II DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO 

Anno C
  

LETTURE: Is 62,1-5; Sal 95; 1Cor 12,4-11; Gv 2,1-12
  

LITURGIA DELLA PAROLA2 annoC 

    

Prima Lettura  Is 62,1-5 

Gioirà lo sposo per la sposa


 
Dal libro del profeta Isaìa 

Per amore di Sion non tacerò,
per amore di Gerusalemme non mi concederò riposo,
finché non sorga come aurora la sua giustizia
e la sua salvezza non risplenda come lampada.
Allora le genti vedranno la tua giustizia,
tutti i re la tua gloria;
sarai chiamata con un nome nuovo,
che la bocca del Signore indicherà.
Sarai una magnifica corona nella mano del Signore,
un diadema regale nella palma del tuo Dio.
Nessuno ti chiamerà più Abbandonata,
né la tua terra sarà più detta Devastata,
ma sarai chiamata Mia Gioia
e la tua terra Sposata,
perché il Signore troverà in te la sua delizia
e la tua terra avrà uno sposo.
Sì, come un giovane sposa una vergine,
così ti sposeranno i tuoi figli;
come gioisce lo sposo per la sposa,
così il tuo Dio gioirà per te. 

    

Salmo Responsoriale  Dal Salmo 95
Annunciate a tutti i popoli le meraviglie del Signore. 

    

Cantate al Signore un canto nuovo,
cantate al Signore, uomini di tutta la terra.
Cantate al Signore, benedite il suo nome.

Annunciate di giorno in giorno la sua salvezza.
In mezzo alle genti narrate la sua gloria,
a tutti i popoli dite le sue meraviglie.

Date al Signore, o famiglie dei popoli,
date al Signore gloria e potenza,
date al Signore la gloria del suo nome.

Prostratevi al Signore nel suo atrio santo.
Tremi davanti a lui tutta la terra.
Dite tra le genti: «Il Signore regna!».
Egli giudica i popoli con rettitudine. 

    

Seconda Lettura  Cor 12,4-11 

L'unico e medesimo Spirito distribuisce a ciascuno come vuole.
 
Dalla prima lettera di san Paolo apostolo ai Corinzi 

Fratelli, vi sono diversi carismi, ma uno solo è lo Spirito; vi sono diversi ministeri, ma uno solo è il Signore; vi sono diverse attività, ma uno solo è Dio, che opera tutto in tutti. 
A ciascuno è data una manifestazione particolare dello Spirito per il bene comune: a uno infatti, per mezzo dello Spirito, viene dato il linguaggio di sapienza; a un altro invece, dallo stesso Spirito, il linguaggio di conoscenza; a uno, nello stesso Spirito, la fede; a un altro, nell’unico Spirito, il dono delle guarigioni; a uno il potere dei miracoli; a un altro il dono della profezia; a un altro il dono di discernere gli spiriti; a un altro la varietà delle lingue; a un altro l’interpretazione delle lingue. 
Ma tutte queste cose le opera l’unico e medesimo Spirito, distribuendole a ciascuno come vuole. 

  

Canto al Vangelo   2Ts 2,14 

Alleluia, alleluia. 

Dio ci ha chiamati mediante il Vangelo,
per entrare in possesso della gloria 
del Signore nostro Gesù Cristo.
Alleluia. 

   

Questo, a Cana di Galilea, fu l’inizio dei segni compiuti da Gesù.
 
Dal vangelo secondo Giovanni 

In quel tempo, vi fu una festa di nozze a Cana di Galilea e c’era la madre di Gesù. Fu invitato alle nozze anche Gesù con i suoi discepoli. 
Venuto a mancare il vino, la madre di Gesù gli disse: «Non hanno vino». E Gesù le rispose: «Donna, che vuoi da me? Non è ancora giunta la mia ora». Sua madre disse ai servitori: «Qualsiasi cosa vi dica, fatela».
Vi erano là sei anfore di pietra per la purificazione rituale dei Giudei, contenenti ciascuna da ottanta a centoventi litri. E Gesù disse loro: «Riempite d’acqua le anfore»; e le riempirono fino all’orlo. Disse loro di nuovo: «Ora prendetene e portatene a colui che dirige il banchetto». Ed essi gliene portarono. 
Come ebbe assaggiato l’acqua diventata vino, colui che dirigeva il banchetto – il quale non sapeva da dove venisse, ma lo sapevano i servitori che avevano preso l’acqua – chiamò lo sposo e gli disse: «Tutti mettono in tavola il vino buono all’inizio e, quando si è già bevuto molto, quello meno buono. Tu invece hai tenuto da parte il vino buono finora».
Questo, a Cana di Galilea, fu l’inizio dei segni compiuti da Gesù; egli manifestò la sua gloria e i suoi discepoli credettero in lui.
  


Una premessa.
Insieme all’Epifania e al Battesimo, questa domenica è dedicata ancora una volta ad una manifestazione di Gesù. Questa volta ad una cerchia più ristretta, quella dei primi discepoli, ma fondamentale per la costituzione del nucleo generatore della futura chiesa. Per questo l’inizio del vangelo di Luca, scelto come lettura continua di quest’anno, slitta alla prossima domenica, sostituito oggi dal vangelo di Giovanni, che ci racconta il primo dei segni che confermeranno via via la fede degli apostoli.
Giovanni ci dice che questo segno viene fatto a Cana, in uno sposalizio, prima che Gesù desse inizio alla sua missione in Galilea.
Sembra che dall’Epifania si segua un percorso riduttivo, dall’universale al particolare, inverso a quello realmente avvenuto. Nell’Epifania si celebra la manifestazione alle genti, ai pagani; nel Battesimo al popolo di Israele; in questa domenica ai discepoli. La liturgia segue un cammino a ritroso? In realtà contiene una grande saggezza: dall’ombra passa progressivamente alla luce; dal generale, un po’ sfocato, passa al particolare, più preciso e puntuale. Si va verso una conoscenza più specifica, più diretta, più sperimentale della persona di Gesù; e in questo senso si guadagna in intensità, in qualità, in nitidezza.

