Saluto del Parroco

III DOMENICA DI QUARESIMA

 

Carissimi fratelli e sorelle,
entriamo nella terza settimana di quaresima senza poter celebrare l’Eucaristia comunitaria.

Il vangelo di oggi annuncia che Gesù offre un’acqua che soddisfa davvero la sete, il dono di Dio: il suo Spirito che porta il cuore oltre i pozzi che non dissetano più.
Accolto in questi giorni in cui siamo vittime della pandemia del covid 19, il racconto dell’incontro di Gesù con la samaritana mi fa fare due riflessioni.

Il coronavirus è estremamente dannoso per la nostra salute… ma in questi ultimi anni sono circolati altri virus altrettanto dannosi: quelli che ci hanno tolto la sete di Dio, di interiorità, di cose semplici e profondamente umane…
Qual è la nostra sete adesso? Tornare al più presto ai tranquilli chiaroscuri della vita di prima o passare con gioia a quella vita ‘altra da prima’ dove zampilla l’acqua dell’amore vero e della gioia profonda?

Il coronavirus ci impedisce, inoltre, di celebrare il culto nella forme in cui ‘eravamo abituati’. Così arrivano le interdizioni ad andare in Chiesa e le dispense dai precetti… Ma già Gesù ci spingeva a capire che il vero culto non è questione di luogo (per sacro che lo si possa ritenere) o di forme e formule dispensabili… “Spirito e verità”, quella profondità di Dio, di cui nessuno può impadronirsi e dire te l’amministro io, e a cui può avvicinarsi solo quanto c’è di vero nel profondo di noi stessi.
Con la fine dalla pandemia torneremo, allora, a rimettere in piedi quelle forme abituali di culto che non dissetano più o avremo finalmente voglia di uscire dai moduli templari e respirare a pieni polmoni lo Spirito che regala ad ogni vita e ad ogni cosa il sapore e i colori della primavera?

Fra’ Mario

Quaresima 2020

Carissimi fratelli e sorelle,

anche se può sembrare strano, vorrei iniziare, come nelle feste più importanti, facendovi gli auguri per una buona Quaresima!

   Con il segno delle ceneri, infatti,  torniamo a vivere il tempo di grazia dei novanta giorni (quaresima e tempo di pasqua), la grande opportunità di conversione e di rinnovamento, l’immersione nella Pasqua di Gesù che ci rigenera e ci fa assimilare quella novità di vita che lo Spirito offre in dono a ciascuno di noi.

   Come vivere questa opportunità?

Natale 2019

BETLEMME E IL PRESEPIO Carissimi tutti'
Buon Natale!
Carissimi tutti, Buon Natale! Tre settimane fa ero a Betlemme con un gruppo di pellegrini di Fiuggi, e abbiamo iniziato le nostre visite dall'orfanotrofio "la cre-che" (la mangiatoia) delle Suore Figlie della carità di San Vincenzo de' Paoli, dove vengono accolti bambini abbandonati dei territori palestinesi.

Poi ci siamo spostati al Campo dei Pastori dove abbiamo celebrato la Messa in una della grotte, dove c'è esposta l'immagine di Gesù nella forma di Bambino. Mi è venuto pero spontaneo chiedere ai miei amici pellegrini dove sentivano di aver incontrato autenticamente Gesù se davanti a quella statuetta o tenendo tra le braccia quei bambini abbandonati...

Dagli sguardi si percepiva la consapevolezza che pur riconoscendo ai simboli il loro valore, Gesù in quei bambini lo avevamo incontrato dal vivo... e ce ne siamo tornati a casa pieni di emozioni, pieni di gioia... sempre più convinti che puoi celebrare davvero il Natale quando il Signore nasce dentro di te e da questo incontro personale ne scaturisce la capacita di aprire il cuore e spalancare le braccia a chiunque è in qualsiasi forma di necessità e in questo è il "piccolo" da mettere al centro. In quegIi stessi giorni Papa Francesco ci scriveva una lettera sul presepio, invitandoci a scoprire in esso la "manifestazione della tenerezza di Dio" e a coglierlo come: un invito a "sentire", a "toccare" la povertà che il Figlio di Dio ha scelto per sè nella sua Incarnazione. E così, implicitamente, è un appello a seguirlo sulla via dell'umiltà, della povertà, della spogliazione, che dalla mangiatoia di Betlemme conduce alla Croce.

E’ un appello a incontrarlo e servirlo con misericordia nei fratelli e nelle sorelle più bisognosi (cfr Mt 25,31-46). Cari fratelli e sorelle, mi sembra allora che quest'anno dobbiamo sostare davanti al presepio non tanto per vedere continuata una tradizione a cui siamo affezionati o per ammirarne le qualità artistiche, ma viverlo come una ulteriore e appassionante opportunità di ricominciamento... Dal punto di vista di ogni singola persona per crescere nella consapevolezza che tutto ha senso dal nostro cammino di fede se abbiamo fatto esperienza della tenerezza di Dio e ce ne siamo lasciati conquistare: da qui nascono una buona lettura della realtà che ci circonda, i sentimenti di stima e di fiducia reciproca, il desiderio di armonizzare i vari servizi, il primato della comunione, e via via la pazienza, la tolleranza, il rispetto, la comprensione e il perdono.

