II DOMENICA DOPO NATALE


LETTURE: Sir 24,1-4.8-12; Sal 147; Ef 1,3-6.15-18; Gv 1,1-18

MESSALE
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LITURGIA DELLA PAROLA

Prima Lettura  Sir 24, 1-4. 8-12, neo-vulg. 24,1-4.12-16
La sapienza di Dio è venuta ad abitare nel popolo eletto.
 


Dal libro del Siràcide

La sapienza fa il proprio elogio,
in Dio trova il proprio vanto,
in mezzo al suo popolo proclama la sua gloria.
Nell'assemblea dell'Altissimo apre la bocca,
dinanzi alle sue schiere proclama la sua gloria,
in mezzo al suo popolo viene esaltata,
nella santa assemblea viene ammirata,
nella moltitudine degli eletti trova la sua lode
e tra i benedetti è benedetta, mentre dice:
«Allora il creatore dell'universo mi diede un ordine,
colui che mi ha creato mi fece piantare la tenda e mi disse:
"Fissa la tenda in Giacobbe e prendi eredità in Israele,
affonda le tue radici tra i miei eletti" .
Prima dei secoli, fin dal principio,
egli mi ha creato, per tutta l'eternità non verrò meno.
Nella tenda santa davanti a lui ho officiato
e così mi sono stabilita in Sion.
Nella città che egli ama mi ha fatto abitare
e in Gerusalemme è il mio potere.
Ho posto le radici in mezzo a un popolo glorioso,
nella porzione del Signore è la mia eredità,
nell'assemblea dei santi ho preso dimora».
 
Salmo Responsoriale  Dal Salmo 147
Il Verbo si è fatto carne
e ha posto la sua dimora in mezzo a noi.
 
Celebra il Signore, Gerusalemme,
loda il tuo Dio, Sion,
perché ha rinforzato le sbarre delle tue porte,
in mezzo a te ha benedetto i tuoi figli.
 
Egli mette pace nei tuoi confini
e ti sazia con fiore di frumento.
Manda sulla terra il suo messaggio:
la sua parola corre veloce.
 
Annuncia a Giacobbe la sua parola,
i suoi decreti e i suoi giudizi a Israele.
Così non ha fatto con nessun'altra nazione,
non ha fatto conoscere loro i suoi giudizi.
 
Seconda Lettura  Ef 1, 3-6. 15-18
Mediante Gesù, Dio ci ha predestinati a essere suoi figli adottivi.
 
Dalla lettera di san Paolo apostolo agli Efesini.

Benedetto Dio, Padre del Signore nostro Gesù Cristo, che ci ha benedetti con ogni benedizione spirituale nei cieli in Cristo. In lui ci ha scelti prima della creazione del mondo per essere santi e immacolati di fronte a lui nella carità, predestinandoci a essere per lui figli adottivi mediante Gesù Cristo, secondo il disegno d'amore della sua volontà, a lode dello splendore della sua grazia, di cui ci ha gratificati nel Figlio amato.
Perciò anch'io [Paolo], avendo avuto notizia della vostra fede nel Signore Gesù e dell'amore che avete verso tutti i santi, continuamente rendo grazie per voi ricordandovi nelle mie preghiere, affinché il Dio del Signore nostro Gesù Cristo, il Padre della gloria, vi dia uno spirito di sapienza e di rivelazione per una profonda conoscenza di lui; illumini gli occhi del vostro cuore per farvi comprendere a quale speranza vi ha chiamati, quale tesoro di gloria racchiude la sua eredità fra i santi.

Canto al Vangelo   Cf 1 Tm 3,16
Alleluia, alleluia.
Gloria a te, o Cristo, annunziato a tutte le genti;
gloria a te, o Cristo, creduto nel mondo.
Alleluia.

Vangelo  Gv 1,1-18
Il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi.
 
