XVIII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO
Anno A

LETTURE: Is 55,1-3; Sal 144; Rm 8,33.37-39; Mt 14,13-21
 

LITURGIA DELLA PAROLA

Prima Lettura  Is 55, 1-3
Venite e mangiate.


Dal libro del profeta Isaia

Così dice il Signore:
«O voi tutti assetati venite all'acqua,
chi non ha denaro venga ugualmente;
comprate e mangiate senza denaro e, senza spesa, vino e latte.
Perché spendete denaro per ciò che non è pane,
il vostro patrimonio per ciò che non sazia?
Su, ascoltatemi e mangerete cose buone e gusterete cibi succulenti.
Porgete l'orecchio e venite a me, ascoltate e voi vivrete.
Io stabilirò per voi un'alleanza eterna,
i favori assicurati a Davide».

Salmo Responsoriale  Dal Salmo 144
Apri la tua mano, Signore, e sazia ogni vivente.


Paziente e misericordioso è il Signore,
lento all'ira e ricco di grazia.
Buono è il Signore verso tutti,
la sua tenerezza si espande su tutte le creature.

Gli occhi di tutti sono rivolti a te in attesa
e tu provvedi loro il cibo a suo tempo.
Tu apri la tua mano
e sazi la fame di ogni vivente.

Giusto è il Signore in tutte le sue vie,
santo in tutte le sue opere.
Il Signore è vicino a quanti lo invocano,
a quanti lo cercano con cuore sincero.
 
Seconda Lettura  Rm 8, 35. 37-39
Nessuna creatura potrà mai separarci dall'amore di Dio, in Cristo.

Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Romani

Fratelli, chi ci separerà dunque dall'amore di Cristo? Forse la tribolazione, l'angoscia, la persecuzione, la fame, la nudità, il pericolo, la spada?
Ma in tutte queste cose noi siamo più che vincitori per virtù di colui che ci ha amati.
Io sono infatti persuaso che né morte né vita, né angeli né principati, né presente né avvenire, né potenze, né altezza né profondità, né alcun'altra creatura potrà mai separarci dall'amore di Dio, in Cristo Gesù, nostro Signore.

Canto al Vangelo  Cf Mt 11,28
Alleluia, alleluia.
Venite a me voi tutti che siete affaticati e oppressi
e io vi ristorerò, dice il Signore.
Alleluia.
 
Vangelo  Mt 14, 13-21
Tutti mangiarono e furono saziati.

Dal vangelo secondo Matteo

In quel tempo, quando udì della morte di Giovanni Battista, Gesù partì su una barca e si ritirò in disparte in un luogo deserto. Ma la folla, saputolo, lo seguì a piedi dalle città. Egli, sceso dalla barca, vide una grande folla e sentì compassione per loro e guarì i loro malati.
Sul far della sera, gli si accostarono i discepoli e gli dissero: «Il luogo è deserto ed è ormai tardi; congeda la folla perché vada nei villaggi a comprarsi da mangiare».
Ma Gesù rispose: «Non occorre che vadano; date loro voi stessi da mangiare». Gli risposero: «Non abbiamo che cinque pani e due pesci!». Ed egli disse: «Portatemeli qua».
E dopo aver ordinato alla folla di sedersi sull'erba, prese i cinque pani e i due pesci e, alzati gli occhi al cielo, pronunziò la benedizione, spezzò i pani e li diede ai discepoli e i discepoli li distribuirono alla folla.
Tutti mangiarono e furono saziati; e portarono via dodici ceste piene di pezzi avanzati. Quelli che avevano mangiato erano circa cinquemila uomini, senza contare le donne e i bambini.


Il desiderio dell’uomo, di ogni uomo, di ogni tempo è quello di trovare ciò che lo soddisfa in pieno, che lo rende felice, appagato, è quello di raggiungere quell’obiettivo che i filosofi antichi chiamavano vita beata. Anche S. Agostino, sull’onda di questa ricerca si è arrovellato nel perseguire questa vita beata, dando, naturalmente la sua risposta, che, dopo aver scoperto il segreto, non coincideva con le risposte dei filosofi. Questo è un desiderio che non si è mai placato negli uomini.

In che cosa poi consista questa vita beata, diventa il nucleo, il nocciolo di tutta la riflessione filosofica, religiosa, scientifica di ogni tempo.

 

Se indaghiamo cosa c’è dietro la ricerca anche delle cose più banali a cui l’uomo attribuisce un potere appagante, scopriremo che c’è proprio il desiderio di raggiungere un benessere, una felicità.

E quando l’uomo intravede una possibilità, una cosa o una persona che può offrirgliela, si mette in moto, aderisce, spesso senza previo senso critico.

Infatti in questo campo hanno buon gioco anche tutte le contraffazioni, gli orpelli, le falsificazioni che appaiono anche allettanti, ma non altrettanto soddisfacenti.

 

Il quadro che ci offre il vangelo di oggi può essere benissimo l’icona e la rappresentazione di tutta l’umanità che da sempre spende tutte le sue risorse, approfitta di ogni occasione che offra uno spiraglio sul giusto orizzonte, sulla strada da seguire per non sentirsi delusa.

