II DOMENICA DI QUARESIMA
Anno C
  

LETTURE: Gn 15,5-12.17-18; Sal 26; Fil 3,17-4,1; Lc 9,28b-362 annoC
  

 


LITURGIA DELLA PAROLA

Prima Lettura  Gn 15,5-12.17-18
Dio stipula l'alleanza con Abramo fedele.

Dal libro del Gènesi
In quei giorni, Dio condusse fuori Abram e gli disse: «Guarda in cielo e conta le stelle, se riesci a contarle» e soggiunse: «Tale sarà la tua discendenza». Egli credette al Signore, che glielo accreditò come giustizia.
E gli disse: «Io sono il Signore, che ti ho fatto uscire da Ur dei Caldei per darti in possesso questa terra». Rispose: «Signore Dio, come potrò sapere che ne avrò il possesso?». Gli disse: «Prendimi una giovenca di tre anni, una capra di tre anni, un ariete di tre anni, una tortora e un colombo». 
Andò a prendere tutti questi animali, li divise in due e collocò ogni metà di fronte all’altra; non divise però gli uccelli. Gli uccelli rapaci calarono su quei cadaveri, ma Abram li scacciò.
Mentre il sole stava per tramontare, un torpore cadde su Abram, ed ecco terrore e grande oscurità lo assalirono. 
Quando, tramontato il sole, si era fatto buio fitto, ecco un braciere fumante e una fiaccola ardente passare in mezzo agli animali divisi. In quel giorno il Signore concluse quest’alleanza con Abram:
«Alla tua discendenza
io do questa terra,
dal fiume d’Egitto
al grande fiume, il fiume Eufrate».

Salmo Responsoriale  Dal Salmo 26
Il Signore è mia luce e mia salvezza.

Il Signore è mia luce e mia salvezza:
di chi avrò timore?
Il Signore è difesa della mia vita:
di chi avrò paura?

Ascolta, Signore, la mia voce.
Io grido: abbi pietà di me, rispondimi!
Il mio cuore ripete il tuo invito: 
«Cercate il mio volto!».
Il tuo volto, Signore, io cerco.

Non nascondermi il tuo volto,
non respingere con ira il tuo servo.
Sei tu il mio aiuto, non lasciarmi,
non abbandonarmi, Dio della mia salvezza.

Sono certo di contemplare la bontà del Signore
nella terra dei viventi.
Spera nel Signore, sii forte,
si rinsaldi il tuo cuore e spera nel Signore.

Seconda Lettura  Fil 3,17-4,1
Cristo ci trasfigurerà nel suo corpo glorioso.

Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Filippesi
Fratelli, fatevi insieme miei imitatori e guardate quelli che si comportano secondo l’esempio che avete in noi. Perché molti – ve l’ho già detto più volte e ora, con le lacrime agli occhi, ve lo ripeto – si comportano da nemici della croce di Cristo. La loro sorte finale sarà la perdizione, il ventre è il loro dio. Si vantano di ciò di cui dovrebbero vergognarsi e non pensano che alle cose della terra. 
La nostra cittadinanza infatti è nei cieli e di là aspettiamo come salvatore il Signore Gesù Cristo, il quale trasfigurerà il nostro misero corpo per conformarlo al suo corpo glorioso, in virtù del potere che egli ha di sottomettere a sé tutte le cose.
Perciò, fratelli miei carissimi e tanto desiderati, mia gioia e mia corona, rimanete in questo modo saldi nel Signore, carissimi!

Canto al Vangelo   Mc 9,7
Lode e onore a te, Signore Gesù!

Dalla nube luminosa, si udì la voce del Padre:
«Questi è il mio Figlio l'amato: ascoltatelo».
Lode e onore a te, Signore Gesù.

Vangelo  
Lc 9,28b-36
Mentre Gesù pregava, il suo volto cambio d'aspetto.

Dal vangelo secondo Luca

In quel tempo, Gesù prese con sé Pietro, Giovanni e Giacomo e salì sul monte a pregare. Mentre pregava, il suo volto cambiò d’aspetto e la sua veste divenne candida e sfolgorante. Ed ecco, due uomini conversavano con lui: erano Mosè ed Elìa, apparsi nella gloria, e parlavano del suo esodo, che stava per compiersi a Gerusalemme. 
Pietro e i suoi compagni erano oppressi dal sonno; ma, quando si svegliarono, videro la sua gloria e i due uomini che stavano con lui. 
Mentre questi si separavano da lui, Pietro disse a Gesù: «Maestro, è bello per noi essere qui. Facciamo tre capanne, una per te, una per Mosè e una per Elìa». Egli non sapeva quello che diceva. 
Mentre parlava così, venne una nube e li coprì con la sua ombra. All’entrare nella nube, ebbero paura. E dalla nube uscì una voce, che diceva: «Questi è il Figlio mio, l’eletto; ascoltatelo!». 


Siamo alla seconda tappa del nostro cammino quaresimale e, come ormai è noto, ogni anno ci viene proposta la contemplazione della trasfigurazione del Signore.
Si passa così dal tema delle tentazioni a quello della gloria. Sono i due poli della nostra esistenza: quello della prova durante la vita terrena e quello dell’esodo verso la terra promessa, cioè verso la risurrezione.
Possiamo sottolineare le parole chiave dei testi che ci vengono proposti.

-«Cercate il suo volto»
...ci chiami ad ascoltare il tuo amato Figlio
-rinsalda la nostra fede
-Egli credette al Signore, che glielo accreditò come giustizia
-Perché molti.......si comportano da nemici della croce di Cristo
-...trasfigurerà il nostro misero corpo per conformarlo al suo corpo glorioso....
-E, mentre pregava, il suo volto cambiò d'aspetto e la sua veste divenne candida e sfolgorante
-E....parlavano della sua dipartita (esodo)...
-sul santo monte manifestò la sua gloria....

