2 FEBBRAIO

PRESENTAZIONE DEL SIGNORE

Festa 

   

LETTURE: Ml 3,1-4; Sal 23; Eb 2,14-18; Lc 2,22-40

   

 

BENEDIZIONE DELLE CANDELE E PROCESSIONE

L’assemblea si raccoglie in una chiesa succursale o in altro luogo adatto da dove si muoverà la processione verso la chiesa principale; può anche radunarsi nella chiesa principale, dinanzi alla porta o in altro luogo, da dove si muoverà la processione verso l’altare: si disponga ogni cosa in modo che una buona parte dei fedeli possa partecipare comodamente al rito.

 

Mentre si accendono le candele, si canta l’antifona:

Il Signore nostro Dio verrà con potenza,

e illuminerà il suo popolo. Alleluia.

 

Il sacerdote saluta il popolo e poi, con queste parole o con altre simili, illustra il significato del rito ed esorta i fedeli a una partecipazione attiva, cosciente e piena.

Fratelli carissimi, sono passati quaranta giorni dalla solennità del Natale. Anche oggi la Chiesa è in festa, celebrando il giorno in cui Maria e Giuseppe presentarono Gesù al tempio. Con quel rito il Signore si assoggettava alle prescrizioni della legge antica, ma in realtà veniva incontro al suo popolo, che l’attendeva nella fede.

Guidati dallo Spirito Santo, vennero nel tempio i santi vegliardi Simeone e Anna; illuminati dallo stesso Spirito riconobbero il Signore e pieni di gioia gli resero testimonianza.

Anche noi qui riuniti dallo Spirito Santo andiamo incontro al Cristo nella casa di Dio, dove lo troveremo e lo riconosceremo nello spezzare il pane, nell’attesa che egli venga e si manifesti nella sua gloria.

  

 
BENEDIZIONE DELLE CANDELE

Pregiamo.

O Dio, fonte e principio di ogni luce,

che oggi hai rivelato al santo vecchio Simeone

il Cristo, vera luce di tutte le genti,

benedici  +  questi ceri

e ascolta le preghiere del tuo popolo,

che viene incontro  a te con questi segni luminosi

e con inni di lode;

guidalo  sulla   via del bene,

perché giunga alla luce che non ha fine.

Per Cristo nostro Signore.

 

PROCESSIONE

All’invito del sacerdote (o del diacono) la processione si muove verso la chiesa principale (oppure verso l’altare). Intanto si esegue il seguente cantico o un altro canto adatto.

 

Rit. Cristo è luce per illuminare le genti,

e gloria del tuo popolo Israele.

 

Ora lascia, o Signore, che il tuo servo

vada in pace secondo la tua parola.

 

Perché i miei occhi han visto la tua salvezza,

preparata da te davanti a tutti i popoli.

 

Mentre la processione entra in chiesa, si esegue un canto che introduca la celebrazione della Messa; quindi si canta o si recita l’inno Gloria a Diocui segue immediatamente l’orazione.

 

 

MESSALE

Antifona d'Ingresso   Sal 47,10-11

Abbiamo accolto, o Dio, 

la tua misericordia in mezzo al tuo tempio.
Come il tuo nome, o Dio, così la tua lode
si estende ai confini della terra:
di giustizia è piena la tua destra.

 

Suscépimus, Deus,

misericórdiam tuam in médio templi tui.

Secúndum nomen tuum, Deus,

ita et laus tua in fines terrae;

iustítia plena est déxtera tua.

  

Colletta

Dio onnipotente ed eterno, guarda i tuoi fedeli riuniti nella festa della Presentazione al tempio del tuo unico Figlio fatto uomo, e concedi anche a noi di essere presentati a te pienamente rinnovati nello Spirito. Per il nostro Signore..

 

Omnípotens sempitérne Deus, maiestátem tuam súpplices exorámus, ut, sicut Unigénitus Fílius tuus hodiérna die cum nostrae carnis substántia in templo est praesentátus, ita nos fácias purificátis tibi méntibus praesentári. Per Dóminum.

   

LITURGIA DELLA PAROLA

   

Prima Lettura  Ml 3,1-4

Entrerà nel suo tempio il Signore, che voi cercate.