 

Oggi il vangelo ci può offrire una pista. Infatti nell’episodio che leggiamo si incontrano la ricerca dell’uomo e la risposta alle sue aspettative, questa volta non filosofica, ma concreta, tangibile.

 

Il vangelo ci racconta la moltiplicazione dei pani. Un prodigio rimasto così impresso nella memoria dei primi discepoli che tutti e quattro gli evangelisti la descrivono negli stessi termini e nelle stesse modalità, anche se con sfumature diverse.

Questo significa che non si trattava di un prodigio operato esclusivamente per venire incontro ad una emergenza momentanea della folla. Vuol dire che conteneva altri sensi simbolici che facevano riferimento a qualcosa di ben più decisivo e definitivo. Non si limitava a saziare la fame di pane in quella circostanza, ma la fame di qualcosa di cui l’uomo non può fare a meno.

 

Anche il modo con cui ci viene raccontato ci guida in questa ricerca.

Osserviamo subito che non c’è nulla di prestabilito, di programmato.

Quando Gesù viene a conoscenza che Giovanni Battista è stato ucciso, si ritira in regioni desertiche, lontano dal pubblico, anche per proteggersi dalla crudeltà di Erode. Non vuole troppa notorietà. Così con i suoi discepoli prende la barca e va verso la rive orientali del lago di Tiberiade.

Sceso a terra non si aspettava di trovare una grande folla che lo aveva preceduto a piedi e andava in cerca di lui.

In questa folla si nasconde, come dicevo prima, quell’umanità smarrita che ha intravisto quella famosa opportunità che forse aveva sempre sperato senza successo.

Una domanda obbligata nasce spontanea: cosa cerca questa folla? E cosa cerca l’uomo?

Così si trovano una di fronte all’altra la sete e la sorgente. La sete non ha chiaro di che cosa ha sete; la sorgente sa che cosa può offrire.

 

Il primo impulso che scatta nel cuore di Gesù è la compassione. Lui intuisce che cosa cerca questa folla. Sono due cose che spesso noi, nella nostra relazione con gli altri, teniamo separate, ma che per lui sono altrettanto indispensabili. Sono la parola, l’insegnamento e una dignità, l’integrità della persona. Lui offre l’una e l’altra cosa generosamente; infatti guarisce tutte le malattie.

Questo era il  modo abituale di procedere di Gesù.

Per i discepoli, naturalmente, tutto si esaurisce qui: Gesù ha svolto il suo compito, ha ammaestrato la folla, ha guarito i malati; ora si può sciogliere l’assemblea. Essendo ormai sera, suggeriscono a Gesù di invitare la gente a provvedersi il cibo nei villaggi vicini.

Vengono presi alla sprovvista, quando Gesù, quasi ironicamente, li invita a dare loro da mangiare alla folla.

Per loro questo è impossibile: hanno soltanto cinque pani e due pesci. Nelle loro mani bastano soltanto per qualche persona; nella mani di Gesù, non solo bastano a tutti, ma ne avanzano.

Rimane comunque perentorio quel comando: voi date a loro da mangiare. Mettete a disposizione quello che avete e questo basterà a tutti, si moltiplicherà.

Nella tentazione Gesù aveva dichiarato che non di solo pane vive l’uomo, ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio. In questa occasione la gente ha ascoltato la parola, ma non è venuta a mancare del pane. Gesù dimostra che l’una e l’altro sono indispensabili, non sono separabili, pena l’abbrutimento.

 

Qual è il messaggio che vogliono offrire gli evangelisti?

Sappiamo che ogni pagina del vangelo suggerisce più letture; vi sono diversi strati di interpretazione. Ma il cuore del messaggio degli evangelisti rimane sempre la persona di Gesù.

 

Ed allora la domanda più ovvia, che rimane da fare è questa: che cosa offre Gesù agli uomini? Gesù offre soltanto insegnamenti, guarigioni? Sarebbe una specie di guru eccezionale. No. Gesù offre se stesso. E’ impossibile, allora, per chi legge questa pagina di vangelo, sfuggire ad un’associazione di idee che spiega persino i gesti di Gesù, che accompagnano la moltiplicazione dei pani. Alzò gli occhi al cielo, pronunciò la benedizione, spezzò i pani: non può non ricordarci l’Ultima Cena, quando Gesù ha offerto se stesso nell’Eucaristia. Se nella moltiplicazione dei pani risalta l’abbondanza, qui c’è la pienezza. E solo qui risalta in modo assoluto la gratuità del dono.

E solo qui si può capire qual è il pane che sazia veramente.

 

L’invito della prima lettura, a questo punto, ha il carattere di una rivelazione: «O voi tutti assetati, venite all’acqua, voi che non avete denaro, venite;
comprate e mangiate; venite, comprate
senza denaro, senza pagare, vino e latte.
Perché spendete denaro per ciò che non è pane,
il vostro guadagno per ciò che non sazia?

Quanto sono vere queste parole: si cerca spesso ciò che non è pane, ciò che non sazia.

Se ci ricolleghiamo alla domanda: che cosa cercano gli uomini? Gesù dà una risposta inequivocabile: in fondo cercano Lui, perché lui può offrire la parola, la guarigione, la sazietà, il soddisfacimento di quel desiderio di vita beata che assilla ogni uomo.