III DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

Anno C

 


LETTURE: Ne 8,2-4.5-6.8-10; Sal 18; 1Cor 12,12-30; Lc 1,1-4; 4,14-21
 

LITURGIA DELLA PAROLA

   

Prima Lettura  Ne 8,2-4.5-6.8-10

Leggevano il libro della legge e ne spiegavano il senso.


Dal libro di Neemìa

In quei giorni, il sacerdote Esdra portò la legge davanti all’assemblea degli uomini, delle donne e di quanti erano capaci di intendere. 
Lesse il libro sulla piazza davanti alla porta delle Acque, dallo spuntare della luce fino a mezzogiorno, in presenza degli uomini, delle donne e di quelli che erano capaci d’intendere; tutto il popolo tendeva l’orecchio al libro della legge. Lo scriba Esdra stava sopra una tribuna di legno, che avevano costruito per l’occorrenza. 
Esdra aprì il libro in presenza di tutto il popolo, poiché stava più in alto di tutti; come ebbe aperto il libro, tutto il popolo si alzò in piedi. Esdra benedisse il Signore, Dio grande, e tutto il popolo rispose: «Amen, amen», alzando le mani; si inginocchiarono e si prostrarono con la faccia a terra dinanzi al Signore. 
I levìti leggevano il libro della legge di Dio a brani distinti e spiegavano il senso, e così facevano comprendere la lettura. 
Neemìa, che era il governatore, Esdra, sacerdote e scriba, e i leviti che ammaestravano il popolo dissero a tutto il popolo: «Questo giorno è consacrato al Signore, vostro Dio; non fate lutto e non piangete!». Infatti tutto il popolo piangeva, mentre ascoltava le parole della legge. 
Poi Neemìa disse loro: «Andate, mangiate carni grasse e bevete vini dolci e mandate porzioni a quelli che nulla hanno di preparato, perché questo giorno è consacrato al Signore nostro; non vi rattristate, perché la gioia del Signore è la vostra forza».

Salmo Responsoriale  Dal Salmo 18
Le tue parole, Signore, sono spirito e vita.

   

La legge del Signore è perfetta,
rinfranca l’anima;
la testimonianza del Signore è stabile,
rende saggio il semplice.

I precetti del Signore sono retti,
fanno gioire il cuore;
il comando del Signore è limpido,
illumina gli occhi.

Il timore del Signore è puro, 
rimane per sempre;
i giudizi del Signore sono fedeli, 
sono tutti giusti.

Ti siano gradite le parole della mia bocca;
davanti a te i pensieri del mio cuore,
Signore, mia roccia e mio redentore.

   

Seconda Lettura  1Cor 12,12-30 forma breve 12,12-14.27

Voi siete corpo di Cristo e sue membra, ciascuno per la sua parte.
 
Dalla prima lettera di san Paolo apostolo ai Corinzi

[ Fratelli, come il corpo è uno solo e ha molte membra, e tutte le membra del corpo, pur essendo molte, sono un corpo solo, così anche il Cristo. 
Infatti noi tutti siamo stati battezzati mediante un solo Spirito in un solo corpo, Giudei o Greci, schiavi o liberi; e tutti siamo stati dissetati da un solo Spirito.
E infatti il corpo non è formato da un membro solo, ma da molte membra. ]Se il piede dicesse: «Poiché non sono mano, non appartengo al corpo», non per questo non farebbe parte del corpo. E se l’orecchio dicesse: «Poiché non sono occhio, non appartengo al corpo», non per questo non farebbe parte del corpo. Se tutto il corpo fosse occhio, dove sarebbe l’udito? Se tutto fosse udito, dove sarebbe l’odorato? 
Ora, invece, Dio ha disposto le membra del corpo in modo distinto, come egli ha voluto. Se poi tutto fosse un membro solo, dove sarebbe il corpo? Invece molte sono le membra, ma uno solo è il corpo. Non può l’occhio dire alla mano: «Non ho bisogno di te»; oppure la testa ai piedi: «Non ho bisogno di voi». Anzi proprio le membra del corpo che sembrano più deboli sono le più necessarie; e le parti del corpo che riteniamo meno onorevoli le circondiamo di maggiore rispetto, e quelle indecorose sono trattate con maggiore decenza, mentre quelle decenti non ne hanno bisogno. Ma Dio ha disposto il corpo conferendo maggiore onore a ciò che non ne ha, perché nel corpo non vi sia divisione, ma anzi le varie membra abbiano cura le une delle altre. Quindi se un membro soffre, tutte le membra soffrono insieme; e se un membro è onorato, tutte le membra gioiscono con lui. [ Ora voi siete corpo di Cristo e, ognuno secondo la propria parte, sue membra. ]  Alcuni perciò Dio li ha posti nella Chiesa in primo luogo come apostoli, in secondo luogo come profeti, in terzo luogo come maestri; poi ci sono i miracoli, quindi il dono delle guarigioni, di assistere, di governare, di parlare varie lingue. Sono forse tutti apostoli? Tutti profeti? Tutti maestri? Tutti fanno miracoli? Tutti possiedono il dono delle guarigioni? Tutti parlano lingue? Tutti le interpretano?
 