Dal libro del profeta Malachìa

Così dice il Signore Dio: 
«Ecco, io manderò un mio messaggero a preparare la via davanti a me e subito entrerà nel suo tempio il Signore che voi cercate; e l’angelo dell’alleanza, che voi sospirate, eccolo venire, dice il Signore degli eserciti. 
Chi sopporterà il giorno della sua venuta? Chi resisterà al suo apparire? Egli è come il fuoco del fonditore e come la lisciva dei lavandai. 
Siederà per fondere e purificare l’argento; purificherà i figli di Levi, li affinerà come oro e argento, perché possano offrire al Signore un’offerta secondo giustizia. 
Allora l’offerta di Giuda e di Gerusalemme sarà gradita al Signore come nei giorni antichi, come negli anni lontani». 
    

Salmo Responsoriale  Dal Salmo 23
Vieni, Signore, nel tuo tempio santo.

   

Alzate, o porte, la vostra fronte,
alzatevi, soglie antiche,
ed entri il re della gloria.

Chi è questo re della gloria?
Il Signore forte e valoroso,
il Signore valoroso in battaglia.

Alzate, o porte, la vostra fronte,
alzatevi, soglie antiche,
ed entri il re della gloria.

Chi è mai questo re della gloria? 
Il Signore degli eserciti è il re della gloria.
    

Seconda Lettura  Eb 2,14-18

Doveva rendersi in tutto simile ai fratelli.

Dalla lettera agli  Ebrei

Poiché i figli hanno in comune il sangue e la carne, anche Cristo allo stesso modo ne è divenuto partecipe, per ridurre all’impotenza mediante la morte colui che della morte ha il potere, cioè il diavolo, e liberare così quelli che, per timore della morte, erano soggetti a schiavitù per tutta la vita. 
Egli infatti non si prende cura degli angeli, ma della stirpe di Abramo si prende cura. Perciò doveva rendersi in tutto simile ai fratelli, per diventare un sommo sacerdote misericordioso e degno di fede nelle cose che riguardano Dio, allo scopo di espiare i peccati del popolo.
Infatti, proprio per essere stato messo alla prova e avere sofferto personalmente, egli è in grado di venire in aiuto a quelli che subiscono la prova.

 

Canto al Vangelo  Lc 2,30.32    

Alleluia, alleluia.

I miei occhi han visto la tua salvezza:

luce per illuminare le genti

e gloria del tuo popolo, Israele.

Alleluia.

  

Vangelo   Lc 2,22-40 (forma breve: Lc 2,22-32)

I miei occhi hanno visto la sua salvezza.

Dal vangelo secondo Luca

Quando furono compiuti i giorni della loro purificazione rituale, secondo la legge di Mosè, Maria e Giuseppe portarono il bambino a Gerusalemme per presentarlo al Signore – come è scritto nella legge del Signore: «Ogni maschio primogenito sarà sacro al Signore» – e per offrire in sacrificio una coppia di tortore o due giovani colombi, come prescrive la legge del Signore.
Ora a Gerusalemme c’era un uomo di nome Simeone, uomo giusto e pio, che aspettava la consolazione d’Israele, e lo Spirito Santo era su di lui. Lo Spirito Santo gli aveva preannunciato che non avrebbe visto la morte senza prima aver veduto il Cristo del Signore. 
Mosso dallo Spirito, si recò al tempio e, mentre i genitori vi portavano il bambino Gesù per fare ciò che la Legge prescriveva a suo riguardo, anch’egli lo accolse tra le braccia e benedisse Dio, dicendo:
«Ora puoi lasciare, o Signore, che il tuo servo
vada in pace, secondo la tua parola,
perché i miei occhi hanno visto la tua salvezza,
preparata da te davanti a tutti i popoli:
luce per rivelarti alle genti
e gloria del tuo popolo, Israele». 
Il padre e la madre di Gesù si stupivano delle cose che si dicevano di lui. Simeone li benedisse e a Maria, sua madre, disse: «Ecco, egli è qui per la caduta e la risurrezione di molti in Israele e come segno di contraddizione – e anche a te una spada trafiggerà l’anima –, affinché siano svelati i pensieri di molti cuori».
C’era anche una profetessa, Anna, figlia di Fanuèle, della tribù di Aser. Era molto avanzata in età, aveva vissuto con il marito sette anni dopo il suo matrimonio, era poi rimasta vedova e ora aveva ottantaquattro anni. Non si allontanava mai dal tempio, servendo Dio notte e giorno con digiuni e preghiere. Sopraggiunta in quel momento, si mise anche lei a lodare Dio e parlava del bambino a quanti aspettavano la redenzione di Gerusalemme.
Quando ebbero adempiuto ogni cosa secondo la legge del Signore, fecero ritorno in Galilea, alla loro città di Nàzaret. Il bambino cresceva e si fortificava, pieno di sapienza, e la grazia di Dio era su di lui.  
  

