"I LINGUAGGI CHE AIUTANO AD AVVICINARSI AL MISTERO"

 

"Oggi c'è un fortissimo rischio di ideologizzare la fede. Il problema è quindi non soltanto di conoscere i contenuti e l'essenza del rito, ma di esserci, cioè di cercare l'unione con Dio nella verità del proprio essere": lo ha detto questa mattina ad Assisi, al convegno nazionale dei Direttori degli Uffici liturgici diocesani, il primo relatore della giornata dom Giorgio Bonaccorso, preside dell'Istituto di liturgia pastorale S. Giustina di Padova. "C'è una doppia condizione per una 'comunità celebrante': che le azioni siano fonti di conoscenza, cioè che orientino alla visione cristiana della vita, e che si dia spazio alle emozioni. Queste ultime infatti sono una fonte preziosa e importante di conoscenza perché agiscono nella sfera più profonda della persona". Dom Bonaccorso ha sviluppato il concetto dei "linguaggi" nel rito, vale a dire "la parola, la musica, i gesti, le immagini, lo spazio, i profumi, i contatti, il sapore". "Tutti questi linguaggi - ha aggiunto - vengono attivati nel rito e contribuiscono ad avvicinarsi al mistero che si celebra. Ci sono poi i 'linguaggi sospesi', cioè le interruzioni tra le varie fasi del rito. Queste avvertono che si sta celebrando il Mistero che trascende ogni comunicazione e comprensione. Il linguaggio sospeso dice l'indicibile, mostra l'invisibile, tocca l'intangibile".

"La liturgia mi dice l'essenza della fede che è 'esserci' con la propria persona in Dio, nella sua ricerca sincera. Il rito segna del resto anche un 'confine', in quanto interrompe la vita ordinaria e immette in un percorso
alternativo": lo ha detto dom Bonaccorso proseguendo la relazione di apertura della giornata al convegno nazionale dei direttori degli Uffici liturgici diocesani. "Poiché il confine sospende la vita sociale ordinaria - ha proseguito - occorre istituire un modello alternativo che è stabilito dai riti di iniziazione, senza i quali nessun altro rito avrebbe senso. Così si consente ai nuovi membri l'appartenenza alla fede e alla comunità che la professa". Il relatore ha poi ricordato il "terzo momento" del percorso rituale, "costituito dalle diverse forme di celebrazioni che riguardano i successivi passaggi vitali degli individui e del gruppo: matrimonio, liturgia per gli infermi, funerali, culto di lode, benedizioni". "Lo sforzo è quello di evitare quella forma di schizofrenia tra la vita e il suo senso, così tipico dei nostri giorni in cui da un lato si elabora il senso (scuola, parrocchia) e dall'altro si vivono le emozioni (discoteche, stadi, shopping) senza collegare i due ambienti in una sintesi vitale".