Canto al Vangelo   Lc 4,18

Alleluia, alleluia.

Il Signore mi ha mandato a portare ai poveri il lieto annuncio,
a proclamare ai prigionieri la liberazione.
Alleluia.

  

Vangelo  Lc 1,1-4; 4,14-21

Oggi si è compiuta questa Scrittura .
 
Dal vangelo secondo Luca

Poiché molti hanno cercato di raccontare con ordine gli avvenimenti che si sono compiuti in mezzo a noi, come ce li hanno trasmessi coloro che ne furono testimoni oculari fin da principio e divennero ministri della Parola, così anch’io ho deciso di fare ricerche accurate su ogni circostanza, fin dagli inizi, e di scriverne un resoconto ordinato per te, illustre Teòfilo, in modo che tu possa renderti conto della solidità degli insegnamenti che hai ricevuto.
In quel tempo, Gesù ritornò in Galilea con la potenza dello Spirito e la sua fama si diffuse in tutta la regione. Insegnava nelle loro sinagoghe e gli rendevano lode.
Venne a Nàzaret, dove era cresciuto, e secondo il suo solito, di sabato, entrò nella sinagoga e si alzò a leggere. Gli fu dato il rotolo del profeta Isaìa; aprì il rotolo e trovò il passo dove era scritto:
«Lo Spirito del Signore è sopra di me;
per questo mi ha consacrato con l’unzione
e mi ha mandato a portare ai poveri il lieto annuncio,
a proclamare ai prigionieri la liberazione
e ai ciechi la vista;
a rimettere in libertà gli oppressi
e proclamare l’anno di grazia del Signore».
Riavvolse il rotolo, lo riconsegnò all’inserviente e sedette. Nella sinagoga, gli occhi di tutti erano fissi su di lui. Allora cominciò a dire loro: «Oggi si è compiuta questa Scrittura che voi avete ascoltato».

Apri le orecchie del tuo cuore.
L’unico apparecchio acustico
per la tua sordità
è l’ubbidienza e la docilità.
Apri i tuoi occhi
e fissa il volto del rabbi che ti parla.
Gli unici occhiali per la cecità
sono la rinuncia al pregiudizio
e alle aspettative mondane.

Ci sono dei momenti tragici nella storia dei popoli che creano una cesura tra il passato e il presente. Si perde il senso della continuità, nasce un disorientamento e si perdono le tracce del percorso che ha portato al compiersi di certi eventi. Soprattutto la cosa più grave è la dimenticanza delle proprie radici, sia culturali che religiose. Rimane forse lo strascico di un’appartenenza nelle tradizioni tramandate dei padri. E’ possibile ricollegarsi alle radici? Volendolo fare senza tener conto dei fatti avvenuti, sarebbe un anacronismo, una rimozione, per riprendere il cammino da dove si era lasciato. Tutto questo è impossibile. Il richiamo alle origini può essere soltanto un’ispirazione per vivere il presente senza rinnegare i valori di un tempo, integrandoli con il nuovo assetto sociale.

