Saluto del Parroco

Natale 2019

BETLEMME E IL PRESEPIO Carissimi tutti'
Buon Natale!
Carissimi tutti, Buon Natale! Tre settimane fa ero a Betlemme con un gruppo di pellegrini di Fiuggi, e abbiamo iniziato le nostre visite dall'orfanotrofio "la cre-che" (la mangiatoia) delle Suore Figlie della carità di San Vincenzo de' Paoli, dove vengono accolti bambini abbandonati dei territori palestinesi.

Poi ci siamo spostati al Campo dei Pastori dove abbiamo celebrato la Messa in una della grotte, dove c'è esposta l'immagine di Gesù nella forma di Bambino. Mi è venuto pero spontaneo chiedere ai miei amici pellegrini dove sentivano di aver incontrato autenticamente Gesù se davanti a quella statuetta o tenendo tra le braccia quei bambini abbandonati...

Dagli sguardi si percepiva la consapevolezza che pur riconoscendo ai simboli il loro valore, Gesù in quei bambini lo avevamo incontrato dal vivo... e ce ne siamo tornati a casa pieni di emozioni, pieni di gioia... sempre più convinti che puoi celebrare davvero il Natale quando il Signore nasce dentro di te e da questo incontro personale ne scaturisce la capacita di aprire il cuore e spalancare le braccia a chiunque è in qualsiasi forma di necessità e in questo è il "piccolo" da mettere al centro. In quegIi stessi giorni Papa Francesco ci scriveva una lettera sul presepio, invitandoci a scoprire in esso la "manifestazione della tenerezza di Dio" e a coglierlo come: un invito a "sentire", a "toccare" la povertà che il Figlio di Dio ha scelto per sè nella sua Incarnazione. E così, implicitamente, è un appello a seguirlo sulla via dell'umiltà, della povertà, della spogliazione, che dalla mangiatoia di Betlemme conduce alla Croce.

E’ un appello a incontrarlo e servirlo con misericordia nei fratelli e nelle sorelle più bisognosi (cfr Mt 25,31-46). Cari fratelli e sorelle, mi sembra allora che quest'anno dobbiamo sostare davanti al presepio non tanto per vedere continuata una tradizione a cui siamo affezionati o per ammirarne le qualità artistiche, ma viverlo come una ulteriore e appassionante opportunità di ricominciamento... Dal punto di vista di ogni singola persona per crescere nella consapevolezza che tutto ha senso dal nostro cammino di fede se abbiamo fatto esperienza della tenerezza di Dio e ce ne siamo lasciati conquistare: da qui nascono una buona lettura della realtà che ci circonda, i sentimenti di stima e di fiducia reciproca, il desiderio di armonizzare i vari servizi, il primato della comunione, e via via la pazienza, la tolleranza, il rispetto, la comprensione e il perdono.

Dal punto di vista comunitario, non c'è dubbio che l'apertura della "Casa S. Felice per l'accoglienza di senza fissa dimora, oltre che il frutto di un lungo cammino percorso rappresenti anche l'inizio di uno nuovo per una comunità più aperta ai poveri e più capace di collaborazione. A Betlemme la gioia del ricordo della nascita di Gesù viene quasi soffocata dalla tristezza di quell'orribile muro che perpetua le recinsioni dei campi di sterminio... ogni recinsione ed ogni muro sono un crimine contra l'umanità e contro la tenerezza... Sta a noi decidere se lasciarci intrappolare dalI'ideologia della scelta di campo o se voler essere di quelli che, come Dio, aprono brecce... e in ogni tipo di muro... fosse anche e soltanto quello dell'orgoglio e della presunzione, del pregiudizio e della chiusura, della distanza che c’è tra l'essere stati in un qualche modo catechizzati e sacramentalizzati, e, invece, l'essere stati evangelizzati (conquistati dalla buona notizia della tenerezza di Dio) e divenuti capaci di scelte e comportamenti evangelici. Davanti al presepio, per ricominciare...impariamolo dal Dio bambino...
Auguri a tutti Fra' Mario

 

 

IV GIORNATA DI DIALOGO ISLAMO-CRISTIANO 16/11/2019 ore 16,30

 

IV GIORNATA DI DIALOGO ISLAMO-CRISTIANO

16/11/2019 ore 16,30

Sala riunioni Parrocchia San Felice a Cantalice

 

BENVENUTI – AHLAN WASAHLAN

 

Carissimi fratelli e sorelle,

 

benvenuti a questa IV giornata di dialogo islamo-cristiano, prosecuzione di quello stupendo incontro interreligioso, che si tenne ad Assisi il 27/10/1986, che celebriamo in questa sala della Parrocchia di San Felice, da una parte per necessità tecniche (una sala capiente per un certo numero di persone), dall’altra perché già in altre occasioni, senza distinzioni di religione o cultura, molti hanno potuto usare di questi locali e sentircisi di casa, come fratelli entrati nella medesima ‘arca della fraternità’.

