IV DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO
Anno B


LETTURE: Dt 18,15-20; Sal 94; 1 Cor 7,32-35; Mc 1,21-28
 
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LITURGIA DELLA PAROLA
   
Prima Lettura  Dt 18, 15-20
Susciterò un profeta e gli porrò in bocca le mie parole.


Dal libro del Deuteronòmio

Mosè parlò al popolo dicendo: «Il Signore, tuo Dio, susciterà per te, in mezzo a te, tra i tuoi fratelli, un profeta pari a me. A lui darete ascolto. Avrai così quanto hai chiesto al Signore, tuo Dio, sull'Oreb, il giorno dell'assemblea, dicendo: "Che io non oda più la voce del Signore, mio Dio, e non veda più questo grande fuoco, perché non muoia".
Il Signore mi rispose: "Quello che hanno detto, va bene. Io susciterò loro un profeta in mezzo ai loro fratelli e gli porrò in bocca le mie parole ed egli dirà loro quanto io gli comanderò. Se qualcuno non ascolterà le parole che egli dirà in mio nome, io gliene domanderò conto. Ma il profeta che avrà la presunzione di dire in mio nome una cosa che io non gli ho comandato di dire, o che parlerà in nome di altri dèi, quel profeta dovrà morire"».
   
Salmo Responsoriale  Dal Salmo 94/95
Ascoltate oggi la voce del Signore.

   
Venite, cantiamo al Signore,
acclamiamo la roccia della nostra salvezza.
Accostiamoci a lui per rendergli grazie,
a lui acclamiamo con canti di gioia.

Entrate: prostràti, adoriamo,
in ginocchio davanti al Signore che ci ha fatti.
È lui il nostro Dio
e noi il popolo del suo pascolo,
il gregge che egli conduce.

Se ascoltaste oggi la sua voce!
«Non indurite il cuore come a Merìba,
come nel giorno di Massa nel deserto,
dove mi tentarono i vostri padri:
mi misero alla prova
pur avendo visto le mie opere».
    
Seconda Lettura  1 Cor 7, 32-35
La vergine si preoccupa delle cose del Signore, per essere santa.

Dalla prima lettera di san Paolo apostolo ai Corinzi

Fratelli, io vorrei che foste senza preoccupazioni: chi non è sposato si preoccupa delle cose del Signore, come possa piacere al Signore; chi è sposato invece si preoccupa delle cose del mondo, come possa piacere alla moglie, e si trova diviso!
Così la donna non sposata, come la vergine, si preoccupa delle cose del Signore, per essere santa nel corpo e nello spirito; la donna sposata invece si preoccupa delle cose del mondo, come possa piacere al marito.
Questo lo dico per il vostro bene: non per gettarvi un laccio, ma perché vi comportiate degnamente e restiate fedeli al Signore, senza deviazioni.
 
Canto al Vangelo  Mt 4,16
Alleluia, alleluia.
Il popolo che abitava nelle tenebre vide una grande luce,
per quelli che abitavano in regione e ombra di morte una luce è sorta.
Alleluia.
  
Vangelo  Mc 1, 21-28
Insegnava loro come uno che ha autorità.

Dal vangelo secondo Marco

In quel tempo, Gesù, entrato di sabato nella sinagoga, [a Cafàrnao,] insegnava. Ed erano stupiti del suo insegnamento: egli infatti insegnava loro come uno che ha autorità, e non come gli scribi.
Ed ecco, nella loro sinagoga vi era un uomo posseduto da uno spirito impuro e cominciò a gridare, dicendo: «Che vuoi da noi, Gesù Nazareno? Sei venuto a rovinarci? Io so chi tu sei: il santo di Dio!». E Gesù gli ordinò severamente: «Taci! Esci da lui!». E lo spirito impuro, straziandolo e gridando forte, uscì da lui.
Tutti furono presi da timore, tanto che si chiedevano a vicenda: «Che è mai questo? Un insegnaménto nuovo, dato con autorità. Comanda persino agli spiriti impuri e gli obbediscono!».
La sua fama si diffuse subito dovunque, in tutta la regione della Galilea.
  


S. Marco, nel suo linguaggio breve, sintetico e colorito, ci presenta dei quadri di vita vissuta di Gesù in mezzo alla gente e nel suo insegnamento. L’effetto che produce, anche oggi, è simile a quello che avvertiva la gente che lo ascoltava: lo stupore e la meraviglia per qualcosa di inedito, di nuovo, mai visto prima o narrato da altri. L’evangelista ci manda un messaggio tramite l’opinione che la gente si fa di Gesù, che in fondo approva anche lui.

