XXXII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO
Anno B
  32


LETTURE: 1 Re 17,10-16; Sal 145; Eb 9,24-28; Mc 12,38-44


LITURGIA DELLA PAROLA

Prima Lettura   1 Re 17, 10-16
La vedova fece con la sua farina una piccola focaccia e la portò a Elia.

 


Dal primo libro dei Re

In quei giorni, il profeta Elia si alzò e andò a Sarèpta. Arrivato alla porta della città, ecco una vedova che raccoglieva legna. La chiamò e le disse: «Prendimi un po' d'acqua in un vaso, perché io possa bere».
Mentre quella andava a prenderla, le gridò: «Per favore, prendimi anche un pezzo di pane». Quella rispose: «Per la vita del Signore, tuo Dio, non ho nulla di cotto, ma solo un pugno di farina nella giara e un po' d'olio nell'orcio; ora raccolgo due pezzi di legna, dopo andrò a prepararla per me e per mio figlio: la mangeremo e poi moriremo».
Elia le disse: «Non temere; va' a fare come hai detto. Prima però prepara una piccola focaccia per me e portamela; quindi ne preparerai per te e per tuo figlio, poiché così dice il Signore, Dio d'Israele: "La farina della giara non si esaurirà e l'orcio dell'olio non diminuirà fino al giorno in cui il Signore manderà la pioggia sulla faccia della terra"».
Quella andò e fece come aveva detto Elia; poi mangiarono lei, lui e la casa di lei per diversi giorni. La farina della giara non venne meno e l'orcio dell'olio non diminuì, secondo la parola che il Signore aveva pronunciato per mezzo di Elia.  

Salmo Responsoriale    Dal Salmo 145
Loda il Signore, anima mia.


Il Signore rimane fedele per sempre
rende giustizia agli oppressi,
dà il pane agli affamati.
Il Signore libera i prigionieri.

Il Signore ridona la vista ai ciechi,
il Signore rialza chi è caduto,
il Signore ama i giusti,
il Signore protegge i forestieri.

Egli sostiene l'orfano e la vedova,
ma sconvolge le vie dei malvagi.
Il Signore regna per sempre,
il tuo Dio, o Sion, di generazione in generazione.

Seconda Lettura   Eb 9, 24-28
Cristo si è offerto una volta per tutte per togliere i peccati di molti.

Dalla lettera agli Ebrei

Cristo non è entrato in un santuario fatto da mani d'uomo, figura di quello vero, ma nel cielo stesso, per comparire ora al cospetto di Dio in nostro favore. E non deve offrire se stesso più volte, come il sommo sacerdote che entra nel santuario ogni anno con sangue altrui: in questo caso egli, fin dalla fondazione del mondo, avrebbe dovuto soffrire molte volte.
Invece ora, una volta sola, nella pienezza dei tempi, egli è apparso per annullare il peccato mediante il sacrificio di se stesso. E come per gli uomini è stabilito che muoiano una sola volta, dopo di che viene il giudizio, così Cristo, dopo essersi offerto una sola volta per togliere il peccato di molti, apparirà una seconda volta, senza alcuna relazione con il peccato, a coloro che l'aspettano per la loro salvezza.

Canto al Vangelo   Mt 5,3
Alleluia, alleluia.
Beati i poveri in spirito, perché di essi è il regno dei cieli.
Alleluia.

Vangelo   Mc 12, 38-44
Questa vedova, così povera, ha gettato nel tesoro più di tutti gli altri

Dal vangelo secondo Marco

In quel tempo, Gesù [nel tempio] diceva alla folla nel suo insegnamento: «Guardatevi dagli scribi, che amano passeggiare in lunghe vesti, ricevere saluti nelle piazze, avere i primi seggi nelle sinagoghe e i primi posti nei banchetti. Divorano le case delle vedove e pregano a lungo per farsi vedere. Essi riceveranno una condanna più severa».
[Seduto di fronte al tesoro, osservava come la folla vi gettava monete. Tanti ricchi ne gettavano molte. Ma, venuta una vedova povera, vi gettò due monetine, che fanno un soldo.
Allora, chiamati a sé i suoi discepoli, disse loro: «In verità io vi dico: questa vedova, così povera, ha gettato nel tesoro più di tutti gli altri. Tutti infatti hanno gettato parte del loro superfluo. Lei invece, nella sua miseria, vi ha gettato tutto quello che aveva, tutto quanto aveva per vivere».


