29 GIUGNO
SANTI  PIETRO E PAOLO, APOSTOLI
Solennità

MESSA DEL GIORNO

LETTURE: At 12,1-11; Sal 33; 2 Tm 4,6-8.17-18; Mt 16,13-19


LITURGIA DELLA PAROLA

 
Prima Lettura   At 12, 1-11
Ora sono veramente certo che il Signore mi ha strappato dalla mano di Erode.
Dagli Atti degli Apostoli
In quel tempo il re Erode cominciò a perseguitare alcuni membri della Chiesa e fece uccidere di spada Giacomo, fratello di Giovanni. Vedendo che questo era gradito ai Giudei, decise di arrestare anche Pietro. Erano quelli i giorni degli azzimi. Fattolo catturare, lo gettò in prigione, consegnandolo in custodia a quattro picchetti di quattro soldati ciascuno, col proposito di farlo comparire davanti al popolo dopo la Pasqua.
Pietro dunque era tenuto in prigione, mentre una preghiera saliva incessantemente a Dio dalla Chiesa per lui. E in quella notte, quando poi Erode stava per farlo comparire davanti al popolo, Pietro piantonato da due soldati e legato con due catene stava dormendo, mentre davanti alla porta le sentinelle custodivano il carcere.
Ed ecco gli si presentò un angelo del Signore e una luce sfolgorò nella cella. Egli toccò il fianco di Pietro, lo destò e disse: «Alzati, in fretta!» . E le catene gli caddero dalle mani. E l'angelo a lui: «Mettiti la cintura e legati i sandali». E così fece. L'angelo disse: «Avvolgiti il mantello, e seguimi!». Pietro uscì e prese a seguirlo, ma non si era ancora accorto che era realtà ciò che stava succedendo per opera dell'angelo: credeva infatti di avere una visione.
Essi oltrepassarono la prima guardia e la seconda e arrivarono alla porta di ferro che conduce in città: la porta si aprì da sé davanti a loro. Uscirono, percorsero una strada e a un tratto l'angelo si dileguò da lui.
Pietro allora, rientrato in sé, disse: «Ora sono veramente certo che il Signore ha mandato il suo angelo e mi ha strappato dalla mano di Erode e da tutto ciò che si attendeva il popolo dei Giudei».

Salmo Responsoriale   Dal Salmo 33
Benedetto il Signore che libera i suoi amici.


Benedirò il Signore in ogni tempo,
sulla mia bocca sempre la sua lode.
Io mi glorio nel Signore,
ascoltino gli umili e si rallegrino.

Celebrate con me il Signore,
esaltiamo insieme il suo nome.
Ho cercato il Signore e mi ha risposto
e da ogni timore mi ha liberato.

Guardate a lui e sarete raggianti,
non saranno confusi i vostri volti.
Questo povero grida e il Signore lo ascolta,
lo libera da tutte le sue angosce.

L'angelo del Signore si accampa
attorno a quelli che lo temono e li salva.
Gustate e vedete quanto è buono il Signore;
beato l'uomo che in lui si rifugia.  

Seconda Lettura   2 Tm 4,6-8.17.18
Ora per me è pronta la corona di giustizia.

Dalla seconda lettera di san Paolo a Timoteo

Carissimo, quanto a me, il mio sangue sta per essere sparso in libagione ed è giunto il momento di sciogliere le vele. Ho combattuto la buona battaglia, ho terminato la mia corsa, ho conservato la fede.
Ora mi resta solo la corona di giustizia che il Signore, giusto giudice, mi consegnerà in quel giorno; e non solo a me, ma anche a tutti coloro che attendono con amore la sua manifestazione.
Il Signore però mi è stato vicino e mi ha dato forza, perché per mio mezzo si compisse la proclamazione del messaggio e potessero sentirlo tutti i Gentili: e così fui liberato dalla bocca del leone.
Il Signore mi libererà da ogni male e mi salverà per il suo regno eterno; a lui la gloria nei secoli dei secoli. Amen.
 
Canto al Vangelo   Mt 16,18  
Alleluia, alleluia.

Tu sei Pietro, e su questa pietra edificherò la mia Chiesa
e le porte degli inferi non prevarranno contro di essa.
Alleluia.

Vangelo   Mt 16, 13-19
Tu sei Pietro: a te darò le chiavi del regno dei cieli.

Dal Vangelo secondo Matteo

In quel tempo, essendo giunto Gesù nella regione di Cesarèa di Filippo, chiese ai suoi discepoli: «La gente chi dice che sia il Figlio dell'uomo?».
Risposero: «Alcuni Giovanni il Battista, altri Elia, altri Geremia o qualcuno dei profeti».
Disse loro: «Voi chi dite che io sia?».  Rispose Simon Pietro: «Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente».  E Gesù: «Beato te, Simone figlio di Giona, perché né la carne né il sangue te l'hanno rivelato, ma il Padre mio che sta nei cieli.  E io ti dico: Tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia chiesa e le porte degli inferi non prevarranno contro di essa. A te darò le chiavi del regno dei cieli, e tutto ciò che legherai sulla terra sarà legato nei cieli, e tutto ciò che scioglierai sulla terra sarà sciolto nei cieli».
 