NELLA PAROLA

Fede, preghiera, contemplazione.

Potremmo sintetizzare in queste tre parole la sostanza dei tre testi propostici.
La fede di Abramo diventa modello della fede di ogni credente. Nel testo si dice che Abramo credette al Signore prima ancora che questi gli desse un segno. Il segno che gli viene offerto è quello dell’alleanza, che viene stabilita da Dio, non viene richiesta da Abramo. Un rito classico per i popoli dell’oriente: la divisione degli animali era l’espressione più cruda di un giuramento: se non osserverai il patto ti toccherà questa sorte. Nel caso di Abramo Dio solo passa attraverso gli animali divisi, in una fiamma, per dimostrare la sua fedeltà.

Nella preghiera chiediamo che venga rinsaldata la nostra fede, perché lungo il cammino troviamo serie difficoltà ad interpretare la nostra vita secondo i disegni di Dio. Così era avvenuto per gli apostoli, che non riuscivano a comprendere le parole di Gesù riguardo alla sua sofferenza e morte. La trasfigurazione funge anche come rassicurazione, come incoraggiamento, come prova che ciò che dice Gesù corrisponde al piano del Padre. La dichiarazione «Questi è il Figlio mio, l'eletto; ascoltatelo» è un richiamo alla identità di Gesù e un invito a non opporsi alle sue parole.
Luca usa la parola “eletto”, a differenza di Matteo e Marco che parlano di “prediletto”. Attingono a fonti diverse della Bibbia. “Prediletto” è l’amato per eccellenza, come è per Abramo Isacco, come Beniamino per Israele, ecc. “Eletto” è colui che viene scelto per una missione particolare, come il Servo del Signore di Isaia, destinato a soffrire. Questo termine, quindi, non viene scelto a caso.

La trasfigurazione (o meglio per Luca un cambiamento del volto che diventa differente da quello solito: è lo stesso e diverso contemporaneamente) avviene durante la preghiera; infatti Gesù sale sul monte per pregare. Questa relazione intensa con il Padre gli permette di far esplodere ciò che porta dentro, diremmo la sua natura, luce e gloria, nascosta in un corpo mortale.

La contemplazione dei tre apostoli non è vera contemplazione: sono costretti a costatare la bellezza del suo volto, ma quando la nube li investe hanno paura e si limitano al desiderio di catturare il momento, di godere del presente: non sono ancora in grado di anticipare il futuro di Gesù.

Questo futuro è contenuto nel dialogo con Mosè ed Elia: parlano della sua “dipartita”, che porterà a compimento in Gerusalemme, dice il testo che leggiamo; ma il testo originale parla di “Esodo”; una parola pregnante, che ci vuol dire che la morte e risurrezione di Gesù è il vero “esodo”, il passaggio verso la terra promessa. Il vecchio Esodo rimane solo figura di questo.

IN SE STESSI
In cerca di tracce.

Nella nostra vita ritroviamo tutti gli elementi che abbiamo visto sopra.
Ritroviamo il disorientamento di fronte ad eventi che stravolgono la nostra vita e possiamo ritrovare anche le motivazioni che alimentano la nostra fede e incoraggiano il cammino.
Nella vita di preghiera possiamo aprirci alla contemplazione e alla comprensione delle parole che guidano il nostro cammino. Nello stesso tempo non possiamo pretendere di fermare l’istante momentaneo del godimento di momenti felici. E’ faticoso scendere dal monte ed affrontare coraggiosamente il percorso dell’Esodo, fino alla croce. Proprio questa fatica caratterizza il nostro “misero corpo”; ma noi sappiamo che verrà trasfigurato e conformato a quello glorioso di Cristo.

NEL MONDO
Non aver paura.

Noi siamo immersi in un mondo dove la contemplazione è una parola esotica, non fa più parte del linguaggio comune; è per specialisti o per stravaganti, ma spesso anche per coloro che desiderano qualcosa di diverso, un di più che solo può riempire un vuoto.
La preghiera è diventata o soltanto un’abitudine dei residui affezionati alla chiesa o, anche in questo caso, la scelta coraggiosa di pochi impegnati. Con tutta la buona volontà, la maggior parte dice che non ha tempo per farla.
Ci dice S. Paolo che molti si comportano come nemici della croce di Cristo. Il mondo ci presenta la faccia opposta alla croce e ce la presenta come quella veramente da vivere.
Di fronte a questo anche i cristiani possono scoraggiarsi e cedere alle lusinghe.
Gesù esorta i suoi a non aver paura. Dirà «Voi avrete tribolazione nel mondo, ma abbiate fiducia; io ho vinto il mondo!» (Gv 16,33).
Essere investiti dallo spirito della trasfigurazione significa anche questo: affrontare il mondo, il suo stile avverso a Dio senza timore, sapendo che alla fine insieme a Gesù vinceremo il mondo.

UN LAMPO DI GLORIA

Ricerca ardua
         laboriosa,
                  persino,
                            a volte,
                                       fatale,
del non parvente.
Sillogismi
argomentazioni
comprovazioni
per un opaco frammento.
Soltanto un riflesso
- basta un lampo –
della sua gloria
a lambire un torpido
corpo inerte
per far fluire l’estasi.
Sogno
o esodo?
Non l’uno senza l’altro
per accedere
alla trasparenza,
dove luce increata
trionfa.