che abitate in questo nostro quartiere e un cordiale saluto in occasione di queste festività , perché questi giorni contribuiscano a far crescere la vostra serenità interiore e il vostro impegno quotidiano a favore degli altri, in un clima di amicizia e collaborazione.
   Il Natale è una delle poche festività religiose, per così dire, “contagiose”, cioè sentita da tutti, anche se di fedi e di culture diverse: se un Dio c’è, non può che essere tutto quello che la nascita di un bambino rivela: tenerezza, semplicità, trasparenza, sorriso…
   E anche se Dio non ci fosse, comunque, non c’è molto di meglio al mondo che offrire agli altri pace, fraternità e benevolenza… e, certamente, ricevere altrettanto soprattutto in questi ultimi tempi caratterizzati come mai da un incremento di povertà, ingiustizia, violenza e tante altre forme di disagio e sofferenza.

   Un grande augurio, poi, a tutti voi fratelli e sorelle, che come me avete scelto di credere in Gesù Cristo, di fidarvi del suo messaggio e di voler assumere il suo stile… noi riconosciamo in Lui qualcosa di pienamente divino, non dissimile da qualcosa di pienamente umano, in un “tutto unico” così straordinariamente diverso da tanti attori, tra i quali a volte anche noi, che danno vita allo spettacolo deprimente a cui assistiamo tutti i giorni, che rischia di culminare nello svuotamento interiore e nell’insignificanza più totale del vivere.
   Noi abbiamo scelto Gesù di Nazareth come punto di riferimento per il nostro cammino di maturazione spirituale e umana, per questo ancora una volta sostiamo dinanzi all’immagine di lui bambino come per ricevere qualcosa che ancora non è entrato nella nostra vita in maniera determinante, che non ha raggiunto le nostre profondità, non ci ha fatto abbandonare del tutto il vecchio per arrivare a dire: ecco, finalmente il nuovo.
   Com’è splendido, allora, poter tornare anche quest’anno ad augurarsi Buon Natale! E mentre ci rallegriamo ricordando la nascita di Gesù, ci invitiamo reciprocamente a rinascere, a ricominciare, a tessere una trama di vita diversa in tutti i suoi molteplici aspetti, a partire dalla serietà di un cammino di crescita e dalla qualità della relazione con gli altri.
   Si, io credo, oggi dobbiamo rimetterci in gioco proprio sulla nostra “appartenenza a Gesù Cristo”: il tempo di un certo cattolicesimo nel mondo si sta chiudendo o sta diventando sempre più marginale, anche se in Italia forse ancora non ce ne accorgiamo, tutti presi a continuare quello che ci sembra carino e funzionante, purché coincida sempre con quel minimo indispensabile di impegno e di coinvolgimento, che alla fine ci rende aridi e inconcludenti, insoddisfatti e frustrati. Senza la “passione” per il Vangelo si finisce per non avere più grandi desideri, grandi motivazioni, voglia di vivere alla grande ciò che fa veramente grande la vita, e per cui Gesù ha dato se stesso.
   E, credo anche che questo straordinario gruppo di persone che noi siamo, ricordando che Gesù è venuto per far parte della nostra umanità, deve rimettersi in gioco sull’”appartenere gli uni agli altri”. Quanto è ipocrita usare la formula: la nostra ‘comunità parrocchiale’ augura… se dietro a questa espressione non ci sono persone che vivono questo senso di appartenenza, di fraternità spicciola, di accoglienza tanto reciproca che rivolta a tutti. Alle volte la nostra comunione si riduce alla coabitazione nello stesso territorio, al frequentare la stessa Chiesa e le stesse funzioni, all’usufruire dei medesimi locali o servizi… è ora forse di rimettere l’avverbio “insieme” accanto a tante cose che pensiamo e portiamo avanti, fossero anche le più sante del mondo o le più significative per noi. E farlo in modo nuovo… sincero, concreto, appassionato, critico, forse anche scomodo… ma il solo adatto a farci recuperare entusiasmo e vitalità, capacità di proposta e significatività.
   Oltre a queste riflessioni che mi sembravano opportune in questo momento, ora mi faccio voce di tutti i parrocchiani, frati, diaconi, religiose e laici, per raggiungere nel modo più semplicemente possibile ciascuno con un augurio sincero di Buon Natale, nella consapevolezza che il realizzarsi di questo augurio dipenderà da quanto ciascuno di noi saprà mettere in campo per il bene e la gioia altrui.
                                                                                      fra’ Mario