Dal punto di vista comunitario, non c'è dubbio che l'apertura della "Casa S. Felice per l'accoglienza di senza fissa dimora, oltre che il frutto di un lungo cammino percorso rappresenti anche l'inizio di uno nuovo per una comunità più aperta ai poveri e più capace di collaborazione. A Betlemme la gioia del ricordo della nascita di Gesù viene quasi soffocata dalla tristezza di quell'orribile muro che perpetua le recinsioni dei campi di sterminio... ogni recinsione ed ogni muro sono un crimine contra l'umanità e contro la tenerezza... Sta a noi decidere se lasciarci intrappolare dalI'ideologia della scelta di campo o se voler essere di quelli che, come Dio, aprono brecce... e in ogni tipo di muro... fosse anche e soltanto quello dell'orgoglio e della presunzione, del pregiudizio e della chiusura, della distanza che c’è tra l'essere stati in un qualche modo catechizzati e sacramentalizzati, e, invece, l'essere stati evangelizzati (conquistati dalla buona notizia della tenerezza di Dio) e divenuti capaci di scelte e comportamenti evangelici. Davanti al presepio, per ricominciare...impariamolo dal Dio bambino...
Auguri a tutti Fra' Mario

 

 

IV GIORNATA DI DIALOGO ISLAMO-CRISTIANO 16/11/2019 ore 16,30

 

IV GIORNATA DI DIALOGO ISLAMO-CRISTIANO

16/11/2019 ore 16,30

Sala riunioni Parrocchia San Felice a Cantalice

 

BENVENUTI – AHLAN WASAHLAN

 

Carissimi fratelli e sorelle,

 

benvenuti a questa IV giornata di dialogo islamo-cristiano, prosecuzione di quello stupendo incontro interreligioso, che si tenne ad Assisi il 27/10/1986, che celebriamo in questa sala della Parrocchia di San Felice, da una parte per necessità tecniche (una sala capiente per un certo numero di persone), dall’altra perché già in altre occasioni, senza distinzioni di religione o cultura, molti hanno potuto usare di questi locali e sentircisi di casa, come fratelli entrati nella medesima ‘arca della fraternità’.

   Quando mi è stato chiesto se nella Parrocchia ci fosse un salone adatto per questa occasione, il mio pensiero è andato immediatamente al fatto che quest’anno ci sono state tante iniziative per celebrare il ricordo dell’incontro tra Francesco d’Assisi e il sultano Al Malik Al Kamil, avvenuto 800 anni fa, e che quindi, come francescani, era bene che quest’incontro si tenesse proprio qui, per lasciarci animare da quello che oggi chiamiamo lo spirito di Assisi (in riferimento al 27 ottobre), e anche spirito di Damietta (luogo dell’incontro tra Francesco e il Sultano).

   Il nostro modo di accostarci oggi alle cose del passato ci spinge a chiederci: che cosa avvenne realmente in quell’estate del 2019? Cosa c’è di significativo per noi in quell’episodio?

   Riguardo alla prima domanda è relativamente facile spogliare l’episodio di tanti elementi leggendari o ideologici: Francesco desiderava incontrare Gesù quasi ‘dal vivo’, per questo bramava recarsi nei luoghi dove Lui è vissuto e per farlo aveva bisogno di un lasciapassare da parte della massima autorità islamica, in quel momento così difficile con la Crociata in corso. Non ottenne quel permesso (e sarà  costretto a ricostruirsi la grotta di Betlemme a Greccio nel 1223, o il Calvario sul monte della Verna nel 1224), ma neanche fu messo a morte… forse perché c’era andato con quello spirito che traspare da quanto da lui stesso aveva  fatto scrivere nel cap. XVI della Regola non bollata (cioè che non fu mai sottoposta all’approvazione dell’autorità ecclesiastica, ma che rimane quella più vicina alle sue intenzioni): “… Perciò qualsiasi frate che vorrà andare tra i Saraceni e altri infedeli, vada con il permesso del suo ministro e servo. Il ministro poi dia loro il permesso e non li ostacoli se vedrà che sono idonei ad essere mandati; infatti dovrà rendere ragione al Signore, se in queste come in altre cose avrà proceduto senza discrezione. I frati poi che vanno fra gli infedeli, possono comportarsi spiritualmente in mezzo a loro in due modi. Un modo è che non facciano liti o dispute, ma siano soggetti ad ogni creatura umana per amore di Dio e confessino di essere cristiani. L’altro modo è che quando vedranno che piace al Signore, annunzino la parola di Dio …”

   Riguardo alla seconda, cosa può insegnarci un Francesco disarmato e disarmante che passa indenne tra quegli uomini (cristiani o musulmani che fossero) disumanizzati dalla guerra? Quali indicazioni possiamo trarne per far si che questo possa essere un momento profondo di dialogo e di conoscenza reciproca?