   Quando mi è stato chiesto se nella Parrocchia ci fosse un salone adatto per questa occasione, il mio pensiero è andato immediatamente al fatto che quest’anno ci sono state tante iniziative per celebrare il ricordo dell’incontro tra Francesco d’Assisi e il sultano Al Malik Al Kamil, avvenuto 800 anni fa, e che quindi, come francescani, era bene che quest’incontro si tenesse proprio qui, per lasciarci animare da quello che oggi chiamiamo lo spirito di Assisi (in riferimento al 27 ottobre), e anche spirito di Damietta (luogo dell’incontro tra Francesco e il Sultano).

   Il nostro modo di accostarci oggi alle cose del passato ci spinge a chiederci: che cosa avvenne realmente in quell’estate del 2019? Cosa c’è di significativo per noi in quell’episodio?

   Riguardo alla prima domanda è relativamente facile spogliare l’episodio di tanti elementi leggendari o ideologici: Francesco desiderava incontrare Gesù quasi ‘dal vivo’, per questo bramava recarsi nei luoghi dove Lui è vissuto e per farlo aveva bisogno di un lasciapassare da parte della massima autorità islamica, in quel momento così difficile con la Crociata in corso. Non ottenne quel permesso (e sarà  costretto a ricostruirsi la grotta di Betlemme a Greccio nel 1223, o il Calvario sul monte della Verna nel 1224), ma neanche fu messo a morte… forse perché c’era andato con quello spirito che traspare da quanto da lui stesso aveva  fatto scrivere nel cap. XVI della Regola non bollata (cioè che non fu mai sottoposta all’approvazione dell’autorità ecclesiastica, ma che rimane quella più vicina alle sue intenzioni): “… Perciò qualsiasi frate che vorrà andare tra i Saraceni e altri infedeli, vada con il permesso del suo ministro e servo. Il ministro poi dia loro il permesso e non li ostacoli se vedrà che sono idonei ad essere mandati; infatti dovrà rendere ragione al Signore, se in queste come in altre cose avrà proceduto senza discrezione. I frati poi che vanno fra gli infedeli, possono comportarsi spiritualmente in mezzo a loro in due modi. Un modo è che non facciano liti o dispute, ma siano soggetti ad ogni creatura umana per amore di Dio e confessino di essere cristiani. L’altro modo è che quando vedranno che piace al Signore, annunzino la parola di Dio …”

   Riguardo alla seconda, cosa può insegnarci un Francesco disarmato e disarmante che passa indenne tra quegli uomini (cristiani o musulmani che fossero) disumanizzati dalla guerra? Quali indicazioni possiamo trarne per far si che questo possa essere un momento profondo di dialogo e di conoscenza reciproca?

   Non facciano liti o dispute. La via del dialogo non passa né per le rivendicazioni storiche né per le riaffermazione dei propri principi dottrinali (evitare le inutili discussioni): è la via dell’oltre. “Per capire il cuore e la mente di una persona, non guardare a quello che ha già raggiunto, ma a ciò a cui aspira.” (Gibran)

   Siano soggetti ad ogni umana creatura. Detto da un ‘chierico’ (Francesco) nel tempo in cui un Concilio (Lateranense IV 1215) vietava che i chierici fossero sottomessi ai laici… La via del dialogo si percorre scendendo dal quel piedistallo, che  “prepara il terreno alle ostilità e alla discordia”. “Vuoi erigere un edificio che arrivi fino al cielo? Costruisci prima le fondamenta dell’umiltà.” (Sant’Agostino)

   Se piace al Signore... La via del dialogo è percorribile per coloro che, seppure per tanti sentieri diversi, sono davvero ‘cercatori di Dio’, e non di ciò che piace a loro. Solo così le cose meravigliose che ciascuno ha incontrato nel proprio cammino diventano patrimonio comune e “testimonianza della grandezza della fede in Dio che unisce i cuori divisi ed eleva l’animo umano”. “Credo nel Dio che ha creato gli uomini, non nel Dio che gli uomini hanno creato. (A. Karr)

   A tutti auguro che attraverso questo incontro i semi della fratellanza pace si radichino sempre più dentro di noi. Benvenuti.