Dal vangelo secondo Giovanni  

[ In principio era il Verbo,
e il Verbo era presso Dio
e il Verbo era Dio.
Egli era, in principio, presso Dio:
tutto è stato fatto per mezzo di lui
e senza di lui nulla è stato fatto di ciò che esiste.
In lui era la vita
e la vita era la luce degli uomini;
la luce splende nelle tenebre
e le tenebre non l'hanno vinta. ]
Venne un uomo mandato da Dio:
il suo nome era Giovanni.
Egli venne come testimone
per dare testimonianza alla luce,
perché tutti credessero per mezzo di lui.
Non era lui la luce,
ma doveva dare testimonianza alla luce.
[ Veniva nel mondo la luce vera,
quella che illumina ogni uomo.
Era nel mondo
e il mondo è stato fatto per mezzo di lui;
eppure il mondo non lo ha riconosciuto.
Venne fra i suoi,
e i suoi non lo hanno accolto.
A quanti però lo hanno accolto
ha dato potere di diventare figli di Dio:
a quelli che credono nel suo nome,
i quali, non da sangue
né da volere di carne
né da volere di uomo,
ma da Dio sono stati generati.
E il Verbo si fece carne
e venne ad abitare in mezzo a noi;
e noi abbiamo contemplato la sua gloria,
gloria come del Figlio unigenito che viene dal Padre,
pieno di grazia e di verità. ]
Giovanni gli dà testimonianza e proclama:
«Era di lui che io dissi:
Colui che viene dopo di me
è avanti a me,
perché era prima di me».
Dalla sua pienezza
noi tutti abbiamo ricevuto:
grazia su grazia.  
Perché la Legge fu data per mezzo di Mosè,
la grazia e la verità vennero per mezzo di Gesù Cristo.
Dio, nessuno lo ha mai visto:
il Figlio unigenito, che è Dio
ed è nel seno del Padre,
è lui che lo ha rivelato.


 

Oltre ad essere celebrazione, questa domenica è contemplazione; e contemplazione teologica.

 

Ci aiuta ad addentrarci nel più profondo del mistero dell’incarnazione. Infatti entriamo nella dimensione del divino.

 

In Gesù come uomo noi vediamo soltanto ciò che è percepibile dall’occhio umano e dall’intelligenza razionale. Oggi siamo chiamati a considerare le cose con l’intelligenza della fede, cioè con la sapienza che viene dall’alto. Se l’origine è divina non possiamo utilizzare soltanto strumenti umani; se il Verbo viene dall’alto non possiamo risalire a lui dal basso, senza l’illuminazione che viene dall’alto. Non si tratta di una specie di iniziazione sullo stampo della gnosi, ma di una rivelazione bella e buona.

 

D’altra parte la tentazione di interpretare i testi che leggiamo oggi con i criteri della gnosi non è aliena a molti autori, antichi e moderni.

 

Ed allora è necessario farsi guidare dalla vera sapienza, quella che viene dall’alto.

 

Fissa la tenda in Giacobbe.

 

Questa sapienza non ha la sua dimora originaria in mezzo al popolo di Dio, perché la sua dimora è presso Dio. Da qui parte la sua avventura anche terrena: "Fissa la tenda in Giacobbe e prendi eredità in Israele, 
affonda le tue radici tra i miei eletti". 
Prima dei secoli, fin dal principio, 
egli mi ha creato, per tutta l'eternità non verrò meno. 
Nella tenda santa davanti a lui ho officiato 
e così mi sono stabilita in Sion. 
Nella città che egli ama mi ha fatto abitare 
e in Gerusalemme è il mio potere. 
C’è una parola da sottolineare: la tenda. Ci sono due tende, due dimore: quella presso Dio e quella in Giacobbe.

 

Queste parole, nel testo veterotestamentario, sono viste in due prospettive: quella storica, che si riferisce alla misteriosa presenza nel popolo eletto di ciò che è più luminoso della natura divina, la gloria di Dio, e quella profetica, che anticipa la presenza non più di una prerogativa divina, ma della Sapienza in persona, del Verbo.

