Carissimi fratelli e sorelle,
a tutti un augurio cordiale e sincero di Buon Anno!


   Viviamo oggi in un quartiere pluriforme e con infinite sfaccettature… e anche se molti non festeggiano con noi o come noi, io credo che in quel “a tutti” vogliamo esprimere il desiderio di rendere partecipi gli altri, se non delle motivazioni e dei contenuti della nostra festa, quantomeno dei suoi frutti, se essi sono gioia, benevolenza, amicizia…

   In questo senso, quindi, porgere degli auguri è una responsabilità: non puoi offrire come buono, infatti,  quello che non sei e che non vivi… tenendo presente, inoltre, che anche l’altro ha molto  di buono da offrire a te e che se sei capace di offrire quanto di accogliere, solo allora gli auguri diventano un’espressione autentica di reciprocità.

   Quindi, quando fai degli auguri devi necessariamente chiederti: ho davvero qualcosa di buono da offrire agli altri?
E anche: sono consapevole che ho tanto di buono da ricevere dagli altri?
   E non è forse questo semplice e umile  movimento dell’offrire senza arroganza e del ricevere con gratitudine all’origine di tante cose nuove che possono arricchire la nostra vita?

   E viceversa, se uno non trovasse alcunchè di particolarmente significativo nello scambio o se ne sentisse addirittura infastido, non sta forse qui ciò che dà inizio ad una forma di letargo, se non addirittura ai primi segnali di coma irreversibile?

   Ciascuno provi ad applicare ora questo genere di riflessione alla nostra realtà parrocchiale…

   Cosa si è disposti a mettere in gioco perché quello che inizia sia davvero un “nuovo anno” in tante espressioni del nostro “cammino comune” che sono andate in letargo?
   Non chiedetemi quali, perché ciascuno di voi sicuramente ha da indicarne qualcuna, è solo che…
   È solo che… tra quelle che indicherei io, da ultimo arrivato, ci sono la voglia di dialogare, di confrontarsi, di mettersi in discussione, di aprirsi, di collaborare, e persino di gioire insieme in questi momenti significativi dell’anno.

   Questo non è dovuto a cattiveria, ma forse è soltanto che a non praticare a lungo questa strada si finisce da una parte a starsene comodi e tranquilli nelle proprie nicchie portando avanti compitini all’apparenza senza sbavature, dall’altra a una sorta di fai da te irriconducibile ad un progetto comune e senza lo sbocco del bene comune.
   Per questo molti non sono più interessati, alcuni demotivati o rassegnati, altri incerti e intimiditi, e altri ancora arroccati graniticamente alla loro esperienza, certi che sia il “non plus ultra” della cristianità.

   Voglio allora tornare ad invitarvi a passare una giornata insieme il 15 gennaio  nel Convento di Fiuggi, non per ripeterci sempre le solite cose ma per cercare insieme la strada che Dio ci apre davanti per il 2017, e che la nostra passione e la nostra responsabilità renderanno praticabile.

Auguri, fra’ Mario