DOMENICA DI PENTECOSTE
Anno A - Solennità



 MESSA VESPERTINA  NELLA VIGILIA
LETTURE: Gn 11,1-9; Sal 32; Rm 8,22-27; Gv 7,37-39

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MESSA DEL GIORNO
LETTURE: At 2,1-11; Sal 103; 1 Cor 12,3b-7.12-13; Gv 20,19-23 

   



 
LITURGIA DELLA PAROLA


Prima Lettura  At 2, 1-11
Furono tutti pieni di Spirito Santo e cominciarono a parlare.


Dagli atti degli apostoli

Mentre il giorno di Pentecoste stava per finire, si trovavano tutti insieme nello stesso luogo. Venne all'improvviso dal cielo un rombo, come di vento che si abbatte gagliardo, e riempì tutta la casa dove si trovavano. Apparvero loro lingue come di fuoco che si dividevano e si posarono su ciascuno di loro; ed essi furono tutti pieni di Spirito Santo e cominciarono a parlare in altre lingue come lo Spirito dava loro il potere d'esprimersi.
Si trovavano allora in Gerusalemme Giudei osservanti di ogni nazione che è sotto il cielo. Venuto quel fragore, la folla si radunò e rimase sbigottita perché ciascuno li sentiva parlare la propria lingua.
Erano stupefatti e fuori di sé per lo stupore dicevano: «Costoro che parlano non sono forse tutti Galilei? E com'è che li sentiamo ciascuno parlare la nostra lingua nativa? Siamo Parti, Medi, Elamìti e abitanti della Mesopotamia, della Giudea, della Cappadòcia, del Ponto e dell'Asia, della Frigia e della Panfilia, dell'Egitto e delle parti della Libia vicino a Cirène, stranieri di Roma, Ebrei e prosèliti, Cretesi e Arabi e li udiamo annunziare nelle nostre lingue le grandi opere di Dio».

Salmo Responsoriale  Dal Salmo 103
Del tuo Spirito, Signore, è piena la terra.


Benedici il Signore, anima mia:
Signore, mio Dio, quanto sei grande!
Quanto sono grandi, Signore, le tue opere!
La terra è piena delle tue creature.

Se togli lo Spirito, muoiono
e ritornano nella loro polvere. 
Mandi il tuo spirito, sono creati,
e rinnovi la faccia della terra.

La gloria del Signore sia per sempre;
gioisca il Signore delle sue opere.
A lui sia gradito il mio canto;
la mia gioia è nel Signore.

Seconda Lettura  1 Cor 12, 3b-7. 12-13
Tutti siamo stati battezzati in un solo Spirito per formare un solo corpo.

Dalla prima lettera di san Paolo apostolo ai Corinzi

Fratelli, nessuno può dire «Gesù è Signore» se non sotto l'azione dello Spirito Santo.
Vi sono poi diversità di carismi, ma uno solo è lo Spirito; vi sono diversità di ministeri, ma uno solo è il Signore; vi sono diversità di operazioni, ma uno solo è Dio, che opera tutto in tutti. E a ciascuno è data una manifestazione particolare dello Spirito per l'utilità comune.
Come infatti il corpo, pur essendo uno, ha molte membra e tutte le membra, pur essendo molte, sono un corpo solo, così anche Cristo.
E in realtà noi tutti siamo stati battezzati in un solo Spirito per formare un solo corpo, Giudei o Greci, schiavi o liberi; e tutti ci siamo abbeverati a un solo Spirito.

 Sequenza

Vieni, Santo Spirito,
manda a noi dal cielo
un raggio della tua luce.
Veni, Sancte Spíritus,
et emítte cǽlitus
lucis tuæ rádium.
 
Vieni, padre dei poveri,
vieni, datore dei doni,
vieni, luce dei cuori.
Veni, pater páuperum,
veni, dator múnerum,
veni, lumen córdium.
 
Consolatore perfetto,
ospite dolce dell'anima,
dolcissimo sollievo.
Consolátor óptime,
dulcis hospes ánimæ,
dulce refrigérium.
 
Nella fatica, riposo,
nella calura, riparo,
nel pianto, conforto.
In labóre réquies,
in æstu tempéries,
in fletu solácium.
 
O luce beatissima,
invadi nell'intimo
il cuore dei tuoi fedeli.
O lux beatíssima,
reple cordis íntima
tuórum fidélium.
Senza la tua forza,
nulla è nell'uomo,
nulla senza colpa.
Sine tuo númine,
nihil est in hómine
nihil est innóxium.
 
Lava ciò che è sordido,
bagna ciò che è arido,
sana ciò che sanguina.
Lava quod est sórdidum,
riga quod est áridum,
sana quod est sáucium.
Piega ciò che è rigido,
scalda ciò che è gelido,
drizza ciò ch'è sviato.
Flecte quod est rígidum,
fove quod est frígidum,
rege quod est dévium.
 
Dona ai tuoi fedeli
che solo in te confidano
i tuoi santi doni.
Da tuis fidélibus,
in te confidéntibus,
sacrum septenárium.
 
Dona virtù e premio,
dona morte santa,
dona gioia eterna.
Da virtútis méritum,
da salútis éxitum,
da perénne gáudium.

Canto al Vangelo
Alleluia, alleluia.
Vieni, Santo Spirito, riempi i cuori dei tuoi fedeli
e accendi in essi il fuoco del tuo amore.
Alleluia.
 
 Vangelo  Gv 20, 19-23
Come il Padre ha mandato me, anch'io mando voi: ricevete lo Spirito Santo.

