XV DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO
Anno C
LETTURE: Dt 30, 10-14; Sal 18; Col 1, 15-20; Lc 10, 25-37
 
LITURGIA DELLA PAROLA

Prima Lettura  Dt 30, 10-14
Questa parola è molto vicina a te, perché tu la metta in pratica.

Dal libro del Deuteronòmio
Mosè parlò al popolo dicendo:
«Obbedirai alla voce del Signore, tuo Dio, osservando i suoi comandi e i suoi decreti, scritti in questo libro della legge, e ti convertirai al Signore, tuo Dio, con tutto il cuore e con tutta l’anima.
Questo comando che oggi ti ordino non è troppo alto per te, né troppo lontano da te. Non è nel cielo, perché tu dica: “Chi salirà per noi in cielo, per prendercelo e farcelo udire, affinché possiamo eseguirlo?”. Non è di là dal mare, perché tu dica: “Chi attraverserà per noi il mare, per prendercelo e farcelo udire, affinché possiamo eseguirlo?”. Anzi, questa parola è molto vicina a te, è nella tua bocca e nel tuo cuore, perché tu la metta in pratica».

Salmo Responsoriale  Dal Salmo 18
I precetti del Signore fanno gioire il cuore.

La legge del Signore è perfetta,
rinfranca l’anima;
la testimonianza del Signore è stabile,
rende saggio il semplice.

I precetti del Signore sono retti,
fanno gioire il cuore;
il comando del Signore è limpido,
illumina gli occhi.

Il timore del Signore è puro,
rimane per sempre;
i giudizi del Signore sono fedeli,
sono tutti giusti.

Più preziosi dell’oro,
di molto oro fino,
più dolci del miele
e di un favo stillante.

Seconda Lettura  Col 1, 15-20
Tutte le cose sono state create per mezzo di lui e in vista di lui.

Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Colossèsi
Cristo Gesù è immagine del Dio invisibile,
primogenito di tutta la creazione,
perché in lui furono create tutte le cose
nei cieli e sulla terra,
quelle visibili e quelle invisibili:
Troni, Dominazioni,
Principati e Potenze.
Tutte le cose sono state create
per mezzo di lui e in vista di lui.
Egli è prima di tutte le cose
e tutte in lui sussistono.
Egli è anche il capo del corpo, della Chiesa.
Egli è principio,
primogenito di quelli che risorgono dai morti,
perché sia lui ad avere il primato su tutte le cose.
È piaciuto infatti a Dio
che abiti in lui tutta la pienezza
e che per mezzo di lui e in vista di lui
siano riconciliate tutte le cose,
avendo pacificato con il sangue della sua croce
sia le cose che stanno sulla terra,
sia quelle che stanno nei cieli.

Canto al Vangelo  Gv 6,63.68
Alleluia, alleluia.
Le tue parole, Signore, sono spirito e vita;
tu hai parole di vita eterna.
Alleluia.
 
Vangelo   Lc 10, 25-37
Chi è il mio prossimo?

Dal vangelo secondo Luca
In quel tempo, un dottore della Legge si alzò per mettere alla prova Gesù e chiese: «Maestro, che cosa devo fare per ereditare la vita eterna?». Gesù gli disse: «Che cosa sta scritto nella Legge? Come leggi?». Costui rispose: «Amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima, con tutta la tua forza e con tutta la tua mente, e il tuo prossimo come te stesso». Gli disse: «Hai risposto bene; fa’ questo e vivrai».
Ma quello, volendo giustificarsi, disse a Gesù: «E chi è mio prossimo?». Gesù riprese: «Un uomo scendeva da Gerusalemme a Gèrico e cadde nelle mani dei briganti, che gli portarono via tutto, lo percossero a sangue e se ne andarono, lasciandolo mezzo morto. Per caso, un sacerdote scendeva per quella medesima strada e, quando lo vide, passò oltre. Anche un levìta, giunto in quel luogo, vide e passò oltre. Invece un Samaritano, che era in viaggio, passandogli accanto, vide e ne ebbe compassione. Gli si fece vicino, gli fasciò le ferite, versandovi olio e vino; poi lo caricò sulla sua cavalcatura, lo portò in un albergo e si prese cura di lui. Il giorno seguente, tirò fuori due denari e li diede all’albergatore, dicendo: “Abbi cura di lui; ciò che spenderai in più, te lo pagherò al mio ritorno”. Chi di questi tre ti sembra sia stato prossimo di colui che è caduto nelle mani dei briganti?». Quello rispose: «Chi ha avuto compassione di lui». Gesù gli disse: «Va’ e anche tu fa’ così».
 


Oggi ci troviamo tra le mani un’altra pagina del vangelo da sempre commentata e interpretata in svariatissimi modi, che può lasciarci persino indifferenti, visto che la sappiamo a memoria e abbiamo la sicurezza di ciò che dobbiamo fare, anche se poi, di fatto, nella maggior parte dei casi ci giustifichiamo dicendo: di fronte ad una situazione così complicata come l’attuale, dove intervenire con un soccorso è perfino rischioso, mi trovo con le mani legate; e che cosa potrei fare da solo?
La logica è logica!
Ma cerchiamo di entrare nel merito del testo con più oculatezza.

