?IL BENEDIZIONALE
?


Il 31 maggio 1984 ? stato promulgato il Liber de benedictionibus la cui edizione italiana ? stata confermata dalla Congregazione per la disciplina dei Sacramenti ed il Culto divino il 9 giugno 1992. Tale volume era da molto tempo atteso sia dai pastori d'anime che dai fedeli.

La prima cosa che richiama l'attenzione ? un chiaro riferimento alla teologia biblica e liturgica della benedizione (berakah, eulogia, eucharistia). Viene subito presentata la benedizione di Dio per gli uomini realizzata attraverso la storia della salvezza. Il punto di partenza ? Dio, fonte di benedizione e benedetto sopra tutte le cose. Nella pienezza del tempo il Padre mand? a noi il suo Figlio, che ? la sua massima benedizione per gli uomini ed appare nel Vangelo in atto di benedire i fratelli, specialmente i pi? piccoli; don? poi, come compimento delle sue benedizioni, lo Spirito Santo. Tutto questo si ? andato concretizzando lungo la storia della salvezza avendo il suo inizio nell'alleanza con il popolo eletto, segno e sacramento della benedizione di Dio per il mondo (cfr. Praenotanda n. 1-5).

"Quando Dio o direttamente o per mezzo di altri benedice, sempre viene assicurato il suo aiuto, annunziata la sua grazia, proclamata la sua fedelt? all'alleanza sancita. E quando sono gli uomini a benedire, essi lodano Dio ed inneggiano alla sua bont? e misericordia" (cfr. Praenotanda n. 6).

Il centro del nuovo benedizionale ? la persona e questa svolta antropologica ? una novit? rispetto al benedizionale precedente. I riti di benedizione vengono intesi come realizzazione visibile della presenza salvatrice di Dio in tutte le realt? del mondo e della mediazione ecclesiale di questa presenza salvatrice. Ecco perch? la benedizione divina ? un'azione liturgica con i suoi elementi classici (saluto - liturgia della parola - benedizione - conclusione) e si proibisce di ridurla ad un semplice segno esterno ( specialmente ad un segno di croce) senza nessuna proclamazione della Parola di Dio o senza un'orazione; questo per evitare il pericolo di ridurre il tutto ad un gesto puramente superstizioso e senza la partecipazione dei fedeli (Praenotanda n. 27).

La celebrazione tipica della benedizione presenta le due parti principali: la prima ? la proclamazione della parola di Dio, la seconda la lode della bont? di Dio e l'implorazione del suo aiuto. La celebrazione ? di norma completata da brevi riti di apertura e di conclusione. La prima parte ha lo scopo di caratterizzare la benedizione come vero segno sacro, che attinge senso ed efficacia dalla Proclamazione della Parola di Dio. La seconda parte consta di riti e di preghiere al fine di suscitare nei presenti la lode di Dio e l'implorare il suo aiuto per mezzo di Cristo, nello Spirito Santo. Elemento centrale di questa parte ? la formula di benedizione, o preghiera della Chiesa, spesso accompagnata da un segno particolare. I segni visibili che spesso accompagnano le orazioni hanno specialmente lo scopo di richiamare alla mente le azioni salvifiche del Signore, di mettere in rilievo una specifica connessione con i pi? importanti sacramenti della Chiesa, di alimentare quindi la fede dei presenti e suscitare in loro un'attenta partecipazione al rito. I segni pi? usuali sono quelli di estendere o innalzare o congiungere o imporre le mani; il segno di croce; l'aspersione con dell'acqua benedetta e l'incensazione (cfr. Praenotanda n. 20-26).

"La Chiesa vuole che la celebrazione di una benedizione torni veramente a lode ed esaltazione di Dio e sia ordinata al profitto spirituale del suo popolo. E perch? questa finalit? risulti pi? evidente, per antica tradizione le formule di benedizione hanno soprattutto lo scopo di rendere gloria a Dio per i suoi doni, chiedere i suoi favori e sconfiggere il potere del maligno nel mondo... Talvolta la Chiesa benedice anche le cose e i lughi che si riferiscono all'attivit? umana, alla vita liturgica, alla piet? e alla devozione, sempre per? tenendo presenti gli uomini che usano quelle determinate cose e operano in quei determinati luoghi. L'uomo infatti, per il quale Dio ha voluto e fatto tutto ci? che vi ? di buono, ? il depositario della sua sapienza e con i riti di benedizione attesta di servirsi delle cose create, in modo che il loro uso lo porti a cercare Dio, ad amare Dio, a servire fedelmente Dio solo" (Praenotanda n. 11-12).

