Carissimi fratelli e sorelle metto per iscritto quelloche ciascuno di noi porta nel profondo del cuore e sta esprimendo agli altri, sepolcrovuotociascuno con parole diverse, ma certamente con grande convinzione : l'augurio fraterno e gioioso di Buona Pasqua. So che per alcuni potrei anche essere diventato noioso durante la Quaresima a l forza di richiamare l'attenzione verso il tema sul quale tutta la Chiesa di Roma ha voluto riflettere: come superare la paura del nuovo e la mancanza di flducia in Dio, per intraprendere un cammino d i popolo, ed assumerci la missione a cui Dio ci sta chiamando in questo tempo, in questa nostra città, in questo nostro territorio?
Andrebbe da sé chiederci: guidato da questa domanda come sono arrivato a questa Pasqua? Ho individuato il nuovo a cui Dio mi sta chiamando e sono pron­ to a passare dal vecchio al nuovo?
Questa, in fondo, è la domanda affascinante di ogni Pasqua e di tanti grandi
momenti della vita: mi fido a tal punto di Dio da essere capace di fasciarmi porta­
re da lui H aldilà del mare" ?
Ma questa è una domanda che dobbiamo farci anche comunitariamente: ci vogliamo passare "aldilà del mare"? Ci fidiamo gli uni degli altri per farlo insieme?
Mi incuriosisce il modo degli evangelisti di raccontare la presenza di Gesù Risor­ to : si fa vedere da singoli o da coppie e li spinge a tornar e di corsa dagli altri, e quando stanno tutti insieme lui è là, in modo imprevisto e sorprendente, non a dire: "Avete visto quanto sono forte? Adesso ci penso io, posso fare tranquilla ­
mente a meno di voi...,, ma a spingerli ad assumersi la responsabilità di aver e dentro il suo stesso respiro e di andare, di correre insieme verso gli altri,perché l'amore che fa risorgere si può sperimentare solo insieme,e solo insieme si può trasmettere.
Cari fratelli e sorelle, "aprirsi al nuovo" non significa provare ad immaginare le cose più strane possibili, ma, alla maniera di Gesù, fidarsi così tanto di Dio che l'amare senza misura diventa passaggio aperto in mezzo al mare e voglia di non tornare più indietro, altrimenti corriamo il rischio di rimanere impantanati sempre nei nostri cincischiamenti e di avere in bocca sempre il gusto amaro dell'insignificanza .

Buon passaggio dalla paura alla fiducia, dalla solitudine alla comunione frater­ na... per divenire un popolo che sa trasformare le crepe di un mondo che descri­viamo spesso come se stesse per crollarci addosso (o della nostra stessa vita),in squarci di luce e di gioia.

Buona Pasqua! a tutti, e a nome di tutta la comunità parrocchiale, presbiteri, diaconi, religiosi/e e laici.

Fra' Mario