 27 marzo “… è il tempo di scegliere che cosa conta e che cosa passa, di separare ciò che è necessario da ciò che non lo è. E’ il tempo di reimpostare la rotta della vita verso di Te, Signore, e verso gli altri”. In questa lettera ci ha chiesto di vivere questi giorni come “il tempo della scelta. Non è affatto scontato che si debba ritornare a fare tutto ciò che facevamo prima. Dobbiamo sederci, stare in silenzio, ascoltare la Parola e fare discernimento… la Parola e la vita dei fratelli”.
   In questi giorni noi frati cappuccini del Lazio, dell’Umbria e dell’Abruzzo che stiamo per dare vita ad un’unica realtà con le ridotte forze che abbiamo a disposizione, stiamo facendo lo stesso discernimento e ci siamo fatti aiutare da frà Raniero Cantalamessa nell’approfondire uno dei principi esposti nella Evangelii Gaudium: il tutto è superiore alla parte. Se si svuole che nasca qualcosa di veramente nuovo e che sia voluto da Dio per il “bene di tutti” occorre uscire da una visione di parte e dal privilegiare il proprio interesse.
   A fare discernimento in questa liturgia in memoria di San Felice, in questo tempo di scelta in cui siamo chiamati ancora una volta ad uscire dal guscio delle nostre abitudini, sicurezze e assuefazioni, ci aiuta il finale del brano del vangelo di Luca appena proclamato: “cercate piuttosto il Regno di Dio, e queste cose (di che mangiare e bere, di che vestire,  di che vivere) vi saranno date in aggiunta”. Siamo invitati, cioè, ad esprimere il nostro essere credenti riconoscendo che la nostra vita e tutta la realtà è sotto la signoria di Dio e quando lasciamo a Dio il ruolo di Signore, di guida, di fondamento della fratellanza e della giustizia, allora quell’augurio che ci siamo espressi all’inizio della quarantena “andrà tutto bene” non rimarrà soltanto una formula beneaugurante,  ma coinvolgerà in maniera dirompente e totalizzante la vita di ciascuno di noi: cosa sono disposto ad investire, qual è la responsabilità che sono pronto ad assumermi, quali sono tutte le cose che posso lasciarmi dietro le spalle perché ciascuno abbia almeno un po’ di bene come risposta alle sue ansie, alle sue necessità, ai suoi desideri? 
   Cari fratelli e sorelle, pur vivendo in un’epoca di informe “gassosità” (come la chiama Papa Francesco) e di “passioni tristi” (che ci fanno preferire i tranquillanti alle prese di coscienza e a scelte decise e decisive) le provocazioni occorre raccoglierle perché solo così si deciderà se stiamo percorrendo il “viale del tramonto” o il “sentiero dell’alba”.
   In questa festa di San Felice, giorno di ripartenza, cerchiamo allora di rintracciare, ricordandolo, alcuni suggerimenti integrativi a quelli che già stiamo seguendo nel cammino diocesano.
   Ci hai dato in San Felice un “modello di semplicità evangelica”. Prima indicazione: essenzializzare, anche nel senso di semplificare… evitiamo di trasformare in un peso quanto dovrebbe invece rendere splendida la vita, liberiamoci dei pesi che abbiamo accumulato come Chiesa nei secoli, e di quelli nuovi che ci siamo imposti in questi ultimi anni… una volte per tutte, senza prove di forza e fanatismi, con semplicità, umiltà e pazienza, appunto (cfr prima lettura Col 3,12-17).
   Conserviamo in Chiesa un Crocifisso proveniente dal Convento di Cittaducale che ci ricorda che San Felice passò le ore in preghiera davanti a Lui, come poi farà quasi tutte le notti della sua vita in altri luoghi,  e dal Cristo imparò ad essere il servo di tutti. Ritorniamo, fratelli e sorelle, ad una preghiera che coinvolge la vita, uscendo da quella schizofrenia che è il sentirsi in pace con Dio, ma non riuscire mai a vivere fraternamente e “servilmente” con gli altri. 
   Uno dei segni più belli con cui ricordiamo san Felice, il ‘fornaio delle vie di Roma’, è la distribuzione del pane… Di quanto pane c’è bisogno in questi giorni… Ma ricordiamoci che non basta distribuire, il vero miracolo è condividere, è fondersi. In questa prima Eucaristia che celebriamo insieme ricordiamo allora che Cristo è realmente e pienamente presente  nel pane e nel vino, mangiato e bevuto da noi, che così diveniamo un solo corpo con Lui e tra di noi. 
   Mentre il sole tramonta, torniamocene a casa, contenti, ma non del tutto… sarà di nuovo l’alba quando abbracciarci con sincerità e affetto, sarà il segno che il Vangelo ci ha preso dentro.
                                                                                                             Fra’ Mario.