                                                                             fra’ Mario

Pasqua 2019


Carissimi fratelli e sorelle metto per iscritto quelloche ciascuno di noi porta nel profondo del cuore e sta esprimendo agli altri, sepolcrovuotociascuno con parole diverse, ma certamente con grande convinzione : l'augurio fraterno e gioioso di Buona Pasqua. So che per alcuni potrei anche essere diventato noioso durante la Quaresima a l forza di richiamare l'attenzione verso il tema sul quale tutta la Chiesa di Roma ha voluto riflettere: come superare la paura del nuovo e la mancanza di flducia in Dio, per intraprendere un cammino d i popolo, ed assumerci la missione a cui Dio ci sta chiamando in questo tempo, in questa nostra città, in questo nostro territorio?
Andrebbe da sé chiederci: guidato da questa domanda come sono arrivato a questa Pasqua? Ho individuato il nuovo a cui Dio mi sta chiamando e sono pron­ to a passare dal vecchio al nuovo?
Questa, in fondo, è la domanda affascinante di ogni Pasqua e di tanti grandi
momenti della vita: mi fido a tal punto di Dio da essere capace di fasciarmi porta­
re da lui H aldilà del mare" ?
Ma questa è una domanda che dobbiamo farci anche comunitariamente: ci vogliamo passare "aldilà del mare"? Ci fidiamo gli uni degli altri per farlo insieme?
Mi incuriosisce il modo degli evangelisti di raccontare la presenza di Gesù Risor­ to : si fa vedere da singoli o da coppie e li spinge a tornar e di corsa dagli altri, e quando stanno tutti insieme lui è là, in modo imprevisto e sorprendente, non a dire: "Avete visto quanto sono forte? Adesso ci penso io, posso fare tranquilla ­
mente a meno di voi...,, ma a spingerli ad assumersi la responsabilità di aver e dentro il suo stesso respiro e di andare, di correre insieme verso gli altri,perché l'amore che fa risorgere si può sperimentare solo insieme,e solo insieme si può trasmettere.
Cari fratelli e sorelle, "aprirsi al nuovo" non significa provare ad immaginare le cose più strane possibili, ma, alla maniera di Gesù, fidarsi così tanto di Dio che l'amare senza misura diventa passaggio aperto in mezzo al mare e voglia di non tornare più indietro, altrimenti corriamo il rischio di rimanere impantanati sempre nei nostri cincischiamenti e di avere in bocca sempre il gusto amaro dell'insignificanza .

Buon passaggio dalla paura alla fiducia, dalla solitudine alla comunione frater­ na... per divenire un popolo che sa trasformare le crepe di un mondo che descri­viamo spesso come se stesse per crollarci addosso (o della nostra stessa vita),in squarci di luce e di gioia.

Buona Pasqua! a tutti, e a nome di tutta la comunità parrocchiale, presbiteri, diaconi, religiosi/e e laici.

Fra' Mario

Quaresima 2019

Digiunare, cioè imparare a cambiare il nostro atteggiamento verso gli altri e le creature: dalla tentazione di “divorare” tutto per saziare la nostra ingordigia, alla capacità di soffrire per amore, che può colmare il vuoto del nostro cuore.

Pregare per saper rinunciare all’idolatria e all’autosufficienza del nostro io, e dichiararci bisognosi del Signore e della sua misericordia.

Fare elemosina per uscire dalla stoltezza di vivere e accumulare tutto per noi stessi, nell’illusione di assicurarci un futuro che non ci appartiene. E così ritrovare la gioia del progetto che Dio ha messo nella creazione e nel nostro cuore, quello di amare Lui, i nostri fratelli e il mondo intero, e trovare in questo amore la vera felicità.                                        

                     Francesco (mess. Quaresima 2019)

Carissimi fratelli e sorelle,

iniziamo con il segno delle ceneri questo tempo liturgico che ha il suo centro nella Veglia Pasquale: ad essa ci prepariamo con la Quaresima; ad essa diamo una continuità nei 50 giorni fino a Pentecoste; e la estendiamo a tutto l’anno con la Pasqua domenicale, centro della nostra settimana.

   Evitiamo, dunque, di iniziare la Quaresima, così come abbiamo fatto per tanti anni, come se fosse un tempo fine a se stesso di preghiere e pratiche particolari, di digiuni, di penitenze, di punizioni e di espiazioni… L’obiettivo della nostra vita di fede è vivere da risorti e, di conseguenza, il primo passo è lasciarci liberare da tutto ciò che lo impedisce, nella consapevolezza che quando il male comincia ad uscire dalla nostra vita, lì cominciamo a risorgere.

   Il male, in tutte le forme in cui ci avvince e, in particolare, quelle in cui siamo più radicati (abitudini e dipendenze)… ma anche visto in un aspetto specifico, quello che riguarda me e noi, questa nostra comunità, al nostro interno, proprio quest’anno, in questa Quaresima.

