II DOMENICA DI AVVENTO
Anno B


LETTURE: Is 40,1-5.9-11; Sal 84; 2 Pt 3,8-14; Mc 1,1-8
LITURGIA DELLA PAROLA
   
Prima Lettura  Is 40, 1-5.9-11
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Preparate la via al Signore.
 


Dal libro del profeta Isaia

«Consolate, consolate il mio popolo
– dice il vostro Dio –.
Parlate al cuore di Gerusalemme
e gridatele che la sua tribolazione è compiuta,
la sua colpa è scontata,
perché ha ricevuto dalla mano del Signore
il doppio per tutti i suoi peccati».
Una voce grida:
«Nel deserto preparate la via al Signore,
spianate nella steppa la strada per il nostro Dio.
Ogni valle sia innalzata,
ogni monte e ogni colle siano abbassati;
il terreno accidentato si trasformi in piano
e quello scosceso in vallata.
Allora si rivelerà la gloria del Signore
e tutti gli uomini insieme la vedranno,
perché la bocca del Signore ha parlato».
Sali su un alto monte,
tu che annunci liete notizie a Sion!
Alza la tua voce con forza,
tu che annunci liete notizie a Gerusalemme.
Alza la voce, non temere;
annuncia alle città di Giuda: «Ecco il vostro Dio!
Ecco, il Signore Dio viene con potenza,
il suo braccio esercita il dominio.
Ecco, egli ha con sé il premio
e la sua ricompensa lo precede.
Come un pastore egli fa pascolare il gregge
e con il suo braccio lo raduna;
porta gli agnellini sul petto
e conduce dolcemente le pecore madri».
   

Salmo Responsoriale  Dal Salmo 84
Mostraci, Signore, la tua misericordia e donaci la tua salvezza.

   
Ascolterò che cosa dice Dio, il Signore:
egli annuncia la pace
per il suo popolo, per i suoi fedeli.
Sì, la sua salvezza è vicina a chi lo teme,
perché la sua gloria abiti la nostra terra.

Amore e verità s’incontreranno,
giustizia e pace si baceranno.
Verità germoglierà dalla terra
e giustizia si affaccerà dal cielo.

Certo, il Signore donerà il suo bene
e la nostra terra darà il suo frutto;
giustizia camminerà davanti a lui:
i suoi passi tracceranno il cammino.

Seconda Lettura  2 Pt 3, 8-14
Aspettiamo nuovi cieli e una terra nuova.
 
Dalla seconda lettera di san Pietro apostolo

Una cosa non dovete perdere di vista, carissimi: davanti al Signore un solo giorno è come mille anni e mille anni come un solo giorno. Il Signore non ritarda nel compiere la sua promessa, anche se alcuni parlano di lentezza. Egli invece è magnanimo con voi, perché non vuole che alcuno si perda, ma che tutti abbiano modo di pentirsi.
Il giorno del Signore verrà come un ladro; allora i cieli spariranno in un grande boato, gli elementi, consumati dal calore, si dissolveranno e la terra, con tutte le sue opere, sarà distrutta.
Dato che tutte queste cose dovranno finire in questo modo, quale deve essere la vostra vita nella santità della condotta e nelle preghiere, mentre aspettate e affrettate la venuta del giorno di Dio, nel quale i cieli in fiamme si dissolveranno e gli elementi incendiati fonderanno! Noi infatti, secondo la sua promessa, aspettiamo nuovi cieli e una terra nuova, nei quali abita la giustizia.
Perciò, carissimi, nell’attesa di questi eventi, fate di tutto perché Dio vi trovi in pace, senza colpa e senza macchia.
 
Canto al Vangelo  Lc 3,4.6
Alleluia, alleluia.

Preparate la via del Signore, raddrizzate i suoi sentieri!
Ogni uomo vedrà la salvezza di Dio!
Alleluia..  
 
Vangelo  Mc 1, 1-8
Raddrizzate le vie del Signore.
 
Dal vangelo secondo Marco

Inizio del vangelo di Gesù, Cristo, Figlio di Dio.
Come sta scritto nel profeta Isaìa:
«Ecco, dinanzi a te io mando il mio messaggero:
egli preparerà la tua via.
Voce di uno che grida nel deserto:
Preparate la via del Signore,
raddrizzate i suoi sentieri»,
vi fu Giovanni, che battezzava nel deserto e proclamava un battesimo di conversione per il perdono dei peccati.
Accorrevano a lui tutta la regione della Giudea e tutti gli abitanti di Gerusalemme. E si facevano battezzare da lui nel fiume Giordano, confessando i loro peccati.
Giovanni era vestito di peli di cammello, con una cintura di pelle attorno ai fianchi, e mangiava cavallette e miele selvatico. E proclamava: «Viene dopo di me colui che è più forte di me: io non sono degno di chinarmi per slegare i lacci dei suoi sandali. Io vi ho battezzato con acqua, ma egli vi battezzerà in Spirito Santo».
 


   

Se l'Avvento è iniziato con uno sguardo in bilico tra il presente e l'avvento ultimo, con questa domenica ci introduciamo decisamente nella storia, celebrando la preparazione dei secoli all'evento dell'incarnazione. L'attesa esige sempre una preparazione, ma, in questo caso, ad accogliere colui che già è presente e che deve essere riconosciuto.

