XXVII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO
Anno A


LETTURE: Is 5,1-7; Sal 79; Fil 4,6-9; Mt 21,33-43

 




LITURGIA DELLA PAROLA

Prima Lettura  Is 5,1-7
La vigna del Signore degli eserciti è la casa d'Israele.
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Dal libro del profeta Isaia
Voglio cantare per il mio diletto
il mio cantico d’amore per la sua vigna.
Il mio diletto possedeva una vigna
sopra un fertile colle.
Egli l’aveva dissodata e sgombrata dai sassi
e vi aveva piantato viti pregiate;

in mezzo vi aveva costruito una torre
e scavato anche un tino.
Egli aspettò che producesse uva;
essa produsse, invece, acini acerbi.
E ora, abitanti di Gerusalemme
e uomini di Giuda,
siate voi giudici fra me e la mia vigna.
Che cosa dovevo fare ancora alla mia vigna
che io non abbia fatto?
Perché, mentre attendevo che producesse uva,
essa ha prodotto acini acerbi?
Ora voglio farvi conoscere
ciò che sto per fare alla mia vigna:
toglierò la sua siepe
e si trasformerà in pascolo;
demolirò il suo muro di cinta
e verrà calpestata.
La renderò un deserto,
non sarà potata né vangata
e vi cresceranno rovi e pruni;
alle nubi comanderò di non mandarvi la pioggia.
Ebbene, la vigna del Signore degli eserciti
è la casa d’Israele;
gli abitanti di Giuda
sono la sua piantagione preferita.
Egli si aspettava giustizia
ed ecco spargimento di sangue,
attendeva rettitudine
ed ecco grida di oppressi.

Salmo Responsoriale  Dal Salmo 79
La vigna del Signore è la casa d'Israele.


Hai sradicato una vite dall’Egitto,
hai scacciato le genti e l’hai trapiantata.
Ha esteso i suoi tralci fino al mare,
arrivavano al fiume i suoi germogli.

Perché hai aperto brecce nella sua cinta
e ne fa vendemmia ogni passante?
La devasta il cinghiale del bosco
e vi pascolano le bestie della campagna.

Dio degli eserciti, ritorna!
Guarda dal cielo e vedi
e visita questa vigna,
proteggi quello che la tua destra ha piantato,
il figlio dell’uomo che per te hai reso forte.

Da te mai più ci allontaneremo,
facci rivivere e noi invocheremo il tuo nome.
Signore, Dio degli eserciti, fa’ che ritorniamo,
fa’ splendere il tuo volto e noi saremo salvi.

Seconda Lettura  Fil 4,6-9
Mettete in pratica queste cose e il Dio della pace sarà con voi.

Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Filippesi

Fratelli, non angustiatevi per nulla, ma in ogni circostanza fate presenti a Dio le vostre richieste con preghiere, suppliche e ringraziamenti.
E la pace di Dio, che supera ogni intelligenza, custodirà i vostri cuori e le vostre menti in Cristo Gesù.
In conclusione, fratelli, quello che è vero, quello che è nobile, quello che è giusto, quello che è puro, quello che è amabile, quello che è onorato, ciò che è virtù e ciò che merita lode, questo sia oggetto dei vostri pensieri.
Le cose che avete imparato, ricevuto, ascoltato e veduto in me, mettetele in pratica. E il Dio della pace sarà con voi!

Canto al Vangelo   Gv 15,16
Alleluia, alleluia.
Io ho scelto voi, dice il Signore,
perché andiate e portiate frutto
e il vostro frutto rimanga.
Alleluia.
  
Vangelo  Mt 21,33-43
Darà in affitto la vigna ad altri contadini.

Dal vangelo secondo Matteo

In quel tempo, Gesù disse ai capi dei sacerdoti e agli anziani del popolo:
«Ascoltate un’altra parabola: c’era un uomo, che possedeva un terreno e vi piantò una vigna. La circondò con una siepe, vi scavò una buca per il torchio e costruì una torre. La diede in affitto a dei contadini e se ne andò lontano.
Quando arrivò il tempo di raccogliere i frutti, mandò i suoi servi dai contadini a ritirare il raccolto. Ma i contadini presero i servi e uno lo bastonarono, un altro lo uccisero, un altro lo lapidarono. Mandò di nuovo altri servi, più numerosi dei primi, ma li trattarono allo stesso modo.
Da ultimo mandò loro il proprio figlio dicendo: “Avranno rispetto per mio figlio!”. Ma i contadini, visto il figlio, dissero tra loro: “Costui è l’erede. Su, uccidiamolo e avremo noi la sua eredità!”. Lo presero, lo cacciarono fuori dalla vigna e lo uccisero.
Quando verrà dunque il padrone della vigna, che cosa farà a quei contadini?».
Gli risposero: «Quei malvagi, li farà morire miseramente e darà in affitto la vigna ad altri contadini, che gli consegneranno i frutti a suo tempo».
E Gesù disse loro: «Non avete mai letto nelle Scritture:
“La pietra che i costruttori hanno scartato
è diventata la pietra d’angolo;
questo è stato fatto dal Signore
ed è una meraviglia ai nostri occhi”?
Perciò io vi dico: a voi sarà tolto il regno di Dio e sarà dato a un popolo che ne produca i frutti».