   Non facciano liti o dispute. La via del dialogo non passa né per le rivendicazioni storiche né per le riaffermazione dei propri principi dottrinali (evitare le inutili discussioni): è la via dell’oltre. “Per capire il cuore e la mente di una persona, non guardare a quello che ha già raggiunto, ma a ciò a cui aspira.” (Gibran)

   Siano soggetti ad ogni umana creatura. Detto da un ‘chierico’ (Francesco) nel tempo in cui un Concilio (Lateranense IV 1215) vietava che i chierici fossero sottomessi ai laici… La via del dialogo si percorre scendendo dal quel piedistallo, che  “prepara il terreno alle ostilità e alla discordia”. “Vuoi erigere un edificio che arrivi fino al cielo? Costruisci prima le fondamenta dell’umiltà.” (Sant’Agostino)

   Se piace al Signore... La via del dialogo è percorribile per coloro che, seppure per tanti sentieri diversi, sono davvero ‘cercatori di Dio’, e non di ciò che piace a loro. Solo così le cose meravigliose che ciascuno ha incontrato nel proprio cammino diventano patrimonio comune e “testimonianza della grandezza della fede in Dio che unisce i cuori divisi ed eleva l’animo umano”. “Credo nel Dio che ha creato gli uomini, non nel Dio che gli uomini hanno creato. (A. Karr)

   A tutti auguro che attraverso questo incontro i semi della fratellanza pace si radichino sempre più dentro di noi. Benvenuti.

                                                                             fra’ Mario

Pasqua 2019


Carissimi fratelli e sorelle metto per iscritto quelloche ciascuno di noi porta nel profondo del cuore e sta esprimendo agli altri, sepolcrovuotociascuno con parole diverse, ma certamente con grande convinzione : l'augurio fraterno e gioioso di Buona Pasqua. So che per alcuni potrei anche essere diventato noioso durante la Quaresima a l forza di richiamare l'attenzione verso il tema sul quale tutta la Chiesa di Roma ha voluto riflettere: come superare la paura del nuovo e la mancanza di flducia in Dio, per intraprendere un cammino d i popolo, ed assumerci la missione a cui Dio ci sta chiamando in questo tempo, in questa nostra città, in questo nostro territorio?
Andrebbe da sé chiederci: guidato da questa domanda come sono arrivato a questa Pasqua? Ho individuato il nuovo a cui Dio mi sta chiamando e sono pron­ to a passare dal vecchio al nuovo?
Questa, in fondo, è la domanda affascinante di ogni Pasqua e di tanti grandi
momenti della vita: mi fido a tal punto di Dio da essere capace di fasciarmi porta­
re da lui H aldilà del mare" ?
Ma questa è una domanda che dobbiamo farci anche comunitariamente: ci vogliamo passare "aldilà del mare"? Ci fidiamo gli uni degli altri per farlo insieme?
Mi incuriosisce il modo degli evangelisti di raccontare la presenza di Gesù Risor­ to : si fa vedere da singoli o da coppie e li spinge a tornar e di corsa dagli altri, e quando stanno tutti insieme lui è là, in modo imprevisto e sorprendente, non a dire: "Avete visto quanto sono forte? Adesso ci penso io, posso fare tranquilla ­
mente a meno di voi...,, ma a spingerli ad assumersi la responsabilità di aver e dentro il suo stesso respiro e di andare, di correre insieme verso gli altri,perché l'amore che fa risorgere si può sperimentare solo insieme,e solo insieme si può trasmettere.
Cari fratelli e sorelle, "aprirsi al nuovo" non significa provare ad immaginare le cose più strane possibili, ma, alla maniera di Gesù, fidarsi così tanto di Dio che l'amare senza misura diventa passaggio aperto in mezzo al mare e voglia di non tornare più indietro, altrimenti corriamo il rischio di rimanere impantanati sempre nei nostri cincischiamenti e di avere in bocca sempre il gusto amaro dell'insignificanza .

Buon passaggio dalla paura alla fiducia, dalla solitudine alla comunione frater­ na... per divenire un popolo che sa trasformare le crepe di un mondo che descri­viamo spesso come se stesse per crollarci addosso (o della nostra stessa vita),in squarci di luce e di gioia.

Buona Pasqua! a tutti, e a nome di tutta la comunità parrocchiale, presbiteri, diaconi, religiosi/e e laici.

Fra' Mario