 

L’autore del testo che leggiamo oggi nel vangelo sicuramente si è ispirato a queste parole. Ma non per aggiungere qualche altro pensiero personale più aggiornato, ma perché ha visto di persona la realizzazione di ciò che ivi era adombrato. Lo dirà nella prima sua lettera: Quello che era da principio, quello che noi abbiamo udito, quello che abbiamo veduto con i nostri occhi, quello che contemplammo e che le nostre mani toccarono del Verbo della vita - la vita infatti si manifestò, noi l'abbiamo veduta e di ciò diamo testimonianza e vi annunciamo la vita eterna, che era presso il Padre e che si manifestò a noi -, quello che abbiamo veduto e udito, noi lo annunciamo anche a voi, perché anche voi siate in comunione con noi” (1Gv 1, 1-3). In questo testo ha sostituito il termine “sapienza” con il termine “vita”. Mentre nel testo evangelico lo ha sostituito con “Verbo”.

 

Nel testo evangelico ritroviamo gli stessi termini: E il Verbo si fece carne 
e venne ad abitare in mezzo a noi; 
e noi abbiamo contemplato la sua gloria, 
gloria come del Figlio unigenito che viene dal Padre, 
pieno di grazia e di verità.

 

Anche qui si parla di abitazione e di gloria. Il testo greco dice: eskènosen (pose la tenda). Questo implica due cose: la presenza della gloria, come succedeva nella tenda o nel tempio di Gerusalemme (Giovanni dice: abbiamo contemplato la sua gloria); e nello stesso tempo implica una provvisorietà, una specie di nomadismo; la tenda serve a chi non ha fissa dimora; si è fatto pellegrino sulla terra, come ciascuno di noi.

 

Lo spirito di sapienza e di rivelazione.

 

E’ chiaro che per comprendere certe cose abbiamo bisogno dello spirito di sapienza. Che cosa significa?

 

Nella seconda lettura S. Paolo prega perché gli Efesini ricevano lo spirito di sapienza e di rivelazione, che è quella capacità, donata proprio dallo Spirito Santo, di comprendere ciò che è incomprensibile con la nostra ragione; quella di comprendere innanzitutto lui, Gesù, e poi a quale speranza siamo stati chiamati.

 

Si sta trattando di cose non di questo mondo; ci si sporge su un orizzonte che senza questo spirito rimane inaccessibile, anzi costituisce una barriera insormontabile. Lo spirito di sapienza ci permette di andare oltre questa barriera, di accedere a quella luce che viene dall’alto, e in questa luce intravedere ciò che ci viene offerto, donato, ciò che non avremmo mai potuto conquistare con le nostre forze.

 

Senza questo spirito di sapienza non sarebbe possibile parlare di Verbo, applicandolo a quel Gesù, uomo mortale, conosciuto da tutti a suo tempo, come fa Giovanni; e non sarebbe possibile comprendere questo mistero da parte di chi legge quel testo.

 

Il Verbo

 

Questo termine è la traduzione latina, spesso utilizzata, del termine greco Logos: in italiano dovremmo tradurre con Parola. Ma in questo modo perderemmo tutta la ricchezza semantica del termine e tutte le allusioni anche filosofiche e teologiche che implica. Questo termine viene utilizzato soltanto negli scritti giovannei (Vangelo, Lettere, Apocalisse).

 

Non possiamo qui fare una specie di trattato teologico: ogni parola del testo avrebbe bisogno di un approfondimento senza limiti.

 

Possiamo, però, soffermarci un momento su un pensiero centrale fondamentale.

 

Quando noi cerchiamo l’origine di un essere umano, non possiamo andare oltre la generazione carnale, biologica. Se ci domandiamo qual è l’origine, la provenienza di Gesù, andiamo oltre la sfera umana e la cerchiamo presso Dio, prima del tempo, prima di ogni creazione. Da lì comincia la narrazione che ascoltiamo oggi. Che cosa era Gesù prima del tempo? L’artefice della creazione, la vita, la luce in persona. La sorpresa e l’incredibile per la ragione umana avviene quando il Logos diventa “carne”, uomo mortale, imprigionato nelle maglie del tempo e della debolezza, della fragilità: E il Verbo si fece carne. Qui comincia davvero la nuova creazione. Il mondo e l’umanità non potranno più essere come prima. Tutto acquista il sapore della sacralità e tutta la storia si giocherà su questo evento, accolto o rifiutato.