ASCENSIONE DEL SIGNORE
Anno A - Solennità

 


LETTURE: At 1,1-11; Sal 46; Ef 1,17-23; Mt  e mereámur. Qui tecum.


 
LITURGIA DELLA PAROLA



ascensione

Prima Lettura  At 1,1-11


Fu elevato in alto sotto i loro occhi.

Dagli atti degli apostoli
Nel primo racconto, o Teòfilo, ho trattato di tutto quello che Gesù fece e insegnò dagli inizi fino al giorno in cui fu assunto in cielo, dopo aver dato disposizioni agli apostoli che si era scelti per mezzo dello Spirito Santo.
Egli si mostrò a essi vivo, dopo la sua passione, con molte prove, durante quaranta giorni, apparendo loro e parlando delle cose riguardanti il regno di Dio. Mentre si trovava a tavola con essi, ordinò loro di non allontanarsi da Gerusalemme, ma di attendere l’adempimento della promessa del Padre, «quella – disse – che voi avete udito da me: Giovanni battezzò con acqua, voi invece, tra non molti giorni, sarete battezzati in Spirito Santo».
Quelli dunque che erano con lui gli domandavano: «Signore, è questo il tempo nel quale ricostituirai il regno per Israele?». Ma egli rispose: «Non spetta a voi conoscere tempi o momenti che il Padre ha riservato al suo potere, ma riceverete la forza dallo Spirito Santo che scenderà su di voi, e di me sarete testimoni a Gerusalemme, in tutta la Giudea e la Samarìa e fino ai confini della terra».
Detto questo, mentre lo guardavano, fu elevato in alto e una nube lo sottrasse ai loro occhi. Essi stavano fissando il cielo mentre egli se ne andava, quand’ecco due uomini in bianche vesti si presentarono a loro e dissero: «Uomini di Galilea, perché state a guardare il cielo? Questo Gesù, che di mezzo a voi è stato assunto in cielo, verrà allo stesso modo in cui l’avete visto andare in cielo».

Salmo Responsoriale  Dal Salmo 46
Ascende il Signore tra canti di gioia.
Oppure:
Alleluia, alleluia, alleluia.

Popoli tutti, battete le mani! 
Acclamate Dio con grida di gioia,
perché terribile è il Signore, l’Altissimo,
grande re su tutta la terra.

Ascende Dio tra le acclamazioni,
il Signore al suono di tromba.
Cantate inni a Dio, cantate inni,
cantate inni al nostro re, cantate inni.

Perché Dio è re di tutta la terra,
cantate inni con arte.
Dio regna sulle genti,
Dio siede sul suo trono santo. 
 


Seconda Lettura  Ef 1, 17-23


Lo fece sedere alla sua destra nei cieli. 

Dalla lettera di san Paolo apostolo agli Efesìni
Fratelli, il Dio del Signore nostro Gesù Cristo, il Padre della gloria, vi dia uno spirito di sapienza e di rivelazione per una profonda conoscenza di lui; illumini gli occhi del vostro cuore per farvi comprendere a quale speranza vi ha chiamati, quale tesoro di gloria racchiude la sua eredità fra i santi e qual è la straordinaria grandezza della sua potenza verso di noi, che crediamo, secondo l’efficacia della sua forza e del suo vigore.
Egli la manifestò in Cristo,
quando lo risuscitò dai morti
e lo fece sedere alla sua destra nei cieli,
al di sopra di ogni Principato e Potenza,
al di sopra di ogni Forza e Dominazione
e di ogni nome che viene nominato
non solo nel tempo presente ma anche in quello futuro.
Tutto infatti egli ha messo sotto i suoi piedi
e lo ha dato alla Chiesa come capo su tutte le cose:
essa è il corpo di lui,
la pienezza di colui che è il perfetto compimento di tutte le cose.

Canto al Vangelo  Mt 28,19.20
Alleluia, alleluia.
Andate e fate discepoli tutti i popoli, dice il Signore.
Ecco, io sono con voi tutti i giorni,
fino alla fine del mondo.
Alleluia.


  
 Vangelo  Mt 28, 16-20


Mi è stato ogni potere in cielo e in terra.

Dal vangelo secondo Matteo
In quel tempo, gli undici discepoli andarono in Galilea, sul monte che Gesù aveva loro indicato. 
Quando lo videro, si prostrarono. Essi però dubitarono. Gesù si avvicinò e disse loro: «A me è stato dato ogni potere in cielo e sulla terra. Andate dunque e fate discepoli tutti i popoli, battezzandoli nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, insegnando loro a osservare tutto ciò che vi ho comandato. Ed ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo».
   



 


La festa di oggi è piena di esultanza. Il linguaggio utilizzato è dossologico, laudativo, trionfante, giubilante, altamente simbolico. E’ la risurrezione vista sullo sfondo del cielo, della gloria. Ha quindi tutte le caratteristiche della Pasqua. 
Se ci lasciamo guidare dall’immaginazione, prendendo come descrizioni storiche i testi di oggi, potremmo trovarci in una specie di contraddizione. Infatti il testo di Luca nella prima Lettura e nel finale del suo vangelo non coincidono con quello di Matteo del vangelo di oggi. Giovanni, addirittura, e più giustamente, identifica la risurrezione con l’ascensione di Gesù al Padre.
Lasciamoci, invece, guidare dagli aspetti simbolici, che non prendiamo tutti in considerazione, pieni di suggestioni e riferimenti biblici.