  

Questa domenica purtroppo dovremo interrompere la lettura del vangelo di Matteo, perché si celebra la festa della Presentazione di Gesù al tempio.

Dico purtroppo, perché avremmo letto la magna carta che definisce l’identità di un cristiano, cioè il testo delle beatitudini. Speriamo di ritornarci in un’altra occasione.

 

La festa di oggi, a seconda dei gusti, o di preferenze spesso anche discutibili, viene citata con diversi nomi: “la candelora”, “la presentazione di Gesù al tempio”, “la purificazione di Maria”. A me piace chiamarla con un altro nome e cioè: Ipapante. Che strana parola! Un po’ esotica, diranno molti. Spiegherò poi perché la preferisco.

 

Il nome più comune e più popolare che viene utilizzato è “la candelora”, mutuato dalla suggestiva cerimonia della benedizione e della processione con le candele accese, evocazione della luce irradiata da Gesù su tutte le nazioni della terra. E’ un simbolo a cui i fedeli sono molto legati. Una celebrazione che, in occidente, ha sostituito riti stagionali pagani di Roma antica.

 

Che cosa allora realmente celebriamo?

Dal testo evangelico si ricava facilmente l’oggetto di questa festa: la presentazione di Gesù al tempio.

Così inizia il testo del vangelo di oggi:Quando furono compiuti i giorni della loro purificazione rituale, secondo la legge di Mosè, Maria e Giuseppe portarono il bambino a Gerusalemme per presentarlo al Signore – come è scritto nella legge del Signore.

Per comprendere bene il testo è necessario far riferimento alla legislazione ebraica, contenuta nell’Esodo e nel Levitico.

La purificazione.

Nel passato l’accento era stato posto sulla purificazione rituale di Maria, passata in secondo ordine con la riforma liturgica, perché di fatto il vangelo non la mette in primo piano.

Di che si trattava?

Nel complicato ginepraio delle leggi mosaiche sulla purità rituale, la donna, dopo aver dato alla luce un figlio maschio, rimaneva ritualmente impura per quaranta giorni. Prima di questo tempo non poteva accedere al tempio o ad un luogo sacro. Una tradizione che, per varie ragioni, è confluita anche nel culto cristiano; in uso fin dai primordi della Chiesa, si è conservata fino a non molto tempo fa. I più anziani sicuramente ricordano che molte madri non hanno potuto assistere al battesimo di propri figli proprio perché la puerpera non poteva entrare in chiesa, senza prima aver ricevuto la benedizione prevista. Anche a me qualche volta, in paesi dove la tradizione popolare è molto radicata, nel passato è capitato di fare questa benedizione.

L’offerta del bambino.

Anche questa era una prescrizione della legge. Il primogenito doveva essere offerto al Signore; era sua proprietà; quindi doveva essere riscattato con un’offerta. Era previsto un agnello o una capra; per chi non aveva possibilità, una coppia di tortore o due giovani colombi; Maria e Giuseppe fanno l’offerta dei poveri.

Questo rito poteva avvenire sul luogo di residenza; non era necessario andare al tempio, era lasciato alla preferenza delle persone. Il fatto che Luca lo colloca nel tempio, evidentemente ha un valore simbolico: il tempio era il luogo ufficiale in cui Israele si riconosceva come il popolo di Jahweh; è dal tempio che deve scaturire anche la salvezza. La prima lettura di oggi, di carattere escatologico, ci parla di questo ingresso nel tempio di colui che ha in mano il potere di purificare il suo popolo. Nel vangelo di oggi il tempio diventa lo scenario del misterioso incontro di Gesù con Simeone e con la profetessa Anna.

L’ipapante.

Accennavo all’inizio perché preferisco questo nome.

In greco il termine significa incontro.