Quindi, la celebrazione della benedizione costituisce, per la comunit? cristiana riunita, un dono di grazia del Padre ?fonte e origine di tutte le benedizioni? (Praenotanda n. 1) che, per mezzo di suo Figlio Ges? Cristo (cfr. Praenotanda n. 2-3), nello Spirito Santo (Praenotanda n. 4) e attraverso il ministero della Chiesa (Praenotanda n. 8-9), benedice l?uomo (Praenotanda n. 2). Questo movimento discendente ha nella celebrazione della benedizione non solo il suo punto di inizio ma anche il suo punto di arrivo: Dio dona la sua benedizione comunicando la sua bont?. Gli uomini benedicono Dio proclamando le sue lodi, rendendo a lui grazie, tributandogli il culto e l?ossequio della loro devozione; quando poi benedicono le persone, invocano l?aiuto di Dio sui singoli e su coloro che sono riuniti in assemblea. La celebrazione della benedizione arriva al Padre attraverso la lode, l?azione di grazie e l?adorazione, per mezzo di Cristo e nello Spirito Santo, producendo cos? la benedizione ascendente che chiude il cerchio della divina economia della salvezza.

Le benedizioni della Chiesa sono azioni liturgiche; pertanto la celebrazione comunitaria che ? talvolta richiesta, meglio risponde all?indole ella preghiera liturgica. Per le benedizioni di maggiore importanza che riguardano la Chiesa locale ? bene che si riunisca la comunit? diocesana o parrocchiale, sotto la presidenza del Vescovo o del parroco. Conviene per? che anche nelle altre benedizioni siano presenti dei fedeli: ci? che si compie per un gruppo, rifluisce in qualche modo su tutta la comunit?. Il ministero della celebrazione si collega a un esercizio particolare del sacerdozio di Cristo; in base quindi alla posizione e all?ufficio proprio di ciascuno nel ambito del popolo di Dio, questo ministero viene cos? esercitato:

- al Vescovo spetta presiedere specialmente quelle celebrazioni che riguardano tutta la comunit? diocesana e che si svolgono con particolare solennit? e con grande concorso di popolo;

- ai presbiteri, come richiede la natura del loro servizio verso il popolo di Dio, spetta presiedere le benedizioni, specialmente quelle che riguardano la comunit? al cui servizio essi sono dedicati;

- ai diaconi, quali aiutanti del vescovo e del suo presbiterio come ministri della Parola, dell?Altare e della Carit?, spetta presiedere alcune celebrazioni, come indicato a suo luogo. Tutte le volte che ? presente un presbitero, ? pi? opportuno che proprio a lui venga affidato il compito di presiedere: il diacono gli prester? servizio, esercitando nell?azione liturgica le proprie mansioni;

- agli accoliti e ai lettori, che in base alla loro istituzione svolgono nella Chiesa un ufficio particolare, viene giustamente conferita, a giudizio dell?Ordinario del luogo, la facolt? di impartire di diritto, a preferenza degli altri laici, alcune benedizioni;

- anche altri laici, uomini e donne, in forza del sacerdozio comune, di cui sono stati insigniti nel Battesimo e nella Confermazione, a determinate condizioni e a giudizio dell?Ordinario del luogo, possono celebrare alcune benedizioni con il rito e il formulario previsto.

Dopo la parte generale (comprendente le premesse), il nuovo Benedizionale ? strutturato in cinque grandi parti:

Parte I: Benedizioni delle persone divisa in due sezioni:

- sezione prima: la comunit?;

- sezione seconda: la comunit? familiare.

Parte II: Benedizione per le dimore e le attivit? dell?uomo divisa in tre sezioni:

- sezione prima: le case e gli ambienti di lavoro;

- sezione seconda: gli impianti e gli strumenti tecnici;

- sezione terza: la terra e i suoi frutti.

Parte III: Benedizione dei luoghi, arredi e suppellettili.

Parte IV: Benedizione riguardanti la devozione popolare.

Parte V: Benedizioni per diverse circostanze.

Il libro si conclude con un?appendice, un lezionario, preghiere e canti, testi latini e benedizioni delle persone in forma breve.