IL VANGELO DI GESU' CRISTO

L'inizio del Vangelo di Marco e di questa domenica è semplicissimo e nello stesso tempo solenne; poche parole, ma di grande rilievo.
Cerchiamo di superare l'abituale precomprensione quando sentiamo nominare il Vangelo. Noi facciamo riferimento a quei libretti che ci hanno consegnato gli evangelisti. Cerchiamo di carpire la ricchezza di quell'annuncio, così come la percepivano gli ascoltatori di allora. Potremmo tradurlo in questi termini: iniziamo a raccontare ciò che è contenuto in un annuncio bello, straordinario, che riguarda, non personaggi umani, per quanto importanti, ma il Signore Gesù, anzi presentiamo lui stesso, la sua persona, chi era e ciò che ha fatto e detto.
E si comincia da un movimento popolare che ha riscosso un grande successo: il battesimo di Giovanni.
Quante volte si parla di vangelo, di evangelizzazione, proponendo dei contenuti teologici! Spesso ci si dimentica il significato originario della parola, che significa annuncio buono o annuncio di bene. Questo sottolinea che prima delle idee, dei programmi, dei contenuti c’è una persona che viene in mezzo a noi, portando un messaggio di salvezza, che non consiste in parole, ma nel compimento della volontà di Dio, che è l’instaurazione del suo Regno. Per questo è una lieta notizia.
L’accoglienza di questa persona, Gesù, non è indifferente, ma decisiva: o lui o nessun altro. Per questo è necessario un discernimento e una preparazione adeguata.

PREPARATE LA VIA DEL SIGNORE

Marco ci presenta l'imminente entrata in scena di Gesù in una cornice suggestiva e simbolica: un accorrere di gente che esce dalla città e dalle proprie abitazioni e occupazioni quotidiane verso il deserto; un vero e proprio esodo, verso il deserto, luogo paradigmatico, per ascoltare una parola nuova. Raccontando ciò che è avvenuto prima della manifestazione di Gesù al mondo, Marco vuole coinvolgere tutti in quel movimento. Non lo racconta come un fatto passato, che, una volta conosciuto Gesù, può essere relegato nella memoria, ma come un invito a vivere sempre in quell'atteggiamento di predisposizione alla conversione e alla penitenza. Perché Gesù, anche se è venuto, non occupa ancora tutti gli spazi della nostra esistenza. Il luogo privilegiato che ci permette di individuare questi spazi vuoti è il deserto, che nel suo vuoto, diventa una controfigura del nostro animo. L'abbigliamento e lo stile di vita di Giovanni diventa una testimonianza, oltre che ricordare Elia, che deve venire a preparare l'avvento del Messia (cfr 2Re 1,8).
E' un momento storico decisivo. Non ci sarà più nella storia un'altra occasione come questa. La novità non sta nel battesimo che amministra Giovanni, perché era un rito praticato da molti e in diverse maniere, ma nel contenuto, in ciò a cui prelude questo battesimo: un battesimo nuovo, non solo con acqua, ma con lo Spirito Santo. Colui che viene immergerà tutti nella corrente dello Spirito Santo; tutti saranno sommersi dalla sua potenza e dalla sua dolcezza.
Colui che viene è così grande che Giovanni stesso non è degno di sciogliere il laccio dei suoi calzari; è meno che uno schiavo.

CONSOLATE IL MIO POPOLO

E' l'invito con cui si apre oggi la liturgia della Parola. Parlate al cuore di Gerusalemme, risuscitate in lei la speranza, perché il Signore si è ricordato di lei, ha perdonato le sue colpe: egli viene per la salvezza. Tutto il testo è un'esortazione alla fiducia, all'entusiasmo per ciò che si sta realizzando: il Signore viene con potenza.
Come si adattavano bene queste parole alla predicazione di Giovanni Battista! Con l'avvento di Gesù esse si realizzano in pieno. Preparare la strada nel deserto, allora, diventa un impegno soprattutto per chi vuole incontrare Gesù. Giovanni riprende queste parole, ritrovando in esse una promessa che ora si sta realizzando. Quella speranza suscitata dal profeta ora diventa realtà.

Guardiamoci intorno e domandiamoci: siamo più simili a quella Gerusalemme che trova il profeta Isaia, disincantata, sfiduciata, triste, perché non vede cambiamenti, non ci sono motivi validi per riprendere quota, oppure a quella gente che accorre da Giovanni, piena di aspettative, desiderosa di scoprire qualcosa che riempia il cuore, disposta anche alla penitenza, al sacrificio, pur di trovare ciò che appaga il proprio desiderio di pienezza, di cose non futili, di ciò che non viene mai meno?
Sembra che questa attesa, questo desiderio, oggi si siano smorzati. C’è una grande frenesia per cose che illudono e deludono, in una fuga verso l’esteriorità, il sensazionale. Non si ha più il coraggio di guardarsi dentro, perché lì c’è il deserto. Ma è proprio nel deserto che è possibile ritrovare quello che ci manca. Dice S. Agostino: «Noli foras ire, in teipsum redi; in interiore homine habitat veritas; et si tuam naturam mutabilem inveneris, trascende et teipsum». «Non uscire fuori di te, ritorna in te stesso; la verità abita nell’uomo interiore e, se troverai che la tua natura è mutevole, trascendi anche te stesso» (39,72).

E se c'è quest'ansia di cercare, il mondo di oggi dove va a cercare?
Un’altra domanda cruciale, alla quale spesso si dà una risposta fallace.
Nella seconda lettura, rispondendo all'obiezione di chi pensa che il Signore ritarda il suo ritorno, si dice che questo avviene per dare a tutti tempo per ravvedersi.
Allora, come viene vissuto questo tempo? La maggior parte degli uomini vive come se Dio non esistesse; altri si sono fatti di Dio un idolo a propria immagine e somiglianza; altri non lo conoscono affatto.
La voce di Giovanni Battista è ancora potente, viva e attuale.