Questa pagina del vangelo di Matteo viene generalmente letta come una parabola, ma in realtà è difficile distinguerla da un’allegoria. Si può leggere come parabola, ma mescolata con l’altra figura retorica; si può passare dall’una all’altra figura.
Perché questa precisazione?
Se leggiamo i testi del Vecchio Testamento che ci parlano con l’immagine della vigna e la identificano con il popolo di Dio ci si rende subito conto che Gesù si ispira a questi testi, completandoli con una nota nuova, un passaggio che dà alla parabola il suo significato autentico, quello che in realtà Gesù voleva far capire agli ascoltatori, che sono i capi dei sacerdoti e gli anziani del popolo, coloro che avrebbero dovuto interpretare la volontà di Dio con una lettura delle Scritture profetica, non semplicemente funzionale alla loro distorta visione della storia del popolo di Israele.
La prima lettura, il salmo e il vangelo seguono uno sviluppo coerente del discorso improntato all’immagine della vigna.
C’è una costante ricorrente: la cura che Dio ha messo nel piantare questa vigna e i risultati che ne seguono. Forse l’ha piantata male? No! Perché la vigna è stata infedele. L’immagine traslata al popolo di Israele ci permette di comprendere perché questa vigna, invece di fare uva pregiata ha prodotto uva acerba, non commestibile e inidonea a produrre vino.
Anche Dio che, come dice l’antifona della Messa di oggi è Signore, e nessuno può resistere al suo volere, può rimanere deluso e addolorato: Che cosa dovevo fare ancora alla mia vigna
che io non abbia fatto? Alla conclusione della parabola comprendiamo che cosa ha fatto Dio e quanto non poteva fare di più.
La conseguenza è prevedibile: abbandonerà la sua vigna, lascerà che venga devastata da animali selvatici, come una cosa inutile. La denuncia è chiara: Egli si aspettava giustizia
ed ecco spargimento di sangue,
attendeva rettitudine
ed ecco grida di oppressi.
Il salmo, riprendendo l’immagine della vigna, è una supplica e diremmo un atto penitenziale, che riconosce anzitutto che la piantagione della vigna è stata un’iniziativa di Dio; è stata un’elezione, quindi un gesto di grande fiducia ed amore; comprende le ragioni dell’abbandono di Dio e promette un ritorno alla fedeltà.

Il vangelo è un’attualizzazione di ciò che dice il profeta. La promessa di fedeltà contenuta nel salmo non è stata sincera.
Dio non aveva ritirato la sua benevolenza nei confronti della vigna. Aveva continuato ad inviare profeti, messaggeri per invitare a stornare il disastro, ma il popolo aveva risposto con l’arroganza, disprezzandoli e mettendoli a morte. Ma Dio non si arrende; vuole ad ogni costo salvare la sua vigna; la sua promessa non può venir meno.
Alla fine manda il suo Figlio. Era impossibile fare più di questo. Nessuno poteva intervenire con una parola più autorevole della sua. Ma la sua sorte non fu diversa da quella di chi lo aveva preceduto.
La conclusione della parabola introduce un tema che diventerà il cardine di tutta la riflessione sul ribaltamento della convinzione dei sacerdoti e capi del popolo che al centro di tutta la storia fosse Israele e che il presunto fallimento di Gesù (la pietra scartata. Notare che l’uccisione avviene dopo che lo cacciano fuori della vigna, fuori Gerusalemme) diventa, invece, il fondamento del Regno di Dio. Israele non ha più questo privilegio, tanto enfatizzato dai suoi capi. Ha rifiutato l’ultimo e definitivo segno dell’amore di Dio.
I capi hanno capito e alla fine lo uccidono.
Ma la realizzazione di questa parabola diverrà evidente quando i pagani entrano a far parte del Regno, mentre Gerusalemme diventerà un deserto.
Quando gli evangelisti scrivono, questo processo è in pieno svolgimento.

Potremmo domandarci: tutto questo si è già verificato; quindi che cosa può ancora dirci questa parabola oggi?
E’ importante sottolineare che l’invito alla fedeltà non ha fatto il suo tempo. E neppure si può ridurre ad una questione personale, ma coinvolge tutta la Chiesa.
Dice S. Paolo a proposito del ceppo originario che contiene ancora le radici: “Dirai certamente: i rami sono stati tagliati perché io vi fossi innestato! Bene; essi però sono stati tagliati per mancanza di fede, mentre tu rimani innestato grazie alla fede. Tu non insuperbirti, ma abbi timore! Se infatti Dio non ha risparmiato quelli che erano rami naturali, tanto meno risparmierà te!” (Rm 11, 19-21).