Separazione o presenza?
A prima vista potrebbe sembrare una separazione. Gesù lascia i suoi per andare verso il cielo. Non si capirebbe, in questo caso, il perché della gioia dei discepoli, che di fatto si sentono abbandonati:  “Ed essi, dopo averlo adorato, tornarono a Gerusalemme con grande gioia; e stavano sempre nel tempio lodando Dio” (Lc 24, 52-53). Inoltre nel vangelo di oggi leggiamo: Ed ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo. Il testo di Matteo e di Luca, invece, coincidono in una cosa fondamentale: dopo la risurrezione di Gesù comincia il tempo della Chiesa, comincia l’evangelizzazione del mondo.
Un compito impari alle capacità degli apostoli, ma possibile con la potenza dello Spirito Santo che sono invitati ad attendere. 

Incarnazione e glorificazione.
Il prefazio di oggi sottolinea proprio i due poli che si attraggono nella persona di Gesù glorificato.
Mediatore tra Dio e gli uomini,
giudice del mondo e Signore dell’universo,
non si è separato dalla nostra condizione umana,
ma ci ha preceduti nella dimora eterna,
per darci la serena fiducia 
che dove è lui, capo e primogenito,
saremo anche noi, sue membra, uniti nella stessa gloria.
E’ una piccola sintesi teologica sulla glorificazione di Gesù e sulle conseguenze che ha nei nostri confronti. Ci troviamo in un punto di osservazione di due fronti: quello che riguarda Gesù, che ha il suo versante verso il cielo, e quello che riguarda gli uomini, che ha il suo versante verso il mondo. Due fronti che non sono in fuga l’uno dall’altro, ma che si ricongiungono proprio nella persona del Cristo glorificato.
Su questo tema va meditato, parola per parola, il testo della seconda lettura: una preghiera accorata di Paolo perché, comprendendo che cosa Dio ha riservato per ciascuno di noi, ci si apra a prospettive grandi; questo ci dà il coraggio di impostare tutta la vita su questa visione del mondo, caratterizzata dalla speranza cristiana. Qui comprendiamo che cosa è la speranza cristiana, non le vane speranze del mondo.
La natura umana assunta dal Verbo viene glorificata, inserita nella vita trinitaria. La dignità dell’uomo si rivela non più dal suo essere creatura di Dio, ma da ciò che Dio aveva progettato per lui creandolo. Infatti il suo destino è quello di essere là dove è il suo capo.
Con la sua glorificazione Gesù diventa perfetto mediatore tra Dio e gli uomini e ottiene il potere di giudicare il mondo.

Un’altra riflessione la troviamo nel Vangelo: «Ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo». 
Gesù ascende al cielo, cioè ritorna nel seno del Padre, viene glorificato, ma non per questo abbandona i suoi. Egli continua ad essere presente, a stare insieme in modo più efficace di prima, perché ora è presente non più nella sua debolezza, ma in tutta la sua potenza divina, alla quale nessuno può resistere. La certezza che Egli è presente ci dà fiducia e ci rende intrepidi.

Guardare il cielo.
E' spontaneo sentirsi trascinati dietro colui che se ne va e seguirlo con nostalgia. Ma bisogna stare attenti. C'è un guardare il cielo proprio come nostalgia, come vaga aspirazione a qualcosa che ci porta fuori dalle responsabilità quotidiane, una specie di sogno d'evasione dal peso dell'esistenza. C'è, invece, un guardare il cielo come proposto da S. Paolo, che dà pienezza alla vita del cristiano. S. Paolo lo considera così essenziale che prega perché lo Spirito santo ci dia la sapienza necessaria, il carisma della rivelazione, della conoscenza profonda di questo mistero. Cristo non sta per conto suo senza di noi, perché formiamo un solo corpo; quindi dove è lui siamo anche noi. Egli mette bene in relazione la glorificazione di Gesù e la speranza alla quale siamo stati chiamati, cioè quella di possedere la stessa gloria. Guardare il cielo come nostra patria, come meta del nostro pellegrinaggio, allora diventa tensione costruttiva, energia che trascina tutta la vita verso il suo vero compimento.
Infatti l'Ascensione lascia qualcosa in sospeso, qualcosa di incompiuto. In Gesù tutto è compiuto, tutto si è realizzato, ma profeticamente. Noi dobbiamo confrontarci ancora con il presente, che è elaborazione del progetto, e comporta necessariamente sforzo, fatica, a volte contraddizioni e limiti; ecco perché è importante far leva sulla speranza, che non ci permette una vita inerte e neppure un’evasione verso una spiritualità fittizia, che non è ancorata alla quotidianità. La speranza di cui ci parla S. Paolo ci svela la ricchezza nascosta proprio in quegli aspetti della vita che sembrano meno adatti a provocare facili entusiasmi ed esaltanti conquiste. La speranza permette di considerarli tutti come piccoli tasselli che vanno a comporre il quadro finale, che è l’immagine del Cristo risorto e glorificato.