XXXII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

 

Anno C

LETTURE: 2 Mac 7, 1-2. 9-14; Sal 16; 2 Ts 2,16-3,5; Lc 20, 27-38

32annoc

 

 

LITURGIA DELLA PAROLA

Prima Lettura 2 Mac 7, 1-2. 9-14
Il re dell'universo ci risusciterà a vita nuova ed eterna.

Dal secondo libro dei Maccabèi
In quei giorni, ci fu il caso di sette fratelli che, presi insieme alla loro madre, furono costretti dal re, a forza di flagelli e nerbate, a cibarsi di carni suine proibite.
Uno di loro, facendosi interprete di tutti, disse: «Che cosa cerchi o vuoi sapere da noi? Siamo pronti a morire piuttosto che trasgredire le leggi dei padri».
[E il secondo,] giunto all’ultimo respiro, disse: «Tu, o scellerato, ci elimini dalla vita presente, ma il re dell’universo, dopo che saremo morti per le sue leggi, ci risusciterà a vita nuova ed eterna».
Dopo costui fu torturato il terzo, che alla loro richiesta mise fuori prontamente la lingua e stese con coraggio le mani, dicendo dignitosamente: «Dal Cielo ho queste membra e per le sue leggi le disprezzo, perché da lui spero di riaverle di nuovo». Lo stesso re e i suoi dignitari rimasero colpiti dalla fierezza di questo giovane, che non teneva in nessun conto le torture.
Fatto morire anche questo, si misero a straziare il quarto con gli stessi tormenti. Ridotto in fin di vita, egli diceva: «È preferibile morire per mano degli uomini, quando da Dio si ha la speranza di essere da lui di nuovo risuscitati; ma per te non ci sarà davvero risurrezione per la vita». 

Salmo Responsoriale Dal Salmo 16
Ci sazieremo, Signore,  contemplando il tuo volto.

Ascolta, Signore, la mia giusta causa,
sii attento al mio grido.
Porgi l’orecchio alla mia preghiera:
sulle mie labbra non c’è inganno.

Tieni saldi i miei passi sulle tue vie
e i miei piedi non vacilleranno.
Io t’invoco poiché tu mi rispondi, o Dio;
tendi a me l’orecchio, ascolta le mie parole.

Custodiscimi come pupilla degli occhi,
all’ombra delle tue ali nascondimi,
io nella giustizia contemplerò il tuo volto,
al risveglio mi sazierò della tua immagine.  

 

Seconda Lettura 2 Ts 2, 16 - 3, 5
Il Signore vi confermi in ogni opera e parola di bene. 

Dalla seconda lettera di san Paolo apostolo ai Tessalonicési
Fratelli, lo stesso Signore nostro Gesù Cristo e Dio, Padre nostro, che ci ha amati e ci ha dato, per sua grazia, una consolazione eterna e una buona speranza, conforti i vostri cuori e li confermi in ogni opera e parola di bene.
Per il resto, fratelli, pregate per noi, perché la parola del Signore corra e sia glorificata, come lo è anche tra voi, e veniamo liberati dagli uomini corrotti e malvagi. La fede infatti non è di tutti. Ma il Signore è fedele: egli vi confermerà e vi custodirà dal Maligno.
Riguardo a voi, abbiamo questa fiducia nel Signore: che quanto noi vi ordiniamo già lo facciate e continuerete a farlo. Il Signore guidi i vostri cuori all’amore di Dio e alla pazienza di Cristo.

Canto al Vangelo Ap 1,5.6
Alleluia, alleluia.

Gesù Cristo è il primogenito dei morti:
a lui la gloria e la potenza nei secoli dei secoli.
Alleluia.


Vangelo
Lc 20, 27-38 Forma breve Lc 20, 27.34-38
Dio non è dei morti, ma dei viventi.


Dal vangelo secondo Luca
 In quel tempo, si avvicinarono a Gesù alcuni sadducèi – i quali dicono che non c’è risurrezione  – e gli posero questa domanda: «Maestro, Mosè ci ha prescritto: “Se muore il fratello di qualcuno che ha moglie, ma è senza figli, suo fratello prenda la moglie e dia una discendenza al proprio fratello”. C’erano dunque sette fratelli: il primo, dopo aver preso moglie, morì senza figli. Allora la prese il secondo e poi il terzo e così tutti e sette morirono senza lasciare figli. Da ultimo morì anche la donna. La donna dunque, alla risurrezione, di chi sarà moglie? Poiché tutti e sette l’hanno avuta in moglie».
Gesù rispose loro: «I figli di questo mondo prendono moglie e prendono marito; ma quelli che sono giudicati degni della vita futura e della risurrezione dai morti, non prendono né moglie né marito: infatti non possono più morire, perché sono uguali agli angeli e, poiché sono figli della risurrezione, sono figli di Dio. Che poi i morti risorgano, lo ha indicato anche Mosè a proposito del roveto, quando dice: “Il Signore è il Dio di Abramo, Dio di Isacco e Dio di Giacobbe”. Dio non è dei morti, ma dei viventi; perché tutti vivono per lui». 