Pur essendo, quest'anno, domenica, la chiesa celebra i Santi Pietro e Paolo, perché fin dall'antichità sono stati considerati le due colonne principali su cui Cristo ha fondato la sua chiesa. Pietro, l'innamorato di Gesù, ma anche traditore; Paolo, persecutore e poi testimone.
Le considerazioni che si possono fare sui due sarebbero infinite. Sono cominciate già quando erano loro stessi viventi, sono continuate con i Padri della chiesa, continuano oggi, dopo una storia ecclesiastica contraddittoria e lacerata da divisioni e continueranno ad esser tirati in ballo per difendere posizioni preconcette o accentuazioni dottrinali per un verso e per l'altro. Ciò può significare, come accade per Gesù Cristo, che la loro figura è sempre di attualità e sfida i tempi.

TU SEI PIETRO

Quando Gesù incontra per la prima volta Simone gli cambia il nome in Pietro: "Gesù, fissando lo sguardo su di lui, disse: «Tu sei Simone, il figlio di Giovanni; ti chiamerai Cefa (che vuol dire Pietro)» (Gv 1,42). Gesù era solito mettere dei soprannomi, ma non lo faceva senza attribuirgli un grande significato.
Nel Vangelo odierno si capisce il perché di quel soprannome. Una casa si costruisce sulla roccia perché sia stabile; Gesù costruisce la sua chiesa sulla roccia, su Pietro.  E sarà così stabile che non ci saranno forze contrarie, ostili, neppure infernali che possono distruggerla. Gli uomini nella storia spesso hanno pensato il contrario, o addirittura si sono battuti fino all'estremo perché crollasse, si sono augurati che ciò avvenisse, molti hanno presagito la sua fine. Ma quella roccia rimane lì incrollabile. Le debolezze, le infedeltà, persino le lotte interne potrebbero indurci a pensare che così la fine è prossima. Ciò che è successo durante i secoli passati sarebbe sufficiente per annichilire ogni stabilità.
Qual è allora la forza di questa pietra? Chi non crede non può capire. Non dipende da Pietro, ma proviene da un'altra radice di fermezza e stabilità. Dice Gesù: su questa pietra edificherò la mia chiesa. E' Gesù che edifica, è lui che dà stabilità, per sempre.

A TE DARO' LE CHIAVI…


Un altro passo del testo che ha fatto discutere e continua a far discutere, spesso aspramente. E' difficile, infatti, accettare il testo nella sua enunciazione scheletrica; un potere come questo non può essere esercitato da uomini, che non possono disporre delle cose celesti. Eppure, per quanto si possa sfrondare, interpretare, ridurne la portata con varie argomentazioni, rimane questo aggancio forte tra il potere dato a Pietro e lo stabilirsi del regno in questo mondo. Ciò che Pietro esercita in questo mondo ha una ripercussione indiscussa anche in cielo.
Legare e sciogliere, nella sostanza, significa, come noi diciamo, fare e disfare, cioè avere in mano il potere decisionale su determinate cose. E Pietro lo ha sulle cose che riguardano la salvezza degli uomini.
Un bel pasticcio per chi tenta di comprendere questo linguaggio in un'epoca di democrazia, dove non esiste potere decisionale senza la possibilità di essere messo in crisi, in discussione da chiunque non è d'accordo, dove i poteri assoluti non esistono più, e là dove esistono sono considerati dittatura e tirannia.
Ma noi non possiamo vanificare la parola di Gesù con i nostri criteri di interpretazione. Ciò non toglie che deve essere sempre approfondita e attualizzata, perché non è una parola morta e fissata, come la legge di Mosè su tavole di pietra, ma scritta nei cuori dei credenti.

HO COMBATTUTO LA BUONA BATTAGLIA…

Oggi festeggiamo insieme Pietro e Paolo. Anche su questo punto per i critici supercritici le cose non quadrano, fino al punto che vengono messi in contrasto fra loro, come se fossero fondatori di due chiese parallele.
La testimonianza che troviamo oggi nella seconda lettura fa riferimento alla fine di S. Paolo, ma anche all'essenza della sua missione. Sta proprio qui la convergenza dell'opera di due apostoli: nell'aver compiuto ciò che era stato loro assegnato da Gesù, senza potersi vantare di nulla, perché tutto proviene da lui, è lui che dà la forza per compiere ciò che ha previsto.
Paolo fa parte di uno di quei casi eccezionali, persino anomali, di cui Dio si serve per confondere le vie degli uomini che si ritengono troppo sapienti.
Quest'anno è l'anno paolino, dedicato all'approfondimento della sua figura e della sua opera. Non si finisce mai di meditare sulla sua dottrina. Nessuno come lui ha illustrato il messaggio cristiano e la figura di Cristo con tanta sapienza e intuizione profetica. Quale pagina si può considerare antiquata e sorpassata?
La Chiesa di Roma, in modo particolare, è debitrice a queste due colonne della fede cristiana.