Nella prima lettura già viene sfatata una nostra obiezione molto comune nei confronti della legge del Signore, che sarebbe troppo difficile da mettere in pratica: è troppo alta e lontana dalle nostre possibilità.
La risposta è inequivocabile: non è lontana, non è troppo alta, non è troppo profonda: è già sulla tua bocca e nel tuo cuore. Sei tu che sei lontano dal tuo cuore, da ciò che c’è di più profondo e meraviglioso dentro di te, da ciò che Dio stesso ha impresso nel tuo animo e che, forse, hai atrofizzato. E’ quella compassione, quello sconvolgimento profondo di fronte alla miseria degli altri, di cui parlerà il vangelo. E’ quello sguardo limpido sul mondo e sull’uomo, che ti rende piacevole fare il bene e contento di averlo fatto.
Chi ha la legge nel cuore può pronunciare le parole che leggiamo nel salmo; parole che per un semplice legalista, schiavo della legge, sono esagerate e idealizzate.

Per comprendere bene il testo del vangelo è necessario partire dall’incontro di Gesù con un dottore della legge. Il dottore della legge, naturalmente, è competente e istruito sui comandamenti.
Il suo intervento parte da una domanda, che non viene fatta con buone intenzioni. Dice l’evangelista che vuole mettere alla prova Gesù. Anche Gesù è così competente nella legge?
Ma, come vedremo, anche Gesù concluderà il discorso con una domanda al rabbino, che lo incastra e gli fa tirare le conclusioni. Non è Gesù che tira le conclusioni, come uno che sta lì a imporre qualcosa. C’è già chi impone un comportamento: basta trovarlo nel proprio cuore.

Innanzitutto bisogna tener presente che si tratta di una parabola, ma che contiene tante allusioni, tanto da farla rivestire di tratti allegorici.
La domanda che fa il dottore della legge è semplice: cosa bisogna fare per ottenere la vita eterna? La risposta a questa domanda è altrettanto semplice: cosa c’è scritto nella legge? Fa questo e vivrai.
Il discorso sembra finito. Ma c’è un intoppo. Un intoppo che continua ad assillare e spesso a indispettire gli uomini fino ad oggi: è la domanda chiave: chi è il mio prossimo? una domanda legittima. Pensiamo a quante categorie di persone ci si presentano nella vita e la difficoltà a decidere chi deve avere la precedenza, cominciando dai più intimi, dai famigliari, dagli amici. Se seguiamo la logica di una scelta razionale e standardizzata si giunge necessariamente ai cosiddetti nazionalismi e sovranismi: prima noi e poi gli altri. E, a quell’epoca, chi poteva essere più sovranista di un israelita, soprattutto nei confronti di un samaritano! E poi come la mettiamo con gli obblighi derivanti da doveri giuridici e sacrali, come potevano essere quelli a cui erano dovuti sacerdoti e leviti?
Nella parabola Gesù fa saltare in aria tutto questo complesso giurisdizionale, i cavilli che servono per giustificarsi (il dottore della legge pone la questione a Gesù per giustificarsi). Prima è necessario avere idee chiare e poi intervenire. Se il quadro non è chiaro lasciare le cose come stanno, anche a scapito del malcapitato.
Sembra di assistere ai dibattiti politici e giuridici sulle questioni sociali di oggi, dove le idiozie si moltiplicano a dismisura. D’altra parte, se non si stabilisce il criterio che fa la differenza e dirime ogni questione, si può dire di tutto e di più, anche a sproposito.
Ma siccome questo criterio, indicato da Gesù, non ha più voce in capitolo, ciascuno pretende di stabilire il proprio.

Quale è questo criterio?
La parabola avrebbe dovuto, secondo logica, concludersi così: trovandoti nelle condizioni descritte, il tuo prossimo è colui che è stato aggredito e rapinato. Ma c’è una sfumatura importante; Gesù ribalta la questione: chi dei tre è stato prossimo al disgraziato. Vale a dire: non aspettare di sapere chi è il tuo prossimo per poter decidere e intervenire; tu, fatti prossimo. E c’è un segnale inconfondibile per riconoscerti prossimo o meno, che non deriva da leggi o prescrizioni o legislazioni varie, contenuti in codici inconsultabili, ma dal tuo cuore: vide e ne ebbe compassione. Questo moto profondo dell’anima, di cui soltanto Gesù poteva parlare, perché lui agiva dietro questo impulso nei nostri confronti. Ecco perché introduce nel discorso un samaritano, uno scomunicato, uno senza legge. E’ la legge scritta nel cuore da Dio stesso e leggibile soltanto da chi non è diventato schiavo di sistemi e istituzioni assolutizzati.