VEDERE E CREDERE

Carissimi fratelli e sorelle,
i media oggi consentono l’accesso a una infinità di omelie e commenti, che ci permettono di accostarci alle Sacre Scritture da molteplici angolature. Questo suggerisce a chi tiene un’omelia (o offre una riflessione personale) di non dover per forza dire ‘il più possibile’… ma di scegliere un proprio ambito, per parlare ad una precisa comunità di persone, in un determinato momento del proprio cammino.
Questa è allora la traccia di riflessione che ho scelto di proporre a voi, miei compagni di cammino in questa Parrocchia, in questa domenica.

Ci capita di assistere in questi giorni a delle interviste rilasciate da persone uscite dalla terapia intensiva a cui erano sottoposte per il coronavirus… Attenzione, i racconti della risurrezione non sono la stessa cosa: non ci annunciano la rianimazione di un cadavere o di un essere in coma… ma il passaggio a una dimensione diversa dell’esistenza, al vivere dell’Eterno, al vivere in pienezza e in modo radicalmente nuovo quanto ha già fatto parte della dimensione biologica: l’amore, la gioia, la pace…

Questa domenica la chiamiamo in molti modi: ottava di Pasqua, in albis, della misericordia, seconda domenica di Pasqua… tutto ci educa a comprendere che la domenica è la Pasqua della settimana, giorno in cui la comunità riunita incontra il Risorto.
Ai discepoli (di ogni generazione) Gesù si presenta come Colui che gli viene incontro, pieno di vita (sta eretto), per comunicare cose importanti (in mezzo come maestro). Si fa riconoscere come Colui che ha dato la vita per loro (mostra mani e fianchi) e questo è fonte di: gioia; pace (in senso globale: salvezza nell’amore di Dio); Spirito Santo (energia divina che crea vita nuova, libera dai peccati della precedente); missione (l’abbraccio del crocifisso-risorto esteso a tutti).

Uno dei dodici non era presente la sera di quel primo giorno della settimana, ma ci sarà otto giorni dopo insieme agli altri per l’incontro con Colui che viene, pieno di vita e comunica Spirito Santo.
Tommaso, percepito ad una prima lettura come esempio di incredulità, è in realtà la parabola dell’autentico processo del credere: una ricerca faticosa illuminata dall’amore, espressa dall’evangelista Giovanni con le parole vedere e credere, tanto presenti negli scritti a lui attribuiti.

Si può credere senza vedere? “Tu hai creduto perché mi hai veduto. Beati quelli che non hanno visto e hanno creduto” è la risposta del Vangelo… Ma non siamo invitati a leggervi due cose diverse tra loro, ma una sequenza necessaria… E’ così che si può credere in Gesù: qualcuno ha visto e testimoniato, qualcuno si è fidato e ha accolto e amato senza riserve il Signore. La prime comunità, aggiungendo una seconda conclusione al Vangelo di Giovanni, riconosceranno: “Questo è il discepolo che rende testimonianza su questi fatti e li ha scritti; e noi sappiamo che la sua testimonianza è vera”.

Credere senza vedere non significa, dunque, credere senza aver bisogno di prove… ma un’adesione totale e incondizionata di mente, cuore e vita a ciò che il testimone ci consegna, così come ci viene detto in un altro testo attribuito a Giovanni: “Quel che era dal principio, quel che abbiamo udito, quel che abbiamo visto con i nostri occhi, quel che abbiamo contemplato e che le nostre mani hanno toccato della parola della vita (poiché la vita è stata manifestata e noi l'abbiamo vista e ne rendiamo testimonianza, e vi annunziamo la vita eterna che era presso il Padre e che ci fu manifestata), quel che abbiamo visto e udito, noi lo annunziamo anche a voi, perché voi pure siate in comunione con noi; e la nostra comunione è con il Padre e con il Figlio suo, Gesù Cristo.  Queste cose vi scriviamo perché la nostra gioia sia completa” (1Gv1-4).

Vedere e credere, allora, non possono essere separati… Nella seconda conclusione del Vangelo di Marco la comunità cristiana ne sarà talmente consapevole che racconterà così una presenza tra i discepoli del Risorto: “Poi apparve agli undici mentre erano a tavola e li rimproverò della loro incredulità e durezza di cuore, perché non avevano creduto a quelli che l'avevano visto risuscitato” (Mc16,14). Un discepolo non può arrivare ad una conoscenza profonda di Gesù e ad amarlo senza accogliere le parole dei testimoni: le Scritture come l’annuncio degli Apostoli. Quando l’atto del credere non è fondato sull’ascolto dei testimoni può dare vita si a una esperienza religiosa (anche emozionante, piena di devozione, accompagnata da una buona vita morale…, o nel peggiore dei casi anche di tipo fanatico o superstizioso) ma non ad un incontro reale con il Cristo risorto e ad una trasfigurazione pasquale della propria esistenza.

Vedere e credere, in ultimo, è possibile all’interno di un’esperienza di comunione fraterna. Il Risorto si fa presente in un giorno preciso in mezzo ai suoi discepoli: essi non solo racconteranno ciò che hanno visto/sperimentato, ma ne daranno testimonianza tramite l’amore vicendevole. Non puoi dichiarare il tuo amore per Dio (mio), la tua appartenenza a Lui (Signore) se non ami il fratello che vedi. Allora qui bisogna riascoltare attentamente quella parola “come il Padre ha mandato me anche io mando voi” e intenderla non solo come acquisizione di uno stile, ma come motivo fondante della propria vita nella fede: viviamo così e ci amiamo così ‘perché’ Lui è vissuto così per noi e così ci amerà per sempre.

Solo così la domenica per noi non potrà mai ridursi a puro ‘weekend’, ma tornerà a splendere come il primo dei giorni, aldilà dell’attuale distanziamento sociale, il grande giorno per ascoltare e sperimentare, metterci tutto se stessi, dare alle proprie braccia la stessa dimensione di quelle del Crocifisso vivente, per un abbraccio che includerà tutti e per sempre sarà il nostro modo di esserci, il motivo della nostra gioia.

 

 

Adesso vi lascio tre domande:

- Quanto l’ascolto delle Scritture vi sta aiutando anche in questo momento particolare a vedere un qualcosa che altri non vedono? Cosa?

- Come riuscite in questo momento a vivere la casa e la famiglia come lo spazio in cui il Risorto si fa presente ed emana Spirito Santo, perché tutto sia nuovo e pieno di senso?

- Quando torneremo a celebrare insieme la domenica cosa vorreste che fosse profondamente cambiato?