La pagina del vangelo di oggi è la presentazione di un dittico, dove le immagini del primo quadro sono in netta contrapposizione a quelle del secondo.
Il primo quadro ci presenta dei personaggi in primo piano; sono importanti, non possono passare inosservati, passeggiano con le loro lunghe vesti, nei banchetti occupano sempre i primi posti, dove passano la gente si inchina, sono stimati da tutti, perché pregano ad alta voce e pubblicamente. Inoltre sono benefattori: si occupano delle vedove, le prendono a loro carico, se ne fanno garanti e custodiscono le loro case. Gente ammirevole sotto tutti i punti di vista.

Il secondo quadro ci presenta un ambiente molto ordinario, di gente che va al tempio, compie il proprio dovere di deporre la propria offerta nell’apposita bussola; c’è chi da molto e chi poco o persino si toglie il pane dalla bocca per fare l’offerta.
Nel primo quadro vediamo chi si occupa delle vedove, fino a sottrarre loro l’autosufficienza, nel secondo c’è una vedova, che ha soltanto due spiccioli da offrire. Gesù sta lì ad osservare quest’ultima scena ed è toccato da questa generosità estrema di questa vedova. E fa una sua valutazione.

Sulla scena di questo mondo ci sono persone di ogni estrazione e di ogni livello sociale o culturale o di censo.
Oggi vediamo chi è sempre sul set, chi vive di notorietà, chi è ammirato per la sua demagogia, chi è invidiato per la sua posizione sociale o per la sua ricchezza, chi si spaccia per benefattore, chi, anche nella chiesa, occupa cariche importanti e si distingue anche per ampollosi paludamenti.
Al contrario vediamo anche chi ostenta povertà, chi vive per la strada e, nella chiesa, devoti molto osservanti e notoriamente ammirati, molto spesso gli uni e gli altri per far mostra di sé.
Infine ci sono quelli di cui nessuno parla, che stentano, che sono nascosti, che muoiono di fame e di cui nessuno parla.
Gesù li osserva e ne dà un giudizio.
Il giudizio è quello espresso nel vangelo: «In verità io vi dico: questa vedova, così povera, ha gettato nel tesoro più di tutti gli altri. Tutti infatti hanno gettato parte del loro superfluo. Lei invece, nella sua miseria, vi ha gettato tutto quello che aveva, tutto quanto aveva per vivere».

La riflessione che prende corpo da questo insegnamento potrebbe essere sintetizzata in queste parole: apparenza o sostanza? Quanto ci teniamo all’apparenza! E come ci sentiamo feriti quando gli altri non ci prendono in considerazione! Ciò che mostriamo è un involucro, una maschera oppure è la trasparenza di un contenuto, di una ricchezza che non può restare nascosta, di quella luce di cui parla Gesù, che non può essere soffocata?
La quantificazione è la più grande mistificazione del nostro tempo. Il valore si calcola in base alla quantità: quantità di danaro, quantità di doti, quantità di fans, quantità di dischi venduti, quantità di azioni, quantità di preghiere, quantità di offerte, ecc.
Ma dov’è il valore vero, in base a che cosa si calcola?
Entriamo nella profondità di noi stessi e interroghiamoci: con chi o con che cosa ci confrontiamo?
A proposito S. Francesco, che se ne intendeva di queste questioni, metteva in guardia i suoi, che come tutti si lasciavano incantare dai successi, anche nel campo dell’apostolato. E concludeva con una frase lapidaria: “Quanto l’uomo vale davanti a Dio, tanto vale e non di più”.
Forse dobbiamo rivedere tante bizzarre fissazioni che ci fanno girare a vuoto nella ricerca della più autentica relazione con Dio.