Incontrarsi, incontrare; la sorpresa di un incontro. E’ sempre una grande novità, è sempre fonte di una ricchezza imprevedibile; è attingere ad una fonte a portata di mano, eppure non sempre così ottimizzata. La consolazione, l’ottimismo, la speranza di un’inaspettata nuova luce.

Simeone e Anna incontrano Gesù; o meglio Gesù va incontro a Simeone e Anna. Quale compiuta esistenza! Simeone lo dirà: ora posso anche morire.

Simeone è il misterioso personaggio, che, secondo l’evangelista, ha ricevuto dallo Spirito Santo la promessa che avrebbe visto il Cristo prima di morire. Ed ora lo Spirito lo guida al tempio, dove incontra la consolazione di Israele. S. Luca gli mette sulla bocca un cantico, il terzo dopo quello di Zaccaria e di Maria, che proclama Gesù luce dei popoli. Da qui trae motivo la cosiddetta candelora, cioè l’accensione delle candele come simbolo della luce, perché Gesù viene ad illuminare tutte le genti.

In primo piano risalta la persona di Gesù; Maria e Giuseppe stanno in penombra sullo sfondo.

Ma Simeone ha da dire qualche parola anche a Maria; e si rivolge direttamente a lei. Ma, anche in questo caso, al centro del discorso ci sta Gesù. Sono parole misteriose, ma lette dopo gli eventi diventano ben comprensibili.

Gesù è segno di contraddizione, di caduta o di risurrezione. Di fronte a lui tutto viene alla luce, anche i pensieri più nascosti, ciò che sembrerebbe relegato nel segreto della coscienza di ciascuno. Questo potere irresistibile viene descritto dalla Lettera agli Ebrei così: “Non vi è creatura che possa nascondersi davanti a Dio, ma tutto è nudo e scoperto agli occhi di colui al quale noi dobbiamo rendere conto” (Eb 4, 13). Gesù è colui che mette in luce i pensieri dei cuori, cioè di fronte a lui è impossibile nascondere ciò che ciascuno si porta dentro, di bene e di male. Quindi Gesù opera anche una discriminazione, un giudizio, come dirà anche S. Giovanni. Da qui l’altra immagine, riecheggiata anch’essa nella Lettera agli Ebrei: “Infatti la parola di Dio è viva, efficace e più tagliente di ogni spada a doppio taglio; essa penetra fino al punto di divisione dell'anima e dello spirito, fino alle giunture e alle midolla, e discerne i sentimenti e i pensieri del cuore (Eb 4,12). Questa spada, però, in questo caso penetra nell’anima di Maria.

Da qui l’immagine molto nota della Madonna addolorata per la morte di Gesù. Il testo, però, non rimanda al momento della morte di Gesù, ma ad una partecipazione e condivisione di Maria di tutta la vita e la sofferenza del figlio.

In parallelismo al vecchio Simeone Luca pone la figura di una donna molto anziana: Anna. Anch’essa era assidua nel frequentare il tempio con preghiere e digiuni. Anch’essa loda Dio e parla del bambino a tutti coloro che erano in attesa della redenzione di Israele.

Ma l’incontro che più ci sta a cuore, senza il quale tutto è deserto intorno a noi e tutto perde di significato è l’incontro di Gesù con noi.

Ascoltiamo una splendida esortazione di san Sofronio, vescovo, su questo tema:

“Accogliamo la luce viva ed eterna.

Noi tutti che celebriamo e veneriamo con intima partecipazione il mistero dell'incontro del Signore, corriamo e muoviamoci insieme in fervore di spirito incontro a lui. Nessuno se ne sottragga, nessuno si rifiuti di portare la sua fiaccola. Accresciamo anzi lo splendore dei ceri per significare il divino fulgore di lui che si sta avvicinando e grazie al quale ogni cosarisplende, dopo che l'abbondanza della luce eterna ha dissipato le tenebre della caligine. Ma le nostre lampade esprimano soprattutto la luminosità dell'anima, con la quale dobbiamo andare incontro a Cristo. Come infatti la Madre di Dio e Vergine intatta portò sulle braccia la vera luce e si avvicinò acoloro che giacevano nelle tenebre, così anche noi, illuminati dal suo chiarore e stringendo tra le mani la luce che risplende dinanzi a tutti, dobbiamo affrettarci verso colui che é la vera luce”.