II DOMENICA DI PASQUA

"della Divina Misericordia"
(Domenica dell'Ottava di Pasqua)

 
Anno A
 2dpasqua
 
 


LETTURE: At 2,42-47; Sal 117; 1 Pt 1, 3-9; Gv 20, 19-31


LITURGIA DELLA PAROLA


Prima Lettura
At 2,42-47

[Quelli che erano stati battezzati] erano perseveranti nell’insegnamento degli apostoli e nella comunione, nello spezzare il pane e nelle preghiere.

Dagli Atti degli Apostoli
Un senso di timore era in tutti, e prodigi e segni avvenivano per opera degli apostoli.
Tutti i credenti stavano insieme e avevano ogni cosa in comune; vendevano le loro proprietà e sostanze e le dividevano con tutti, secondo il bisogno di ciascuno.
Ogni giorno erano perseveranti insieme nel tempio e, spezzando il pane nelle case, prendevano cibo con letizia e semplicità di cuore, lodando Dio e godendo il favore di tutto il popolo.
Intanto il Signore ogni giorno aggiungeva alla comunità quelli che erano salvati. 

Salmo Responsoriale
Dal Salmo 117
Rendete grazie al Signore perché è buono: il suo amore è per sempre.
Oppure: Alleluia, alleluia, alleluia.


Celebrate il Signore, perché è buono,
perché eterna è la sua misericordia. 
Dica Israele che egli è buono:
eterna è la sua misericordia. 

Dica Israele:
«Il suo amore è per sempre».
Dica la casa di Aronne:
«Il suo amore è per sempre».
Dicano quelli che temono il Signore:
«Il suo amore è per sempre».

Mi avevano spinto con forza per farmi cadere,
ma il Signore è stato il mio aiuto.
Mia forza e mio canto è il Signore,
egli è stato la mia salvezza.
Grida di giubilo e di vittoria
nelle tende dei giusti:
la destra del Signore ha fatto prodezze.

La pietra scartata dai costruttori
è divenuta la pietra d’angolo.
Questo è stato fatto dal Signore:
una meraviglia ai nostri occhi.
Questo è il giorno che ha fatto il Signore:
rallegriamoci in esso ed esultiamo!

Seconda Lettura
1 Pt 1, 3-9

Ci ha rigenerati per una speranza viva, mediante la risurrezione di Gesù Cristo dai morti.

Dalla prima lettera di san Pietro apostolo

Sia benedetto Dio e Padre del Signore nostro Gesù Cristo, che nella sua grande misericordia ci ha rigenerati, mediante la risurrezione di Gesù Cristo dai morti, per una speranza viva, per un’eredità che non si corrompe, non si macchia e non marcisce. Essa è conservata nei cieli per voi, che dalla potenza di Dio siete custoditi mediante la fede, in vista della salvezza che sta per essere rivelata nell’ultimo tempo.
Perciò siete ricolmi di gioia, anche se ora dovete essere, per un po’ di tempo, afflitti da varie prove, affinché la vostra fede, messa alla prova, molto più preziosa dell’oro – destinato a perire e tuttavia purificato con fuoco –, torni a vostra lode, gloria e onore quando Gesù Cristo si manifesterà. Voi lo amate, pur senza averlo visto e ora, senza vederlo, credete in lui. Perciò esultate di gioia indicibile e gloriosa, mentre raggiungete la mèta della vostra fede: la salvezza delle anime.

SEQUENZA
(Facoltativa)
Alla vittima pasquale, s'innalzi oggi il sacrificio di lode.

L'agnello ha redento il suo gregge,
l'Innocente ha riconciliato noi peccatori col Padre.

Morte e vita si sono affrontate in un prodigioso duello.
Il Signore della vita era morto; ma ora, vivo, trionfa.

«Raccontaci, Maria: che hai visto sulla via?».
«La tomba del Cristo vivente, la gloria del Cristo risorto,
e gli angeli suoi testimoni, il sudario e le sue vesti.
Cristo, mia speranza, è risorto; e vi precede in Galilea».

Sì, ne siamo certi: Cristo è davvero risorto.
Tu, Re vittorioso, portaci la tua salvezza.

Canto al Vangelo Gv 20,29
Alleluia, alleluia.

Perché mi hai veduto, Tommaso, tu hai creduto;
beati quelli che non hanno visto e hanno creduto!
Alleluia.

Vangelo Gv 20, 19-31
Otto giorni dopo venne Gesù.

Dal vangelo secondo Giovanni
La sera di quel giorno, il primo della settimana, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei, venne Gesù, stette in mezzo e disse loro: «Pace a voi!». Detto questo, mostrò loro le mani e il fianco. E i discepoli gioirono al vedere il Signore.
Gesù disse loro di nuovo: «Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anche io mando voi». Detto questo, soffiò e disse loro: «Ricevete lo Spirito Santo. A coloro a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati; a coloro a cui non perdonerete, non saranno perdonati».
Tommaso, uno dei Dodici, chiamato Dìdimo, non era con loro quando venne Gesù. Gli dicevano gli altri discepoli: «Abbiamo visto il Signore!». Ma egli disse loro: «Se non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi e non metto il mio dito nel segno dei chiodi e non metto la mia mano nel suo fianco, io non credo».
Otto giorni dopo i discepoli erano di nuovo in casa e c’era con loro anche Tommaso. Venne Gesù, a porte chiuse, stette in mezzo e disse: «Pace a voi!». Poi disse a Tommaso: «Metti qui il tuo dito e guarda le mie mani; tendi la tua mano e mettila nel mio fianco; e non essere incredulo, ma credente!». Gli rispose Tommaso: «Mio Signore e mio Dio!». Gesù gli disse: «Perché mi hai veduto, tu hai creduto; beati quelli che non hanno visto e hanno creduto!».
Gesù, in presenza dei suoi discepoli, fece molti altri segni che non sono stati scritti in questo libro. Ma questi sono stati scritti perché crediate che Gesù è il Cristo, il Figlio di Dio, e perché, credendo, abbiate la vita nel suo nome.  

