IV GIORNATA DI DIALOGO ISLAMO-CRISTIANO

16/11/2019 ore 16,30

Sala riunioni Parrocchia San Felice a Cantalice

 

BENVENUTI – AHLAN WASAHLAN

 

Carissimi fratelli e sorelle,

 

benvenuti a questa IV giornata di dialogo islamo-cristiano, prosecuzione di quello stupendo incontro interreligioso, che si tenne ad Assisi il 27/10/1986, che celebriamo in questa sala della Parrocchia di San Felice, da una parte per necessità tecniche (una sala capiente per un certo numero di persone), dall’altra perché già in altre occasioni, senza distinzioni di religione o cultura, molti hanno potuto usare di questi locali e sentircisi di casa, come fratelli entrati nella medesima ‘arca della fraternità’.

   Quando mi è stato chiesto se nella Parrocchia ci fosse un salone adatto per questa occasione, il mio pensiero è andato immediatamente al fatto che quest’anno ci sono state tante iniziative per celebrare il ricordo dell’incontro tra Francesco d’Assisi e il sultano Al Malik Al Kamil, avvenuto 800 anni fa, e che quindi, come francescani, era bene che quest’incontro si tenesse proprio qui, per lasciarci animare da quello che oggi chiamiamo lo spirito di Assisi (in riferimento al 27 ottobre), e anche spirito di Damietta (luogo dell’incontro tra Francesco e il Sultano).

   Il nostro modo di accostarci oggi alle cose del passato ci spinge a chiederci: che cosa avvenne realmente in quell’estate del 2019? Cosa c’è di significativo per noi in quell’episodio?

   Riguardo alla prima domanda è relativamente facile spogliare l’episodio di tanti elementi leggendari o ideologici: Francesco desiderava incontrare Gesù quasi ‘dal vivo’, per questo bramava recarsi nei luoghi dove Lui è vissuto e per farlo aveva bisogno di un lasciapassare da parte della massima autorità islamica, in quel momento così difficile con la Crociata in corso. Non ottenne quel permesso (e sarà  costretto a ricostruirsi la grotta di Betlemme a Greccio nel 1223, o il Calvario sul monte della Verna nel 1224), ma neanche fu messo a morte… forse perché c’era andato con quello spirito che traspare da quanto da lui stesso aveva  fatto scrivere nel cap. XVI della Regola non bollata (cioè che non fu mai sottoposta all’approvazione dell’autorità ecclesiastica, ma che rimane quella più vicina alle sue intenzioni): “… Perciò qualsiasi frate che vorrà andare tra i Saraceni e altri infedeli, vada con il permesso del suo ministro e servo. Il ministro poi dia loro il permesso e non li ostacoli se vedrà che sono idonei ad essere mandati; infatti dovrà rendere ragione al Signore, se in queste come in altre cose avrà proceduto senza discrezione. I frati poi che vanno fra gli infedeli, possono comportarsi spiritualmente in mezzo a loro in due modi. Un modo è che non facciano liti o dispute, ma siano soggetti ad ogni creatura umana per amore di Dio e confessino di essere cristiani. L’altro modo è che quando vedranno che piace al Signore, annunzino la parola di Dio …”

   Riguardo alla seconda, cosa può insegnarci un Francesco disarmato e disarmante che passa indenne tra quegli uomini (cristiani o musulmani che fossero) disumanizzati dalla guerra? Quali indicazioni possiamo trarne per far si che questo possa essere un momento profondo di dialogo e di conoscenza reciproca?

   Non facciano liti o dispute. La via del dialogo non passa né per le rivendicazioni storiche né per le riaffermazione dei propri principi dottrinali (evitare le inutili discussioni): è la via dell’oltre. “Per capire il cuore e la mente di una persona, non guardare a quello che ha già raggiunto, ma a ciò a cui aspira.” (Gibran)

   Siano soggetti ad ogni umana creatura. Detto da un ‘chierico’ (Francesco) nel tempo in cui un Concilio (Lateranense IV 1215) vietava che i chierici fossero sottomessi ai laici… La via del dialogo si percorre scendendo dal quel piedistallo, che  “prepara il terreno alle ostilità e alla discordia”. “Vuoi erigere un edificio che arrivi fino al cielo? Costruisci prima le fondamenta dell’umiltà.” (Sant’Agostino)

   Se piace al Signore... La via del dialogo è percorribile per coloro che, seppure per tanti sentieri diversi, sono davvero ‘cercatori di Dio’, e non di ciò che piace a loro. Solo così le cose meravigliose che ciascuno ha incontrato nel proprio cammino diventano patrimonio comune e “testimonianza della grandezza della fede in Dio che unisce i cuori divisi ed eleva l’animo umano”. “Credo nel Dio che ha creato gli uomini, non nel Dio che gli uomini hanno creato. (A. Karr)

   A tutti auguro che attraverso questo incontro i semi della fratellanza pace si radichino sempre più dentro di noi. Benvenuti.

                                                                             fra’ Mario