Il presbitero

Il presbitero (dal greco πρεσβυτερος, presbyteros; e dal latino presbyter, da cui deriva il più comune termine prete), letteralmente "anziano", è nella chiesa cattolica e in altre chiese cristiane un ministro religioso che presiede il culto, guida la comunità cristiana, e annuncia la parola di Dio.

Nella chiesa antica

Si comincia ad usare la parola "presbitero" per riferirsi alle guide della chiesa già nel tempo del Nuovo Testamento. San Pietro, nella sua prima lettera afferma:
Collabora a Wikiquote «Esorto gli anziani che sono tra voi, quale anziano come loro, testimone delle sofferenze di Cristo e partecipe della gloria che deve manifestarsi: pascete il gregge di Dio che vi è affidato, sorvegliandolo non per forza ma volentieri secondo Dio; non per vile interesse, ma di buon animo; non spadroneggiando sulle persone a voi affidate, ma facendovi modelli del gregge. E quando apparirà il pastore supremo, riceverete la corona della gloria che non appassisce.» (1Pietro 5,1-4)

Il testo esprime la coscienza che il servizio del presbitero è una funzione del tipo del pastore, cioè della guida del popolo di Dio.

Al tempo stesso il testo ci fa intuire che nel II secolo il termine non aveva il significato tecnico che ha oggi che indica il secondo grado del sacramento dell'ordine, ma si riferiva in forma più ampia al ministero di guida della chiesa: di fatto Pietro, che nella visione odierna chiameremmo vescovo e papa, si riferisce a sé come "presbitero come gli altri presbiteri".

Nelle lettere di Sant'Ignazio di Antiochia († 107) troviamo per la prima volta la tripartizione vescovo, presbiteri, diaconi, nella forma in cui ancora oggi è praticata nella chiesa cattolica. In essa l'episcopato ha forma "monarchica", cioè il vescovo è la guida assoluta della comunità a lui affidata, e i presbiteri sono suoi fedeli collaboratori, attaccati a lui "come le corde alla cetra" (lettera agli efesini 4,1).

Nel Nuovo Testamento Paolo, quando scrive a Tito (1,5-9) parla dell'organizzazione della Chiesa citando anziani, vescovi e diaconi, nel definire le qualità richieste a questi responsabili ne esalta le caratteristiche di buon marito e padre di famiglia; non fa riferimento al celibato, che fu introdotto per i vescovi, e nella chiesa d'occidente anche per i presbiteri, dopo alcuni secoli.

Nella prima lettera a Timoteo (3:1-12) oltre a vescovi, presbiteri ed in parallelo con i diaconi Paolo cita le donne, richiedendo che Allo stesso modo le donne siano dignitose, non pettegole, sobrie, fedeli in tutto; queste donne avevano probabilmente il ruolo di diaconesse ma è dubbio se il loro servizio fosse ministeriale o ordinato (l'ufficio delle diaconesse fu certamente dichiarato non ordinato nel primo concilio di Nicea, vedi la voce diaconessa).

Dal IV secolo


Terminata l'epoca della persecuzione dei cristiani nell'impero romano, quando non c'era più scontro né con il mondo pagano romano né con l'ebraismo, si cominciò a usare anche la parola "sacerdote" per indicare i presbiteri. Ciò corrispose a un processo che fu generale nella chiesa, e che consistette nel riscoprire tipi e figure dell'Antico Testamento. Fu solo in quest'epoca che si vide nei sacerdoti dell'Antico Testamento la prefigurazione di quelli del Nuovo. Fino a quell'epoca la parola "sacerdote" era usata nel senso dell'odierno "sacerdozio comune" dei fedeli (sacerdozio battesimale). Corrispondentemente, si cominciò a usare l'espressione sommo sacerdote per riferirsi al vescovo.


Nella chiesa moderna


Nella chiesa cattolica ogni presbitero è incardinato in una diocesi o in un istituto di vita consacrata, sotto l'autorità di un vescovo diocesano o di un superiore religioso.

Il presbitero che è incardinato in una diocesi prende il nome di "presbitero diocesano" (anticamente "clero secolare", per la vita immersa nel "secolo", cioè nelle occupazioni quotidiane della gente). Invece quello che appartiene a un ordine religioso viene detto "presbitero religioso" (anticamente "clero regolare", per la vita disciplinata dalla "regola" dell'istituto di appartenenza).

Lo statuto teologico del presbitero è quello della partecipazione al ministero del vescovo, come collaborazione al servizio del Vangelo. Il presbiterato è il secondo grado del sacramento dell'Ordine sacro, che secondo la dottrina della Chiesa cattolica fu istituito dallo stesso Gesù Cristo. Il presbitero diocesano, con l'ordinazione, fà "promessa di celibato" mentre il presbitero religioso emette "voto di castità".

Con il Concilio Vaticano II (cfr. il decreto Presbyterorum Ordinis) si è riscoperto l'uso antico della parola "presbitero", e i documenti dello stesso Concilio preferiscono abitualmente questa parola alla più comune "sacerdote".

Distintivi propri

Nella chiesa latina, i paramenti liturgici propri sono la stola sacerdotale, la casula (indossata sopra la stola obbligatoriamente se presidente nelle celebrazioni eucaristiche) o la pianeta. Invece, il piviale è l'abito utilizzato nelle solennità in riti liturgici fuori della Messa.