 


Oggi ci si concentra soprattutto sul vangelo, perché ci offre la possibilità di riflettere sul modo con cui si accede alla fede nella risurrezione, e si fa riferimento all’episodio di Tommaso.
Nei vangeli spesso Gesù rimprovera i discepoli per la loro incredulità. Quindi l’episodio di Tommaso, sotto questo aspetto, non rappresenta un caso singolare. S. Giovanni, sicuramente, vuol mettere in risalto qualcosa che va oltre una lettura episodica. C’è poi, come spesso accade in Giovanni, un riferimento un po’ autocompiacente; la beatitudine beati quelli che non hanno visto e hanno creduto, molto probabilmente si riferisce al momento dell’andata al sepolcro di lui e di Pietro. Anche lui ha visto, non il Signore, ma dei segni. Ora, invece, Tommaso vuol vedere lui in persona, toccarlo. Ma c’è comunque un passaggio tra il credere per averlo visto e la professione di fede: Mio Signore e mio Dio. Questa è la vera fede. In questo senso non ci sono quelli meno beati e quelli più beati perché hanno creduto senza aver visto. Tommaso rappresenta tutti i credenti futuri, che non potranno più vedere fisicamente il Signore, ma si affidano alla testimonianza di coloro che hanno visto, non soltanto dei segni, ma il Signore stesso. La sua presenza in mezzo a noi non è determinata dal vedere, ma dall’ascoltare (dall’obbedienza della fede, come dirà S. Paolo: obaudire); e, secondo Luca, dallo spezzare il pane.
Questa professione di fede è posta alla fine del vangelo, perché la breve formula condensa tutta la rivelazione: Gesù è il Signore, è Dio, uguale al Padre.

Questa pagina contiene altri temi fondamentali per la comunità cristiana, più specificatamente il dono dello Spirito e la remissione dei peccati. La salvezza viene realizzata per tutti proprio dopo che Gesù non si rende più visibile, ma sempre presente per mezzo dello Spirito.

La fede in Gesù non raggiunge la sua perfezione nel momento che nasce; ha bisogno di crescere.
Questa domenica si distingue perché in realtà fa riferimento alla figura di una comunità viva e in cammino.
Essendo una comunità generata dal battesimo, ha bisogno di una presa di coscienza del mistero che si è attuato in essa. E’ un giorno dedicato proprio a questo momento decisivo.
Così canta l’antifona iniziale della Messa: Come bambini appena nati, bramate il puro latte spirituale, che vi faccia crescere verso la salvezza. Alleluia.
Dirà S. Paolo (1Cor 3, 1-3): “Io, fratelli, sinora non ho potuto parlare a voi come a esseri spirituali, ma carnali, come a neonati in Cristo. Vi ho dato da bere latte, non cibo solido, perché non ne eravate ancora capaci. E neanche ora lo siete, perché siete ancora carnali. Dal momento che vi sono tra voi invidia e discordia, non siete forse carnali e non vi comportate in maniera umana”?
La fede deve permeare tutta la vita, tutti i comportamenti, deve pian piano trasformare le persone, renderle spirituali, nel senso suddetto.
Molte volte i cristiani rimangono come neonati. Non solo i neofiti hanno bisogno di crescere nella fede, ma tutti, perché la fede non è un pacchetto ben confezionato e consegnato, ma è un itinerario, un incamminarsi verso la meta.
Ci sarebbe da riflettere molto sull’impianto catechetico dell’iniziazione cristiana e il conseguente percorso verso la maturità.

Dicevamo che S. Giovanni conclude il vangelo con una professione di fede.
Che cosa cambia nella vita dell’uomo l’accoglienza della fede? C’è un aspetto soggettivo che rende la persona consapevole del dono ricevuto, ma c’è anche una modifica dei rapporti con gli altri.
La prima lettura di oggi ci parla dell’esito di una vita vissuta nello spirito di Cristo. Uno stile di vita quasi monastico. Non ci si incontra più soltanto per motivi rituali o associativi, ma sospinti dal desiderio di vivere quei valori che sono stati evidenziati dall’insegnamento di Gesù, in maniera addirittura radicale.
Luca ci presenta un’immagine di Chiesa compiuta, già realizzata; in realtà, come sappiamo, la formazione di una comunità secondo quell’immagine, richiederà tempo, costanza e passione.
Qual è il nucleo da cui scaturisce questo ideale? L’incontro con il Cristo risorto in quel susseguirsi di giorni etichettati ormai come “il primo giorno della settimana”.