   L’anno scorso, di questi tempi, abbiamo riflettuto sulle malattie delle nostre comunità parrocchiali… Don Angelo, Vicario di Papa Francesco, sottolinea che anche in esse “divenute a volte chiuse e litigiose, si corre il rischio che Dio venga onorato e adorato ma fondamentalmente “messo a tacere”: la parola della riconciliazione, l’opera della Pasqua che consiste nel fare “dei due un solo uomo nuovo” (Ef 2,15) non viene riconosciuta, accolta e servita. L’amore di Cristo ci avvolge, ci possiede, ci spinge! Rifiutiamo ogni tentazione di stanchezza e di scoraggiamento, ma mettiamoci a collaborare con l’opera di Dio. Egli vuole riconciliare con sé il mondo in Cristo. Cominciamo dalla sua comunità, da quelli che credono in Lui. Non pensiamo di risolvere i conflitti schierandoci da una parte e pretendendo che gli altri vengano a chiederci scusa, ma annunciamo con le parole e con la vita il perdono di Dio”.

   Dunque, siamo stati chiusi e litigiosi (come singoli e come gruppi)? Lo siamo ancora? Siamo pacificati solo in apparenza e non in profondità? Abbiamo imparato a non pestarci i piedi gli uni gli altri (abili a sopportarci) continuando ad idolatrare la nostra autosufficienza e a incensare le nostre pretese di superiorità (incapaci di fiducia, stima, collaborazione)? Continuiamo a tener duro sulla nostra visione delle cose senza fare passi verso gli altri e che abbiano sapore di futuro e di novità?

   “Abbiamo molto peccato” e pecchiamo ancora… riconosciamo di non voler continuare così e di voler fare insieme qualche passo di riconciliazione e di apertura. Il calendario della Quaresima non ci serva allora solo per essere informati su qualche appuntamento (tra quelli che potrebbero interessarmi), ma ci fornisca l’opportunità di un camino condiviso nell’umiltà e con la massima disponibilità a convergere.

                                                                                           fra’ Mario

Natale 2018

Carissimi fratelli e sorelle, Buon Natale a tutti!

Pochi giorni fa, facendo gli auguri ai dipendenti della Santa Sede  Papa Francesco poneva loro questa domanda: “ Il Natale è per eccellenza una festa gioiosa, ma spesso ci accorgiamo che la gente e forse noi stessi, siamo presi da tante cose e alla fine la gioia non c’è,o, se c’è, è molto superficiale. Perché?"
Non sarebbe male che passassimo qualche momento anche noi a riflettere su questa domanda proprio per non vivere il Natale superficialmente e accorgerci per l'ennesima volta che “la gioia non c'è”.
In questa prima parte dell'anno sociale. da settembre a Natale, abbiamo vissuto insieme a tutti i cristiani di Roma la tappa della memoria per riscoprire il cammino che il Signore ci ha fatto compiere in questi anni e come ci ha guidati fin qui, per arrivare a chiederci in profondità: chi è per noi questo Signore che ci guida e chi siamo noi? A quali altri esodi Egli ci chiama?
Ecco io vi proporrei, fratelli e sorelle, di fermarvi in questi giorni del Natale, magari quando in chiesa c'è più tranquillità, di fronte al presepio, di fronte all'immagine del bambino Gesù a chiedervi lungamente e profondamente: Chi sei Tu per me, Signore Gesù? E chi sono io che ho scelto di seguirti? Quali nuovi passi mi pro­ poni di fare?
lo vi proporrei nell'ultimo giorno dell'anno di fare ancora una lettura sapienziale del tempo trascorso per chiederci quali tra 'e tante che abbiamo vissuto sono le cose che Dio ci ha messo davvero nel cuore. o quanti frutti sono maturati intorno a noi e magari non ce ne siamo neanche accorti?
E così di riflessione in riflessione ritrovare quella gioia che na­sce dallo scoprirci diversi da come eravamo prima, da quel pic­colo passo avanti che ci è costato fatica, ma ci ha liberati dalle nostre visioni grigie e inconcludenti, perché abbiamo incontrato di nuovo il Signore ..Gesù Cristo: la luce che può illuminare la v it a e trasformare le nostre tenebre in luce; la luce del bene che vince il male; la luce dell'amore che supera l'odio: la luce della vita che sconfigge la morte; la luce divina che trasforma in luce tutto e tutt i; la luce del nostro Dio: povero e ricco, misericordioso e giusto, presente e nascosto, piccolo e grande."

E torniamo al quotidiano, al quel delicato interfacciarci con persone come noi, con il loro carattere, i loro difetti e debolezze... ma anche i loro desideri, i pregi e gli sforzi... e lasciamo ce l'essere stati alla presenza del Signore (e il suo rimaner in noi) possa far sbocciare finalmente quelle troppe cose a cui fino ad oggi non siamo stati capaci di dare vita

Auguri a tutti