Nell’esperienza umana, quando si fa riferimento alle relazioni che si intessono tra gli individui, uno dei luoghi più ricorrenti è quello dell’amore dello sposo e della sposa, oltre a quello analogo dell’amicizia.
Non è quindi semplicemente un racconto cronachistico quello che ci offre Giovanni in questa pagina di vangelo, ma va letto con criteri adeguati.
Nella cultura israelitica la relazione sponsale era il top di tutte le relazioni. E’ uno dei filtri con cui si può leggere la storia della salvezza, che si conclude proprio con le nozze dell’Agnello con la sua sposa che è la Chiesa.

CANA DI GALILEA

Più che al testo liturgico, per comprendere bene l’intenzione di Giovanni è bene far riferimento al testo evangelico, che inizia così: Tre giorni dopo, ci fu uno sposalizio a Cana di Galilea…e finisce in questo modo: manifestò la sua gloria e i suoi discepoli credettero in lui.
Giovanni racconta i fatti ed è sempre molto puntuale e preciso, ma i termini che usa sono altamente simbolici e portano in un ambito che non è più quello semplicemente storico, fattuale, ma mistico.
Quel “tre giorni dopo” accostato alla “gloria” e alla fede dei discepoli evoca subito due momenti: la morte e risurrezione e la fine del vangelo. Altrettanto si dica di altri due termini: “donna” e “ora”. “Donna” si ritrova soltanto al momento della croce; anche l’ “ora” sappiamo bene che si riferisce a questo momento.
Giovanni pone il primo dei “segni” (non “miracoli”), che manifestano la sua gloria, in relazione al segno per eccellenza della sua gloria: la morte.
Anche il contesto non sfugge alla stessa logica. E’ una festa di nozze. Spesso ci si ferma alla considerazione che Gesù vuole santificare le nozze; ma non è questo il primo significato. Perché utilizzare il linguaggio di cui abbiamo detto sopra in una festa di nozze? Se seguiamo attentamente il racconto, gli sposi presenti passano in secondo ordine: tutto lo spazio è occupato da Gesù, Maria, il vino, i discepoli, che prendono atto di ciò che accade e credono in lui; alla fine compare chi dirige il banchetto, all’oscuro di tutto, che si congratula con lo sposo per il buon vino conservato fino alla fine, sbagliando bersaglio. Gli sposi sono anch’essi semplicemente fruitori del dono, non elargitori. Di quali nozze si parla allora? S. Giovanni salpa con il pensiero verso ben altri lidi. Anche le nozze diventano simbolo, metafora di un’altra realtà che rievoca la letteratura profetica, dove la relazione tra Dio e Israele viene descritta con l’immagine delle nozze. Giovanni non si ferma al Vecchio Testamento; non gli sfugge che ormai le nozze si celebrano tra Cristo e la Chiesa. L’ultimo intervento del Battista parlerà in questo senso: “Chi possiede la sposa è lo sposo; ma l`amico dello sposo, che è presente e l`ascolta, esulta di gioia alla voce dello sposo. Ora questa mia gioia è compiuta. Egli deve crescere e io invece diminuire (Gv 3, 29-30).
Giovanni addensa elementi significativi. Il primo è l’intervento della madre. Anche in questo caso usa una parola che può apparire fuori luogo in un dialogo familiare: “donna”. In Giovanni le uniche due volte che Gesù si rivolge alla madre, qui e sulla croce, la chiama con questo appellativo. Vuol dire che gli viene attribuito un senso forte. Per sintetizzare, stando alle interpretazioni dei Padri, diciamo che Maria è la Donna, la nuova Eva.
C’è poi un’espressione che fa difficoltà al nostro linguaggio, che è stata tradotta con: che vuoi da me? Ma è una domanda che può significare: Che c’entriamo noi? Siamo coinvolti? E poi l’accenno all’ “Ora”, che non è ancora giunta, eppure viene in qualche modo prefigurata.
C’è un’altra frase piena di suggestioni: «Qualsiasi cosa vi dica, fatela». La nuova traduzione ha cercato di rendere il senso del testo greco, che non precisa ciò che dirà Gesù, lascia a lui ogni decisione, e lascia supporre che può essere qualsiasi cosa. Cosa si inventerà?
Anche il vino subisce una trasposizione metaforica: segno di festa e di abbondanza.
Il testo si conclude proprio con la manifestazione della sua gloria e la fede dei discepoli. Giovanni, nella sua prima lettera dirà: ciò che noi abbiamo veduto, abbiamo ascoltato, abbiamo toccato con mano, lo annunciamo a voi.

Far iniziare la vita pubblica di Gesù con una festa di nozze per noi non è irrilevante. Gesù non si limita, come Giovanni Battista, ad un annuncio penitenziale, non viene a predicare la mortificazione e la tristezza, ma una festa.
Da parte nostra, però, dobbiamo tener presenti due cose, anzi tre: Gesù è un invitato, quindi soltanto se viene invitato può venire incontro ai nostri fallimenti; la presenza di Maria non è marginale; l’esortazione di Maria è essenziale perché si compia il miracolo: fate quello che vi dirà.