Dal vangelo secondo Giovanni

La sera di quello stesso giorno, il primo dopo il sabato, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei, venne Gesù, si fermò in mezzo a loro e disse: «Pace a voi!».
Detto questo, mostrò loro le mani e il costato. E i discepoli gioirono al vedere il Signore.
Gesù disse loro di nuovo: «Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anch'io mando voi».
Dopo aver detto questo, alitò su di loro e disse: «Ricevete lo Spirito Santo; a chi rimetterete i peccati saranno rimessi e a chi non li rimetterete, resteranno non rimessi».
  


 

Con la Pentecoste siamo davvero al compimento della Pasqua del Signore.

Questa celebrazione è tutto un inno e una meditazione mistica sullo Spirito e sulla sua azione nei confronti del mondo e degli uomini.

Se poi vi premettiamo i testi della celebrazione vigiliare, possiamo immergerci in un oceano che ha inizio con la creazione e si concluderà con la parusia.

 

L’immagine che apre la pagina merita, a questo proposito, una lettura e una interpretazione.

L’icona fa riferimento a ciò che ci racconta Luca: i dodici con Maria. I personaggi non sono posti nel cenacolo, ma in un semicerchio che rappresenta il nuovo mondo. Al di sotto c’è un personaggio regale che emerge dallo sfondo oscuro, tenebroso, che porta in mano un drappo con disegnati dodici rotoli. E’ il “Kosmos”, cioè l’universo, che viene fuori dalle tenebre per immergersi nella luce dello Spirito, con la testimonianza dei dodici apostoli.

La pentecoste, così, non solo porta a compimento ciò che Gesù ha inaugurato con la sua Pasqua, ma rinnova tutta la storia del mondo, introducendola nell’economia del mondo rinnovato.

 

E’ importante tener conto che, come la Pasqua, la Pentecoste cristiana si innesta sulla storia di Israele, rivelando ciò che era semplicemente adombrato. La Pentecoste era una delle tre feste solenni, che prevedevano il pellegrinaggio a Gerusalemme, dopo 50 giorni dalla Pasqua. Era il ringraziamento per i prodotti della prima mietitura; in seguito il ringraziamento per il dono della Legge.

La pentecoste cristiana, anch’essa dopo 50 giorni dalla Pasqua riassume tutti questi significati, creando uno spazio nuovo, dove tutto sembra ricominciare, ma in realtà si compie. Lo Spirito ha riempito l’universo.

L’atto costitutivo della Chiesa nascente non segna un’interruzione, uno iato, ma una discontinuità.

 

Il testo degli Atti sembra un testo descrittivo, ma in realtà è teologico. Mentre narra un evento, introduce nei significati mistici delle immagini che usa e conclude mirabilmente: ed essi furono tutti pieni di Spirito Santo e cominciarono a parlare in altre lingue come lo Spirito dava loro il potere d'esprimersi.  Dopo vengono descritte le conseguenze: lo Spirito è irresistibile, non si può contenere, esplode in un giubilo, nella lode di Dio, nel racconto delle sue grandi opere. Chi è presente non può non stupirsi e domandarsi che cosa ciò possa significare, visto che ognuno li sente parlare nella propria lingua.

 

Ma prima ancora di queste manifestazioni esteriori, qual è l’azione profonda dello Spirito nel cuore degli uomini?

L’azione fondamentale è il dono di poter dire “Gesù è il Signore”. Tutto scaturisce da questa sorgente.

E’ anche un segno diagnostico: chi non riconosce Gesù non possiede lo Spirito; è povero, può proporre ben poco per la costruzione di un’umanità nuova, poco contribuisce ad una civiltà dell’amore.

 

Lo Spirito donato da Gesù

Alitò su di loro e disse: «Ricevete lo Spirito Santo». Gesù ha iniziato con la risurrezione del proprio corpo, nella propria umanità, la nuova creazione. Ora la trasmette ai discepoli. Come Dio soffiò nelle narici dell’uomo per dargli il respiro (ruach), per farlo diventare un essere vivente, così Gesù soffia su di loro per donare lo Spirito (Ruach) e farlo diventare nuova creatura. Insieme allo Spirito dà il potere di rimettere i peccati, il segno più evidente del rinnovamento.

 

Tutti questi messaggi riguardanti lo Spirito nella liturgia si trasformano in linguaggio lirico.

Tutti ci siamo abbeverati a un solo Spirito. “Chi ha sete venga a me e beva, chi crede in me” (Gv 7,37), aveva detto Gesù, parlando dello Spirito. Ora, finalmente, possiamo andare alla sorgente e dissetarci.

La meravigliosa sequenza è un’immersione in questa sorgente. Il potere creativo e riparatore dello Spirito è garanzia della nostra pace, della nostra fiducia, della nostra speranza.

Recitare quest’inno, con partecipazione, lentamente, è come far scorrere quest’acqua salutare sulle nostre povertà, sulle nostre ferite, sulle nostre stanchezze, sulle nostre sozzure, sulle nostre storture, sulle nostre rigidità, sui nostri rifiuti, sui nostri deserti: e tutto viene risanato, tutto rifiorisce e prende forma.

 

Unità e pluriformità

Una parola indispensabile su un problema sempre dibattuto, che spesso si tenta di risolvere annullando uno dei due poli.

Lo Spirito distribuisce doni diversi, molteplici, ministeri differenti, soffia dove vuole.

Noi diremmo che crea le differenze. Le crea all’interno della stessa Trinità. Le differenze sembrano minacciare l’unità. Ma l’una non è antitesi dell’altra.

Unità e pluriformità sono due modi di esistenza che possono creare anche problemi, ma è la strada che permette di rispettare le caratteristiche personali e nello stesso tempo giungere ad una unificazione ad un livello superiore, quello dell’amore.