Quando i sopravvissuti all’esilio babilonese sono ritornati in Israele non sapevano che cosa avrebbero trovato, perché per loro era una terra nuova, sconosciuta; erano passati circa cinquant’anni. Per questo gli autori biblici hanno sempre interpretato questo rimpatrio come un nuovo esodo. Essi, di fatto, hanno trovato la desolazione. Gerusalemme e il tempio da ricostruire, la coltivazione delle terre da ripristinare, i costumi antichi da recuperare. Erano subentrate abitudini mutuate dai popoli pagani, la lingua dei padri e delle Scritture, l’ebraico, era ormai incomprensibile, perché parlavano soltanto l’aramaico, il calendario e le feste religiose ormai non erano più punti di riferimento. Basta leggere il profeta Aggeo, oltre che Esdra e Neemia, da cui è tratta la prima lettura di oggi.
Sono riusciti a rileggere la propria storia con nuovi criteri? Sarebbe lungo esaminare il problema per trovare una risposta convincente. Il Libro della Legge di cui si parla, molto probabilmente il Deuteronomio, composto durante gli anni dell’esilio, è una straordinaria sintesi della spiritualità dei padri. Ma le applicazioni pratiche e i successivi eventi lasciano qualche dubbio su una visione nuova e più universalistica della spiritualità tradizionale.
Da questo momento, infatti, nasce il giudaismo, che durerà, con alterne vicende, fino alla diaspora, nel 70 d.C.

Orecchi e occhi

La prima lettura di oggi ci offre un modello di liturgia della parola, che è stato adottato dopo il Concilio Vaticano II.
La prima cosa che viene messa in risalto è l’ascolto: tutto il popolo tendeva l’orecchio al libro della legge.
Quali sono le conseguenze di un ascolto devoto e profondo? Un esame di coscienza, che porta alle lacrime. Si rendono conto dei disastri provocati dall’allontanamento da Dio.
Di riscontro c’è anche la gioia di riscoprire la vicinanza e la misericordia del Signore: «Questo giorno è consacrato al Signore, vostro Dio; non fate lutto e non piangete.
«Andate, mangiate carni grasse e bevete vini dolci e mandate porzioni a quelli che nulla hanno di preparato, perché questo giorno è consacrato al Signore nostro; non vi rattristate, perché la gioia del Signore è la vostra forza».
E’ bello questo riferimento a ciò che promuove piuttosto che a ciò che deprime. La gioia è fonte di energia e di futuro.

Oggi iniziamo la lettura continua del Vangelo di Luca.
Il testo di oggi è diviso in due sezioni. La prima è una specie di introduzione fatta da Luca, per avvertire che non sta raccontando favole, ma di avvenimenti che ha verificato lui stesso, quindi attendibili.
La seconda parte è un discorso che Gesù fa nella sinagoga di Nazaret.
Luca, da vero artista, descrive tutta la scena, i movimenti, provocando una sensazione di attesa. Anche qui si tratta di una liturgia della Parola. Ma è interessante che Luca metta in risalto più lo sguardo: Nella sinagoga, gli occhi di tutti erano fissi su di lui. E’ come un anticipo di ciò che poi dirà. Questa volta la concentrazione è sulla persona, perché il testo che legge è riferito ad una persona, non è un’esortazione o una disquisizione su problemi morali o di comportamento; è una presentazione di se stesso.
Questo anno di grazia annunciato dal profeta Isaia è ora; non bisogna più attendere oltre. Ed è lui che lo inaugura e non ci sarà un altro momento per beneficiarne. «Oggi si è compiuta questa Scrittura che voi avete ascoltato».
Sappiamo che il testo continua, come vedremo la prossima domenica, con risultati non proprio lusinghieri. Ma facciamo finta di non sapere quale sarà la reazione dei compaesani di Gesù, e lasciamoci provocare da questa affermazione così sorprendente. Quali conclusioni ne traiamo e che cosa cambia nella nostra visione del mondo e della nostra vita?