Il Concilio Vaticano II ha portato una nuova pentecoste nella chiesa. Lo spirito santo ha illuminato i padri conciliare prendendo coscienza della situazione della chiesa, la quale era composta da battezzati, ma che non davano segni di vita cristiana. Il battesimo è il primo sacramento, tramite il quale si è inseriti nella vita del Cristo Risorto. Il Cammino neocatecumenale ne è un frutto.

Il cammino neocatecumenale è un mezzo per riscoprire il significato profondo del battesimo. La prima comunità cristiana evangelizzava annunciando il Kerigma: Cristo è Risorto e ti ama. Da questa buona notizia scaturiva la domanda: Cosa dobbiamo fare? “ Pietro disse: “Pentitevi e ciascuno di voi si faccia battezzare nel nome di Gesù Cristo, per la remissione dei vostri peccati; dopo riceverete il dono dello Spirito Santo.Per voi infatti è la promessa e per i vostri figli e per tutti quelli che sono lontani, quanti ne chiamerà il Signore Dio nostro”.Con molte altre parole li scongiurava e li esortava: “Salvatevi da questa generazione perversa”. Allora coloro che accolsero la sua parola furono battezzati e quel giorno si unirono a loro circa tremila persone.”(Atti, 2,38-41)

Questo era il primo passo di un cammino alla conversione e richiedere di essere battezzati. La chiesa degli apostoli era adulta; il battesimo avveniva la notte di Pasqua, dove la comunità era in attesa dell’alba, dove si ricordava la Resurrezione di Cristo.

Tale cammino era scandito da tappe, dove la Chiesa interrogava il catecumeno sulla sua storia e gli offriva le armi per vincere: presentava la croce come segno di Vittoria, la preghiera dei salmi; veniva consegnato il Credo, dove è racchiusa tutta la nostra fede; il Padre Nostro

Questo stesso stile è rivissuto nella chiesa di oggi, dove, pur essendo battezzati, non si danno i segni della fede. Paolo VI, incontrando alcuni parroci che avevano iniziato il cammino neocatecumenale nelle loro parrocchie, ha affermato: “Vivere e promuovere questo risveglio è quanto voi chiamate una forma di dopo battesimo che potrà rinnovare nelle odierne comunità cristiane quegli effetti di maturità e di approfondimento che nella Chiesa primitiva erano realizzati dal periodo di preparazione al Battesimo. Voi lo portate dopo: prima o dopo, direi è secondario. Il fatto è che voi mirate all’autenticità, alla pienezza, alla coerenza, alla sincerità della vita cristiana. E questo è merito grandissimo, ripeto, che ci consola enormemente….” ( Notitiae, n. 95-96, luglio –agosto 1974, pag. 230).

Giovanni Paolo II, nel primo incontro che ebbe con i fondatori del cammino a Castelgandolfo il 5 settembre 1979, dopo la messa confidò che aveva visto davanti a se: “Ateismo – Battesimo – Catecumenato”. E’ l’esperienza dell’ateismo da lui fatta in Polonia e per rispondere all’ateismo moderno e alla secolarizzazione i cristiani battezzati hanno bisogno di un catecumenato come aveva la Chiesa primitiva, un catecumenato post-battesimale.

Il Cammino neocatecumenale è presente, in parrocchia, da venticinque anni. Questo è frutto del parroco di quel periodo , P. Fedele, che lo ha accolto e dei parroci che si sono avvicendati alla guida della chiesa che è in Centocelle. Per vivere questa esperienza c’è un annuncio a partecipare ad una serie di catechesi che durano all’incirca due mesi. Al termine delle catechesi nasce la comunità.
Le catechesi vengono fatte nei momenti forti: Avvento e Quaresima.