 


Dopo aver raccontato la conversione di Zaccheo, Luca fa una dichiarazione importante, che ribadisce la volontà di Gesù di andare a Gerusalemme, perché là si sarebbe compiuta la sua missione. Egli dice: “Dopo queste cose, Gesù proseguì avanti agli altri, salendo verso Gerusalemme”. In un’altra occasione Gesù aveva dichiarato: “non è possibile che un profeta muoia fuori di Gerusalemme”. Luca dice cha andava avanti agli altri. Un comportamento per alcuni versi sconcertante.

La liturgia sorvola l’ingresso trionfale in Gerusalemme e l’ultimo scorcio del suo ministero che si svolgeva prevalentemente nel tempio. Soggiornare in Gerusalemme era come entrare nel covo dei leoni. Tutti i suoi oppositori cercano i tranelli più sofisticati per fargli fare dichiarazioni compromettenti e poterlo accusare. L’astio contro di lui qui prende piede in modo plateale.

Oggi viene riportato uno scontro con i sadducei su un tema all’epoca molto nebuloso: la resurrezione dai morti.
Su questo argomento i farisei si trovavano d’accordo: credevano nella resurrezione, anche se non era chiaro in che cosa consistesse realmente. Era la convinzione che non tutto finisse con la morte e che Dio poteva anche far risorgere i morti. La prima lettura di oggi ne è un saggio.
I sadducei, che costituivano la classe sacerdotale, accettavano l’insegnamento della legge di Mosè, ma non credevano ad una risurrezione dei morti.
Così, per mettere in ridicolo questa credenza, pongono a Gesù una questione senza dubbio abbastanza bizzarra. Si avvaleva della cosiddetta legge del levirato, prevista dalla legge di Mosè. Era un’istituzione sociale che imponeva ad un cognato (levir), nel caso della morte del fratello, di prendere in moglie la moglie di lui, per dargli una discendenza. La donna, infatti, non aveva una sua propria autonomia, ma era uno strumento per la propagazione della specie; il popolo di Israele sperava in una specie di immortalità con il perpetuarsi di una discendenza. Questo solo contava per i sadducei; la vita futura, la sopravvivenza dopo la morte, non era necessaria.
Se c’era la credenza in una vita futura, in una resurrezione, si pensava che fosse una specie di prolungamento, in una condizione paradisiaca, della vita presente.
Su questo fanno leva i sadducei ponendo a Gesù la questione della risurrezione.

Un materialista di oggi non esiterebbe a porre la stessa questione, magari in modo un po’ più sofisticato.

Noi cristiani crediamo nella risurrezione, ma ciò non toglie che le domande si ripropongano continuamente, sia sul senso della morte, sia sul nostro futuro.
La risposta di Gesù è formulata con un linguaggio molto comprensibile all’epoca, ma per noi un po’ ostico, perché tipicamente semitico.

La vita futura non è la riproduzione in una specie di paradiso eterno della vita presente. Il mondo presente ha bisogno di determinate opportunità, come il matrimonio per la sopravvivenza della specie. Nel mondo futuro non ce n’è più bisogno. Così ci sono “i figli di questo mondo” e “i figli della risurrezione”. I figli di questo mondo muoiono, i figli della risurrezione non possono più morire, come gli angeli, perché sono figli di Dio.

E’ inutile addentrarci in una discussione di come sarà la vita dopo la risurrezione, perché non ne abbiamo alcuna esperienza. Ma, per ora, ci può bastare l’argomentazione di Gesù, che va al nocciolo della questione: in quale Dio crediamo?
Dio, rivelandosi a Mosè, ha dichiarato di essere il Dio di Abramo, di Isacco e di Giacobbe. Se i patriarchi, pur essendo morti in questo mondo, non vivono più in Dio, Dio è un Dio di morti. E’ un’assurdità. Che ce ne facciamo di un Dio come questo? E’ un Dio inutile.
Qui si potrebbero inserire tante ramificazioni culturali anche della nostra epoca, dichiarata cultrice di morte, pur esorcizzando la morte, facendola scomparire dalla coscienza del vissuto quotidiano.
Dichiarando che Dio è il Dio dei viventi, ci inoltriamo in una concezione della storia e della vita quotidiana che guarda la realtà con occhi del tutto in antagonismo con una visione intramondana, che ha come inevitabile esito l’estinzione. La risurrezione non ha più nessun senso.