Di fronte a misteriosi poteri.
Il vangelo di oggi è costituito da tre sezioni: la prima e la terza si richiamano a vicenda e si completano. Al centro, che fa da cerniera, un esorcismo.
Marco annota che Gesù, dopo aver chiamato i primi discepoli, cominciò ad insegnare nella sinagoga. Non ci dice che cosa insegnava, ma il come insegnava. Forse gli argomenti saranno stati simili a quelli che proponevano gli scribi. Ma la gente rimane stordita dal come Gesù li propone. La gente mette subito a confronto i due modi di insegnare. Degli scribi dice semplicemente che Gesù non insegnava come loro, ma con autorità. Questa parola fa trapelare qualcosa che nasce in una regione diversa da quella semplicemente umana. Gli scribi non facevano che ripetere schemi triti, senza vita, vuoti; non sapevano cioè entrare nei misteri che la Parola di Dio, che leggevano sempre nella sinagoga, poteva comunicare. La forma valeva più dei contenuti (quanto si ripete spesso questo sistema anche oggi!). La gente intuisce subito che le parole di Gesù provengono da un mondo diverso, capiscono di trovarsi di fronte ad un potere che le rende vive, attuali, che colpiscono nel segno.
Allo stupore provocato dal modo di parlare di Gesù subentra l’azione. La sua parola non cade nel vuoto; se colpisce gli ascoltatori, molto di più colpisce uno spirito maligno che possiede un uomo presente nella sinagoga. Il confronto allora si trasferisce in un altro settore; non è più tra Gesù e gli scribi, ma tra Gesù e gli spiriti. Lo spirito si sente colpito a morte: «Che vuoi da noi, Gesù Nazareno? Sei venuto a rovinarci? Io so chi tu sei: il santo di Dio!». Il loro terrore di fronte alla parola e alla presenza di Gesù si evidenzia nelle convulsioni e nelle grida drammatiche dell’ossesso. Gesù non mette in atto chissà quale strategia, o qualche rito particolare e impegnativo, come avveniva negli esorcismi fatti dagli scribi; gli bastano due parole: “taci! Esci!”. E’ la dimostrazione di quale autorità possiede Gesù, nel parlare e nell’agire.
Lo stupore della gente diventa più incredibile: «Che è mai questo? Un insegnamento nuovo, dato con autorità. Comanda persino agli spiriti impuri e gli obbediscono!».
Si conclude con una domanda, che per ora non trova risposta; infatti la risposta vera e più autentica sarà data soltanto dopo la risurrezione. Il potere di Satana sarà annientato; ma già da ora lo scontro è evidente.

Chi è il profeta.
La prima lettura riporta la famosa profezia di Mosè, contenuta nel Deuteronomio, circa il profeta che verrà dato al popolo, che dirà le parole di Dio. Questi non parlerà più direttamente al popolo, ma parlerà attraverso questo profeta.
Qui si fa riferimento soltanto al parlare. Nel vangelo di oggi viene preso in considerazione in primo luogo questo aspetto; Gesù parla con un potere che non ha uguali negli altri maestri.
Ma il testo ci dice che Gesù non si limita a parlare, ma agisce direttamente con un potere unico, misterioso. La profezia, allora, è contenuta anche nel suo agire; ciò che fa diventa profetico, cioè preannuncia ciò che Dio compie nel suo regno; e più precisamente la sconfitta del potere del maligno. I discepoli di Emmaus lo definivano: “profeta potente in opere e in parole, davanti a Dio e a tutto il popolo”. Ancora una volta è l’opinione di chi lo ha ascoltato e ha visto ciò che compiva, che l’evangelista fa sua.
Noi dobbiamo saper ascoltare la parola di Gesù non soltanto quando egli parla, ma anche quando agisce, quando compie miracoli, quando interviene soprattutto con i peccatori.
Così si dimostra che il vero profeta promesso da Dio è lui. Giovanni Battista alla domanda rivoltagli se lui fosse il Profeta risponde: non sono io il Profeta; rimandando così alla persona di Gesù che tutti aspettavano.
Questo aspetto apre una finestra sulla profezia che deve caratterizzare la Chiesa e i cristiani. Non ci può essere contraddizione né discrepanza tra ciò che viene proclamato e ciò che viene praticato, perché anche la condotta di vita nel cristiano diventa profezia.

Un suggerimento oggi fuori moda.
E’ opportuna una parola sulla seconda lettura. S. Paolo viene interpellato sulla opportunità e la liceità di invitare le ragazze a restare vergini, per consacrarsi al Signore. Questo destava qualche perplessità nella comunità di Corinto.
S. Paolo non dà degli ordini, ma delle direttive e dei consigli. Per lui è più conveniente rimanere senza sposarsi, perché così ci si può dedicare totalmente al Signore, senza distrazioni e preoccupazioni. Dice che non vuole tendere un laccio, cioè non vuole indurre all’infedeltà o creare altri problemi. Ciascuno è libero di decidere ciò che gli sembra più giusto per lui.
Oggi questa opzione è vista in modo strano, con sospetto e sembra una scelta da persone poco concrete e forse un po’ esaltate.

(A Cafarnao)

Un urlo
grido disperato
segnò l’inizio
del tempo nuovo.

Non più profeti
ma la Persona Viva ormai parla,
non più interpreti
ma la Verità comunica a voce,
non più maestri di itinerari varii
ma la Via si apre al mondo.

Di sabato
finito il lungo riposo
Dio in persona
viene
e riprende la creazione.